Scoperte le vere dimensioni di Giove: è più smilzo di quanto si pensava
di Paola ArosioPer oltre cinquant'anni si è pensato di conoscerle, ma ora i ricercatori hanno aggiornato i dati utilizzando nuove tecnologie
Pare che i libri scolastici dovranno essere aggiornati. Perché oggi, dopo cinquant’anni, è stato evidenziato che Giove è leggermente più piccolo di quanto stimato in precedenza: circa otto chilometri meno largo all'equatore e 24 chilometri più piatto ai poli. A effettuare la scoperta i ricercatori del Weizmann Institute of Science, in Israele, che hanno guidato un team internazionale di esperti provenienti da Italia, Stati Uniti, Francia, Svizzera e pubblicato i risultati su Nature Astronomy.
Le misurazioni storiche
Tutto iniziò negli anni Settanta, quando la National Aeronautics and Space Administration (Nasa) inviò oltre l’orbita terrestre le sonde spaziali Pioneer 10 e 11 e, poco dopo, Voyager 1 e 2: missioni progettate per sorvolare alcuni pianeti, trasmettendo alla Terra i dati rilevati.
Nel momento in cui questi veicoli si trovarono a transitare dietro il pianeta più grande del sistema solare, si osservò che il segnale radio inviato verso le antenne terrestri veniva leggermente deviato e rallentato dall’atmosfera gioviana.
Analizzando sei variazioni di questo tipo (le cosiddette occultazioni radio), gli scienziati poterono stabilire dove fissare convenzionalmente il bordo del pianeta, determinandone, quindi, dimensioni e forma.
Un percorso ampliato
A offrire nuove prospettive è stata la sonda Juno, sempre della Nasa, in orbita attorno a Giove dal 2016. Grazie a una modificazione del suo percorso, ha potuto passare più volte dietro il pianeta, utilizzando la stessa tecnica usata in precedenza, ma con strumenti molto più avanzati, che hanno consentito di aumentare la quantità e la qualità delle misurazioni. Il veicolo ha, infatti, raccolto 26 occultazioni, che hanno permesso di realizzare mappe dettagliate della temperatura e della densità del gigante gassoso, ricostruendone le misure con un margine di errore circa dieci volte inferiore rispetto al passato.
Il ruolo dei venti
Ma c’è anche un altro elemento importante: il forte vento. “Le acquisizioni precedenti non ne tenevano conto, mentre ora noi lo abbiamo considerato nei nostri calcoli”, spiega Yohai Kaspi, professore del dipartimento di Scienze della Terra e dei pianeti dell’istituto israeliano.
L’analisi dei cicloni è, tra l’altro, collegata a uno studio, pubblicato nel 2025 su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) e coordinato dallo stesso Kaspi, che ha utilizzato parametri rilevati da Juno sul moto dei vortici per prevedere la loro estensione in profondità. È un punto chiave: se le tempeste restano confinate agli strati superficiali hanno un impatto limitato, se invece penetrano verso l’interno, influenzano la distribuzione della massa e, quindi, la forma stessa di Giove.
"Questo pianeta è stato probabilmente il primo a formarsi e, studiando ciò che accade al suo interno, possiamo comprendere meglio anche lo sviluppo e l’evoluzione dell’intero sistema solare”, aggiunge lo scienziato.
I risultati in cifre
Secondo le ultime registrazioni, il raggio equatoriale di Giove è circa il 7% maggiore del suo raggio polare, mentre il raggio equatoriale della Terra supera il raggio polare dello 0,33%. Ciò significa che il primo è circa venti volte più piatto della seconda, a causa dell'effetto combinato di rapida rotazione, complessa configurazione interna e venti atmosferici.
I prossimi passi
Guardando al futuro, questa indagine sarà utile per definire la struttura dei pianeti gassosi in generale, dato che Giove costituisce il modello di riferimento.
Inoltre, le tecniche messe a punto saranno applicate anche ai dati ricavati dalla sonda Juice, lanciata nel 2023 dall’European Space Agency (Esa) verso Giove e le sue lune ghiacciate.