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Il ministero della Cultura ha messo i teatri italiani nel Metaverso. Funzionerà?

Il tenore Yusif Eyvazov interpreta il ruolo di Canio durante le prove generali dell'opera di Leoncavallo "I Pagliacci" al Teatro Petruzzelli. 

Presentato il progetto Medita, finanziato con i fondi del Pnrr dopo un bando del Mic. Opere teatrali in realtà virtuale per offrire un’esperienza alternativa di teatro. Si parte con quelli del Sud Italia

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Realtà virtuale. Blockchain. Collezionabili digitali. Criptovalute. Intelligenza artificiale. E rispunta anche il Metaverso. C’è un po’ di tutto nel progetto Medita. Tutte, messe in fila, le parole dell’innovazione degli ultimi anni. Tutte tasselli di una piattaforma nata con l’obiettivo di allargare la platea e la fruizione del patrimonio teatrale italiano. L’innovazione non deve più sembrare un’alternativa alla tradizione, è il messaggio. Né una minaccia. Ma un modo per preservarla, promuoverla, renderla accessibile. “Cito Gustav Mahler: la tradizione non è adorare le ceneri, ma custodire il fuoco”. Il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, riassume così il senso del progetto. Un fuoco che deve continuare a scaldare anche nella forma di gemello digitale.

Cosa è Medita

Medita è una piattaforma che tramite visori consente di partecipare a spettacoli in diretta e in differita nei teatri in cui vanno in scena. Nella demo messa è il Teatro Petruzzelli di Bari. Qualche minuto di spettacolo teatrale, l’orchestra diretta da Nicola Piovani ben visibile nel suo spazio. I visori di realtà virtuale portano lo spettatore dentro il teatro con la possibilità di muoversi ovunque e guardare tutto. Da ogni prospettiva.

Ognuno ha un avatar. Ci si può trovare, conoscere, chiacchierare con altri avatar-persone (l’interazione tra avatar-persone è possibile, ci sono spazi sociali dedicati in ogni teatro ricostruito virtualmente, l’effetto è un po’ come telefonarsi ma con una riproduzione digitale dell’altro). Di fatto una versione del metaverso per come era stato pensato e raccontato dai colossi della Silicon Valley che lo hanno progettato qualche anno fa. Spazio per la socialità (tra avatar-persone si può interagire).

Tutto declinato sul concetto di ‘onlife’ coniato da Luciano Floridi e citato in apertura del suo intervento da Mollicone. “Territori ibridi dove corpo, macchina e ambiente digitale si influenzano reciprocamente“, ha detto il deputato. “Medita è uno strumento per coinvolgere la parte più autentica dell’essere umano, l’emozione”.

Collezionabili digitali e smart contract: obiettivo, sviluppare un business digitale del teatro

Spazio per l’opera quindi: cinque camere diverse offrono cinque punti diversi da cui godere lo spettacolo. Mentre quello va in scena senza interrompersi. Ma allo spettatore-avatar è data anche la possibilità di girare gli spazi del teatro. Muoversi, interagire con oggetti. Comprarli anche. Nft (non fungible token, o collezionatile digitale, altro termine assai in voga fino a qualche anno fa) permettono l’acquisto di copie digitali uniche di vestiti e maschere.

Come lo spettacolo in sé, il biglietto, uno smart contract che garantisce l’accesso a una persona e solo una per quel biglietto, rendendo impossibile il bagarinaggio digitale. Un sistema sofisticato che ha tra gli obiettivi quello di garantire le royalties per gli attori della filiera. Per lo spettatore, invece, un modo diverso per andare a teatro. Che consentirà, nel tempo, è l’obiettivo, di connettere i teatri con un pubblico globale, creando nuovi modelli di business e superando le barriere geografiche. Un metaverso teatrale. Che valorizzi il patrimonio intangibile italiano: la cultura, l’arte, l’opera, il teatro.

Il progetto è stato presentato al ministero della Cultura. È finanziato con i fondi europei del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) grazie a un bando dello stesso ministero. È guidato dall’Università degli studi di Milano e sviluppato nel programma di ricerca Changes. Mentre la realizzazione della piattaforma è di One More Picture, società di produzione audiovisiva digitale di Roma. Innovazione e teatro italiano si incontrano lì. In Medita. Fortunato acronimo che nasconde una descrizione assai più complessa: Multimedia environment for digital immersive theater access. Che vedrà il suo sviluppo in tre fasi: l’industrializzazione, con la creazione della piattaforma da offrire ai teatri italiani e europei (al momento si parte con alcuni teatri del Sud Italia, Puglia, Marche e Sicilia); espansione ad altri settori culturali, come musei e sale da concerto; ultimo, sviluppo di un marketplace aperto per artisti digitali e creatori di contenuti, cercando di creare una economia autonoma e parallela nel metaverso.

Che in qualche modo qui si vuole fare esistere di nuovo. Anzi, forse è l’innovazione che regge tutta la piattaforma, pensata come soluzione post-pandemica per consentire alle persone di tornare a teatro. E durante la pandemia il metaverso andava assai di moda. Ora, per la verità, molto meno. Ma per provare ad allargare l’esperienza del teatro alle nuove generazioni, e a nuovi tipi di pubblico, forse potrebbe essere utile. E magari avere un futuro opposto a quello del metaverso in sé, terreno digitale piuttosto vuoto.