Postare sui social oltre la morte. Postare per sempre. Meta sta esplorando nuove frontiere nell'intelligenza artificiale generativa che potrebbero portare alla creazione di "cloni digitali" di utenti social. Cloni in grado di interagire con amici e follower anche dopo la loro morte, su Facebook, Instagram e Whatsapp. O durante lunghi periodi di assenza dalla piattaforma.
Un brevetto concesso al colosso tecnologico statunitense alla fine di dicembre, la società guidata da Mark Zuckerberg ha delineato un sistema in cui modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) vengono addestrati su dati specifici dell'utente. Si allenano sullo storico di like, di commenti, di post condivisi e contenuti pubblicati per simulare il loro comportamento online.
Il documento - rivelato da Business Insider - racconta che la tecnologia potrebbe essere impiegata per mantenere attiva la presenza sociale di un individuo durante una "pausa" dai social media o, in modo più controverso, per generare risposte automatizzate nel caso in cui l'utente sia deceduto.
Implicazioni etiche (e commerciali) enormi
Nonostante la concessione del brevetto, un portavoce di Meta ha precisato che l'azienda non ha piani immediati per implementare tale funzionalità. Viene spiegato che il deposito di brevetti serve spesso a proteggere concetti tecnologici senza che questi si trasformino necessariamente in prodotti finiti.
La notizia ha tuttavia riacceso il dibattito sulle implicazioni etiche della cosiddetta "grief tech" (in italiano, tecnologia del lutto). Edina Harbinja, esperta di diritti digitali e privacy post-mortem presso l'Università di Birmingham, ha evidenziato come tali sviluppi sollevino complessi interrogativi sociali e filosofici, oltre che legali.
Tutto fatto in nome dell’engagement. E dei dati
Dal punto di vista commerciale, gli analisti suggeriscono che questa tecnologia garantirebbe a Meta un aumento significativo dell'engagement e del volume di dati. Linfa vitale per l'addestramento dei futuri modelli di intelligenza artificiale.
La prospettiva di simulare i defunti trova pareri contrastanti anche tra i sociologi. Molti esperti di rete e social, anche in Italia, hanno commentato in modo piuttosto critico, talvolta spaventato, l’ipotesi di una applicazione di questa tecnologia su larga scala. Joseph Davis, docente presso l'Università della Virginia, ha avvertito che l'uso di tali bot potrebbe interferire con il processo naturale di elaborazione del lutto, che richiede l'accettazione della perdita reale, creando confusione sulla natura delle interazioni digitali.
Il brevetto di Meta fa seguito a iniziative passate sulla gestione delle eredità digitali, come la nomina di "contatti eredi" su Facebook, e si inserisce in un panorama tecnologico in cui diverse startup stanno già esplorando la creazione di chatbot basati su persone scomparse.