✕

OpenAI presenta Prism, uno spazio di lavoro IA per accelerare la scienza

Con la nuova piattaforma, gratuita per chiunque possieda un account ChatGpt, OpenAI mira ad accelerare la produzione di articoli scientifici grazie all’integrazione dell’IA nel processo di scrittura, impaginazione e revisione. “Ma il controllo umano resta essenziale”, sottolinea l’azienda. Abbiamo partecipato al lancio del nuovo strumento e vi raccontiamo cos’è e come funziona

5 minuti di lettura

Ogni settimana ChatGpt elabora circa 8,4 milioni di messaggi su temi complessi di matematica e scienze, generati da una comunità di circa 1,3 milioni di utenti specializzati.

Un uso scientifico in rapida crescita

Nel corso del 2025 il volume dei contenuti scientifici è cresciuto di quasi il 50%, con contributi provenienti soprattutto da dottorandi, ricercatori post-doc, docenti universitari e ingegneri.

Secondo i dati di OpenAI, questi profili utilizzano ChatGpt con un’intensità nettamente superiore rispetto all’utente medio.

Anche per questo l’azienda guidata da Sam Altman ha deciso di sviluppare uno strumento dedicato alla comunità scientifica: Prism, una piattaforma pensata per la scrittura di articoli accademici, con GPT-5.2, il modello più avanzato di OpenAI per il ragionamento matematico e scientifico, integrato direttamente nel flusso di lavoro.

Dalle basi di LaTeX a una piattaforma unificata

Prism nasce dall’evoluzione di Crixet, una piattaforma LaTeX in cloud acquisita da OpenAI e successivamente trasformata in un prodotto unificato. Questa scelta ha permesso di partire da un ambiente di scrittura e collaborazione già consolidato e di integrare l’intelligenza artificiale in modo coerente con le pratiche del lavoro scientifico.

“Pochi ambiti hanno un potenziale pari a quello della scienza nel migliorare le nostre vite, dalla salute all’energia, dalla sicurezza alla qualità della vita. La storia dimostra che investire nella scienza significa generare benefici cumulativi per l’intera società”, ha detto Kevin Weil, responsabile della scienza in OpenAI, nel corso di un incontro virtuale organizzato dall’azienda di San Francisco per presentare Prism.

Secondo Weil, negli ultimi sei mesi si è verificato un cambiamento rilevante. L’intelligenza artificiale sta iniziando ad accelerare in modo significativo il lavoro scientifico.

L’IA sta passando da semplice curiosità tecnologica a componente centrale del flusso di lavoro degli scienziati.

L’accelerazione, ha detto Weil, è già visibile in applicazioni concrete: i modelli stanno iniziando a supportare i ricercatori nell’affrontare problemi aperti in matematica e fisica, e lo stesso slancio si sta estendendo ai settori più applicativi, come biologia e chimica, dove l’IA contribuisce alla progettazione degli esperimenti, alla riduzione di spazi di ricerca molto ampi e alla velocizzazione dei cicli di iterazione.

Allo stesso tempo, ha osservato Weil, si sta ampliando il divario tra le capacità dell’intelligenza artificiale e il modo in cui la ricerca viene svolta nella pratica quotidiana.

La frammentazione come collo di bottiglia

Ancora oggi una parte consistente del lavoro scientifico resta frammentata in strumenti separati: documenti, equazioni, PDF, riferimenti bibliografici, codice e finestre di chat distribuiti su ambienti diversi, con continue interruzioni del contesto che finiscono per rallentare il lavoro dei ricercatori. Con l’accelerazione della scienza, questa frammentazione diventa un vero collo di bottiglia. “Ed è questo il problema che vogliamo risolvere”, ha detto Weil.

Prism viene descritto come uno spazio di lavoro nativo per l’intelligenza artificiale, gratuito per chiunque abbia un account ChatGpt, creato per consentire agli scienziati di scrivere e collaborare sulla ricerca. La piattaforma riunisce in un unico ambiente condiviso bozze, revisioni, equazioni, citazioni e strumenti di collaborazione, superando la necessità di combinare soluzioni separate.

“Il nostro obiettivo è dare agli scienziati di tutto il mondo superpoteri basati sull’IA”, ha detto Weil, aggiungendo che, anche se il progetto è ancora in una fase iniziale, il ritmo di adozione e la qualità dei risultati indicano che la scienza sta entrando in una nuova fase di accelerazione.

Un’IA pensata per la scrittura accademica

La missione di Prism è colmare un divario tecnologico. Se per gli ingegneri l’IA è diventata un collaboratore essenziale integrato nel flusso di lavoro, il mondo della ricerca scientifica è rimasto un passo indietro.

Prism porta l’intelligenza artificiale direttamente nel processo di scrittura accademica, puntando a trasformare il modo in cui scienziati e ricercatori affrontano i problemi e redigono i propri lavori.

“Molti ricercatori e scienziati utilizzano LaTeX, un linguaggio estremamente potente per la stesura di articoli ricchi di equazioni, citazioni e riferimenti”, ha detto Victor Powell, responsabile di Prism. Ha aggiunto che l’ecosistema di strumenti che ruota attorno a LaTeX è rimasto statico per troppo tempo e che la maggior parte dei ricercatori non intende acquisire competenze da sviluppatore full-stack solo per pubblicare un paper. “È qui che entra in gioco Prism”, ha spiegato.

Scrivere fisica con l’IA nel contesto

Alex Lupsasca, scienziato teorico che si occupa di buchi neri, è intervenuto per descrivere Prism come uno strumento che risponde a un’esigenza concreta maturata in anni di lavoro accademico.

“Scrivo articoli di fisica da tutta la mia carriera e questo è esattamente ciò che stavo aspettando”, ha raccontato, spiegando di averlo utilizzato nelle ultime settimane e di averne apprezzato l’impatto pratico sulla scrittura scientifica.Nel suo funzionamento di base, Prism riproduce l’esperienza familiare di un editor LaTeX.

Da un lato c’è il file sorgente .tex, dall’altro il risultato compilato in PDF, con il layout finale e le equazioni pronte per una rivista scientifica o per l’upload su arXiv. È l’ambiente standard con cui lavorano molti ricercatori, integrato però in uno spazio unico e continuo.

La differenza, ha sottolineato Lupsasca, emerge nella presenza di un’interfaccia di chat integrata. “In fondo c’è una piccola casella di chat in cui puoi chiamare ChatGpt”, ha spiegato, precisando che si tratta della versione più avanzata del modello, GPT-5.2, progettata per ragionare in profondità anche su matematica e fisica teorica.

L’IA non lavora come uno strumento esterno, ma resta costantemente immersa nel contesto dell’articolo. Uno degli utilizzi più immediati riguarda il miglioramento della scrittura.

“Penso di essere un buon autore scientifico, ma ChatGpt è migliore di me”, ha osservato lo scienziato.

Cosa si può fare con Prism

In Prism è possibile chiedere, per esempio, di correggere un abstract frase per frase, mantenendo un controllo puntuale su ogni modifica proposta.

Dal punto di vista operativo, l’IA legge direttamente il file .tex e conserva l’intero articolo come contesto permanente. I suggerimenti vengono mostrati in modo trasparente, con il testo originale evidenziato e le revisioni proposte chiaramente distinguibili, consentendo all’autore di valutare e approvare ogni intervento.

Questo approccio, ha evidenziato Lupsasca, cambia radicalmente il flusso di lavoro. “Prima copiavo e incollavo il sorgente in ChatGpt, sezione per sezione, poi riportavo tutto nel documento”, ha raccontato.

Con Prism, invece, l’intero processo avviene nello stesso ambiente, permettendo di scorrere l’articolo dall’inizio alla fine e migliorarlo in modo continuo, senza interruzioni o passaggi intermedi.

Dal diagramma disegnato alla figura pubblicabile

Ma le potenzialità di Prism vanno oltre la revisione del testo. “Siamo solo all’inizio”, ha detto Lupsasca, spiegando che una delle difficoltà più ricorrenti nella scrittura scientifica riguarda il passaggio dal ragionamento visivo alla forma pubblicabile.

Gli scienziati tendono a pensare attraverso schizzi e diagrammi tracciati a mano, su carta o su una lavagna, che raramente finiscono nell’articolo finale.

“Trasformare un disegno in una figura tecnica pronta per la pubblicazione è estremamente laborioso”, ha spiegato, soprattutto nell’ecosistema LaTeX, dove la realizzazione dei diagrammi richiede spesso l’uso di TikZ, un linguaggio potente ma complesso.

Prism interviene su questo passaggio critico consentendo di caricare una fotografia di un diagramma disegnato a mano e di affidarne la conversione all’IA.

“Puoi scattare una foto di un diagramma che hai disegnato su una lavagna, caricarla nell’agente e chiedere di trasformarla in un diagramma TikZ”, ha detto Lupsasca, specificando che l’istruzione può includere dettagli precisi come il posizionamento nel documento o il rispetto rigoroso delle proporzioni.

In questo modo, un ostacolo tecnico tradizionale diventa parte integrante del flusso di scrittura, riducendo in modo significativo il tempo necessario per arrivare alla pubblicazione.

Ricerca bibliografica integrata e verificabile

Lupsasca ha spiegato che uno dei passaggi più faticosi del lavoro scientifico è la ricerca degli articoli nella letteratura esistente.

Lo scienziato ha ricordato che individuare tutti i lavori rilevanti sullo stesso argomento può richiedere molte ore di ricerca, lettura e inserimento manuale delle citazioni. E ha aggiunto che Prism consente di chiedere direttamente quali siano gli articoli più rilevanti in relazione a una bozza.

Il sistema analizza il progetto, effettua una ricerca nella letteratura e restituisce rapidamente un elenco di lavori pertinenti, operando su più file all’interno dello stesso progetto.

Una volta selezionati gli articoli, ha raccontato Lupsasca, è possibile chiedere al sistema di aggiungerne automaticamente i riferimenti al file .bib, con identificativi completi come ArXiv e DOI.

Nel corso della dimostrazione, Victor Powell è intervenuto sul tema delle citazioni allucinate, spiegando che il sistema evita questo rischio perché ogni riferimento è collegato a fonti reali e verificabili tramite URL.

Lupsasca ha confermato che il controllo umano resta essenziale, anche se il tempo necessario viene drasticamente ridotto.

Powell ha concluso sottolineando che Prism non sostituisce il giudizio scientifico, ma accelera in modo sostanziale fasi centrali del lavoro di ricerca, alleggerendo il carico operativo senza intaccarne la responsabilità.