Meta userà l’IA per trovare gli under 13: “Ma non è riconoscimento facciale”
di Pier Luigi PisaMeta ha annunciato un rafforzamento dei suoi sistemi per identificare gli utenti giovanissimi su Facebook e Instagram. La novità più delicata è l’uso di analisi visiva su foto e video. Gli sforzi del colosso tech mirano a soddisfare le richieste di sicurezza che vengono dall’Ue. Bruxelles ha accusato Meta di non aver fatto abbastanza per impedire l’accesso ai minori di 13 anni, minacciando sanzioni
Meta ha comunicato che i suoi sistemi di “age assurance”, cioè i meccanismi usati per stimare l’età reale degli utenti, useranno anche l’analisi visiva di foto e video attraverso l’impiego di intelligenza artificiale.
La nuova tecnologia, annunciata lo scorso anno per individuare in modo proattivo gli account che sospetta appartengano ad adolescenti, trova ora un’applicazione pratica su Instagram ai 27 Paesi dell'Unione Europea e al Brasile.
Su Facebook, invece, si parte subito dagli Usa; Ue e Regno Unito dovranno attendere giugno prossimo.
L’azienda guidata da Mark Zuckerberg dice che l’IA cercherà segnali generali come altezza, struttura ossea e altri indizi dell’aspetto fisico, insieme a elementi testuali e comportamentali già impiegati finora, per capire se un account appartiene a un minore che non dovrebbe essere sulla piattaforma.
Un controllo più invasivo. “Ma non è riconoscimento facciale”
Meta insiste su un punto: non vuole che questa tecnologia venga descritta come riconoscimento facciale, perché, sostiene, il sistema non identifica una persona specifica ma prova soltanto a stimarne la fascia d’età.
Stiamo parlando, effettivamente, di due tecnologie diverse: da una parte i sistemi biometrici che riconoscono un individuo, dall’altra gli strumenti che classificano tratti generali per inferire un attributo, in questo caso l’età.
Ma per chi guarda dall’esterno il confine è meno netto di quanto Meta vorrebbe far credere. Se una piattaforma osserva foto e video per dedurre quanti anni ha un utente, il salto rispetto alle forme classiche di verifica basate su testo, segnalazioni e data di nascita dichiarata è evidente.
L’obiettivo è bloccare gli account dei giovanissimi
Stando a quanto comunicato da Meta, quando c’è un’alta probabilità che un account appartenga a un under 13, può essere disattivato e l’utente deve poi dimostrare la propria età per evitare la cancellazione del profilo.
L’azienda sostiene anche di voler semplificare le procedure di segnalazione degli account dei giovanissimi e di voler affiancare ai revisori umani modelli di IA per rendere le decisioni più rapide e uniformi.
Meta inoltre ha annunciato che inizierà ainviare notifiche ai genitori per aiutarli a verificare e confermare l’età dei propri figli sulle app social che controlla l’azienda.
Queste notifiche includeranno anche consigli su come i genitori possono avere conversazioni costruttive con i loro figli sull’importanza di indicare la propria età corretta online.
Bruxelles dice che Meta non ha fatto abbastanza
Il punto è che, in Europa, Meta arriva a questo annuncio con un procedimento già aperto.
Il 29 aprile scorso la Commissione europea ha comunicato le conclusioni preliminari di un’indagine che accusa Facebook e Instagram - le due principali piattaforme controllate da Meta - di non avrebbero rispettato il Digital Services Act nella parte che impone di identificare, valutare e ridurre i rischi per i minori.
Meta non sarebbe riuscita a impedire in modo efficace l’accesso ai propri servizi ai minori di 13 anni. Inoltre, una volta entrati, i sistemi della società non consentirebbero di individuarli e rimuoverli con sufficiente tempestività.
L’Ue contesta, in particolare, la dipendenza di Meta dall’età autodichiarata dai suoi utenti. Se un ragazzo sotto i 13 anni inserisce una data di nascita falsa che lo fa risultare più grande, sostiene la Commissione, non esistono controlli davvero efficaci per verificare quella informazione.
Per questo Meta accelera sull’analisi visiva: insieme ai segnali comportamentali, è la risposta dell’azienda a una contestazione molto precisa dell’Ue, non solo un aggiornamento tecnico.
La vera posta in gioco è chi controllerà l’età online
Finora la domanda era se le piattaforme facessero abbastanza per impedire ai più piccoli di entrare. Ora la domanda diventa anche un’altra: chi deve svolgere concretamente il controllo dell’età e con quali strumenti.
Meta da tempo sostiene, in sostanza, che l’intero settore avrebbe bisogno di soluzioni più ampie e standardizzate. L’Europa si sta muovendo proprio in quella direzione.
La Commissione europea ha infatti invitato recentemente gli Stati membri ad accelerare il lancio dell’app europea per la verifica dell’età, che dovrebbe diventare disponibile entro la fine del 2026. Salvo riesca a risolvere problemi di sicurezza emersi ancora prima del suo lancio ufficiale.
L’obiettivo è offrire un sistema che permetta di dimostrare di avere superato una certa soglia di età senza condividere dati non necessari con le piattaforme. La tecnologia utilizzata dalla nuova app dovrebbe infatti comunicare ai social soltanto una risposta del tipo “over 18: sì o no”, senza trasferire nome, data di nascita o altri dati sensibili.
Ue vs. Meta: due visioni e approcci differenti
Qui emerge la differenza di filosofia. Il modello Meta è interno alla piattaforma: la società osserva testi, interazioni, immagini e comportamenti per inferire l’età probabile di chi usa il servizio.
Il modello europeo, almeno nelle intenzioni, vuole essere esterno e rispettoso il più possibile della privacy: utilizza un’infrastruttura separata che certifica il superamento di una soglia anagrafica e riduce al minimo la quantità di dati visibili alla piattaforma a cui si intende accedere.
In altre parole, Meta prova a capire chi sei guardando ciò che fai e ciò che mostri; Bruxelles vorrebbe che il controllo passasse invece da una prova d’età standardizzata e meno intrusiva sul piano informativo.
Non è detto che i due approcci si escludano. Anzi, è probabile che convivano. Le piattaforme continueranno a usare sistemi interni per individuare profili sospetti, mentre i governi e la Commissione spingeranno per strumenti di verifica più formali quando la legge lo richiederà.
Ma proprio questa coesistenza rischia di aprire una nuova frizione: più cresce la pressione a tenere fuori i minori, più aumentano gli incentivi per le piattaforme a osservare da vicino contenuti, immagini e segnali personali.
Un cambio di fase per i social
Introducendo l’IA per inferire l’età, Meta rafforza una funzione di sicurezza ma sta anche ammettendo, di fatto, che la vecchia verifica basata quasi solo sulle dichiarazioni degli utenti non regge più né tecnicamente né politicamente.
E lo fa nel momento in cui l’Europa la accusa formalmente di aver lasciato passare troppi under 13 e minaccia sanzioni milionarie.
Per i social, il passaggio è delicato. Se i controlli restano deboli, arrivano sanzioni e accuse di irresponsabilità verso i minori. Se invece i controlli diventano più aggressivi, cresce il timore di una sorveglianza più capillare sugli utenti, anche quando viene presentata con formule rassicuranti come “non è riconoscimento facciale”.