L’Intelligenza artificiale ha cambiato le regole del venture capital
Uno dei fondi più grossi al mondo ha fatto il suo terzo investimento in una società di IA. Contraddicendo la regola che un investitore non sostiene più aziende concorrenti. Non se fa venuture. Ma l’IA è un terreno nuovo. Con incognite così profonde da far saltare ogni pratica consolidata
Uno dei fondi di venture capital più grandi al mondo investirà in una delle società di intelligenza artificiale più capitalizzate al mondo. Secondo il Financial Times Sequoia parteciperà al prossimo round di investimento di Anthropic. In base ai numeri diffusi dal quotidiano londinese, il fondo investirà 1,5 miliardi di dollari in un round di investimento complessivo di 25 miliardi, che porterà il valore di Anthropic a circa 350 miliardi.
Una cifra enorme. Più del doppio rispetto alla valutazione della società di quattro mesi fa, circa 170 miliardi. Ma al di là dei numeri, e delle dimensioni dell’operazione, quello che colpisce è un elemento solo apparentemente secondario. Sequoia (che gestisce circa 60 miliardi, terzo fondo di venture al mondo) ha già investito in altre società di intelligenza artificiale. Tra queste, xAI di Elon Musk e OpenAI di Sam Altman. Con Anthropic, in portafoglio si troverà tre società: tutte e tre sono enormi, tutte e tre fanno IA, e tutte sono concorrenti tra loro.
Cosa vuol dire l’investimento di Sequoia in Anthropic
Perché è importante? Storicamente le società di venture capital hanno evitato di finanziare aziende concorrenti nello stesso settore. Nel digitale generalmente c’è un solo vincitore (o pochi vincitori) per settore. Non si tratta solo di ‘mettere soldi’.
Un venture capital porta esperienza, conoscenza di mercato e competenze per fare in modo che quella società cresca, cresca velocemente, diventi leader e dia un ritorno all’investimento. Difficile, per esempio, vedere gli stessi venture dietro società concorrenti sulla messaggistica, o sul cloud, o sulla cybersecurity. Ognuna punta sul proprio cavallo. Ma l’IA sta cambiando tutto. E la possibilità che ci sia un unico grande vincitore della partita cambia anche le strategie di investimento.
Una svolta epocale del venture capital
“Siamo davanti a un cambiamento epocale per il venture capital”, ragiona a Italian Tech Paolo Cellini, docente di Economia digitale alla Luiss di Roma. “Per certi versi siamo davanti a una fase simile a quella che ha vissuto internet negli anni Novanta. Ma lì c’erano pochi soldi, quindi si era sviluppato una sorta di baratto tra aziende e fondi: ci si scambiava azioni, partecipazioni.
Qui sta accadendo qualcosa di diverso. I soldi ci sono e si investono i più società contemporaneamente, anche concorrenti. Non si capisce bene chi vincerà, ma i fondi hanno risorse infinite. È un po’ come giocare alla roulette. Punto su, e vediamo che esce”.
La mossa di Sequoia sta facendo scalpore in Silicon Valley. Un fondo ha accesso a molti documenti della società in cui investe. Bilanci, strategia, sviluppo. Per società che sviluppano tecnologia si tratta di informazioni assai riservate. E chi è particolarmente attento a questo genere di informazioni è soprattutto Sam Altman. Il manager, come ricorda TechCrunch, ha un profondo legame con Sequoia. Quando Altman lasciò Stanford per far crescere la sua prima azienda, Loopt, Sequoia lo sostenne. Successivamente divenne uno "scout" per Sequoia, presentando loro Stripe, diventata poi una delle società più preziose del loro portafoglio. Anche il nuovo co-leader di Sequoia, Alfred Lin, e Altman sembrano molto vicini. Lin ha intervistato Altman in numerose occasioni e, quando Altman fu brevemente rimosso da OpenAI nel novembre 2023, Lin dichiarò pubblicamente che avrebbe sostenuto con entusiasmo la "prossima azienda di Altman destinata a cambiare il mondo".
Il ruolo di Sequoia per Altman e Musk
Diverso l’investimento in xAI. Quello poteva essere letto come un modo per rafforzare i legami con Elon Musk (Sequoia ha investito in X, SpaceX, The Boring Company e Neuralink). Ma l'ingresso in Anthropic segna un cambio di rotta rispetto alla storica politica sui conflitti d'interesse.
Ci sono dei precedenti. E tutti vanno in un’unica direzione: non si investe in società concorrenti. Nel 2020, ricorda sempre TechCrunch, Sequoia fece scalpore rinunciando al suo investimento nella società di pagamenti Finix dopo aver stabilito che fosse in competizione con Stripe. In quell'occasione, Sequoia perse 21 milioni di dollari, lasciando il denaro a Finix ma rinunciando al seggio nel consiglio di amministrazione e ai diritti d'informazione: fu la prima volta nella sua storia che interrompeva i rapporti con una società appena finanziata per un conflitto d'interesse.
Società che al momento vivono di aumenti di capitale
Ma l’IA ha inaugurato un’altra partita. Si investe molto, si investe in tutto. Quanto può durare? “Questo gioco non può reggere all’infinito”, è il ragionamento di Cellini. “Molte di queste società vivono e immaginano il proprio futuro solo con aumenti di capitale. È il caso di OpenAi. Ma lo stesso vale per Anthropic. È puro venture capital. Perdi soldi, ma continui a fare aumenti di capitale. Possono continuare facendo IPO. Ma c’è un’incognita. Un elemento che non conosciamo. Ovvero, quanto si stanno abbastando i costi dell’IA. Se Google dà tutto Gemini, AI mode, gratis, è probabile che con sviluppo chip interno abbassano i costi. Un elemento che può cambiare il futuro prossimo”.
Società che svilluppano IA. Fondi che le sostengono con round miliardari perché ancora non riescono a monetizzare il loro prodotto. Prodotti tutti simili tra loro, con poche differenze, o comunque non sostanziali. Perdite che si accumulano, altri soldi richiesti. La promessa dell’IA è in questo limbo. Dove è probabile che ci sia un solo vincitore. E nessuno sa chi sarà.