Usare AirPods Pro come apparecchio acustico: ora si può anche in Italia
di Andrea NeporiApple porta nel nostro Paese la funzione “Apparecchio Acustico” sugli auricolari wireless di ultima generazione. Il Dr Frank Lin, Apple Health, spiega a ItalianTech come gli AirPods Pro possono aiutare a superare lo stigma, ancora troppo diffuso, degli apparecchi acustici
Da oggi anche in Italia gli AirPods Pro 2 e Pro 3 possono trasformarsi in apparecchi acustici personalizzati. È merito della funzione omonima che si può attivare dopo l’ultimo aggiornamento firmware degli auricolari Apple di fascia Pro. La funzione, che era già disponibile in altri mercati, è la naturale estensione del test dell’udito che già da qualche tempo si può effettuare con entrambi i modelli di AirPods. Su AirPods Pro 3 è disponibile un’ulteriore funzione, chiamata Protezione Udito, che aggiunge un altro livello di prevenzione e limita i danni dell’esposizione ai rumori troppo forti per periodi prolungati.
Il test è il primo passo
Il primo passo per attivare la funzione “Apparecchio Acustico” è il test audiometrico che si può effettuare direttamente dalle impostazioni di iPhone e iPad, aprendo il menu dedicato agli AirPods nella sezione Bluetooth. L’esame è validato scientificamente ed è paragonabile ad un test audiometrico di base. L’app mostra all'utente i risultati dell'udito per ciascun orecchio e fornisce un audiogramma. I dati vengono salvati in maniera sicura nell'app Salute, ma possono essere condivisi con il proprio medico per supportare una valutazione più consapevole della condizione uditiva. Chi già avesse a disposizione un audiogramma in formato digitale può inoltre importarlo nell’app e utilizzarlo per impostare gli AirPods Pro.
Con la funzione attivata, il Centro di Controllo di iPhone, iPad e Mac mostrano uno slider simile a quello del volume delle cuffie quando gli AirPods sono collegati: ha l’icona di un orecchio e serve a regolare l’intensità del supporto acustico.
L’esame dell’udito può riconoscere carenze uditive in varie fasce da lievi a gravi, ma la funzione apparecchio acustico è disponibile solamente per utenti con perdita uditiva da lieve a moderata.
È una fascia importantissima nella cura della salute uditiva: include tutti coloro che iniziano ad avere i primi problemi ma che generalmente tendono a non intraprendere ancora un percorso di supporto all’udito.
Agire presto contro la perdita dell’udito
«Come per qualsiasi altra condizione medica, più si aspetta prima di intervenire, più diventa difficile farlo. Il problema nel caso dell’udito è che il cervello si disabitua all’ascolto di certi suoni», spiega a Italian Tech il dottor Frank R. Lin, chirurgo, otorino ed epidemiologo della Stanford University e membro del team clinico di Apple Health, con cui collabora allo sviluppo delle funzionalità per l'udito. «E se la soluzione è tecnologica, come nel caso degli apparecchi acustici, adottarla a 85 anni è molto più difficile che farlo vent'anni prima se non hai mai familiarizzato con la tecnologia stessa».
Il problema è particolarmente rilevante in Italia. In Europa il nostro Paese registra il numero più alto di persone con perdita uditiva: oltre 7 milioni di italiani, pari al 12,4% della popolazione, convivono con qualche forma di difficoltà dell’udito. Il dato è in larga parte spiegato dalla struttura demografica del Paese, dove quasi un quarto della popolazione ha più di 65 anni.
Secondo i dati EuroTrak Italy 2025, l'adozione degli apparecchi acustici, per quanto ancora insufficiente, è in crescita e oggi coinvolge più di un terzo delle persone con ipoacusia. Praticamente tutti gli utenti riferiscono un miglioramento della qualità della vita e il 67% dichiara di rimpiangere di non aver agito prima.
Combattere lo stigma degli apparecchi acustici
Una delle ragioni per cui molte persone aspettano a lungo prima di decidersi ad indossare un apparecchio acustico è la percezione sociale di questo tipo di dispositivi.
«Lo stigma legato agli apparecchi acustici è un problema noto e universale. Se si guardano i dati, quasi tutti i Paesi mostrano la stessa tendenza, e la causa alla radice è quasi sempre la stessa: le persone dicono di sentirsi vecchie quando li indossano», dice il dottor Lin. «Uno dei motivi per cui abbiamo sviluppato le funzionalità per l'udito nel modo in cui l'abbiamo fatto era proprio quello di iniziare a rimuovere questo stigma e ad abbattere le barriere all'accesso alle cure. Ottenere un apparecchio acustico è difficile se richiede più visite specialistiche: molte persone non sono disposte ad affrontarle finché la perdita uditiva non è già in uno stadio avanzato».
Indossare degli auricolari come gli AirPods Pro, che non vengono generalmente associati a problemi dell’udito, anziché un vero e proprio apparecchio acustico può essere un buon primo passo.
«Su questo aspetto abbiamo avuto diversi riscontri aneddotici», conferma il dottor Lin. «I miei stessi pazienti mi dicono che apprezzano l'idea di usare AirPods Pro come apparecchio acustico, proprio perché non sembrano tali. Per alcune persone questo fa una differenza enorme, e fino ad ora non avevano nessuna alternativa che rispondesse a questa esigenza».
Un grande campione
Le funzioni degli AirPods per l’udito sono strettamente collegate all’Apple Hearing Study, uno studio che, per dimensioni del campione e metodologia, non ha precedenti nel campo della salute uditiva. Avviato nel 2019 in collaborazione con l'Università del Michigan e l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha coinvolto ad oggi oltre 160.000 partecipanti negli Stati Uniti.
A differenza delle ricerche tradizionali, condotte in ambienti clinici controllati, lo studio ha raccolto dati in tempo reale dalla vita quotidiana delle persone: i livelli di esposizione al rumore ambientale rilevati dall'Apple Watch, i risultati dei test uditivi, e persino la velocità del passo misurata attraverso l'iPhone nelle tasche dei partecipanti. In totale, i ricercatori hanno accumulato circa 400 milioni di ore di dati anonimizzati sui livelli sonori ambientali, un corpus di informazioni impossibile da ottenere con i metodi clinici convenzionali.
È proprio da questa mole di dati che è emersa una correlazione assai significativa, che era già stata suggerita in precedenza in letteratura ma mai confermata con questa precisione. «Quando non si sente bene, il cervello lavora di più per compensare la perdita uditiva, e questo avviene a possibile scapito della velocità e dell'andatura», spiega il dottor Lin. La velocità del passo è quello che gli specialisti chiamano “il sesto segno vitale". È un indicatore prezioso dello stato di salute complessivo di una persona, che riflette il funzionamento coordinato di cuore, polmoni, muscoli e sistema nervoso.
I dati dell’Apple Hearing Study hanno poi confermato e ampliato quanto la letteratura scientifica precedente già suggeriva. Circa un adulto su cinque tra i partecipanti presentava una forma di perdita uditiva, spesso senza saperlo. E tra chi aveva già ricevuto una diagnosi da un medico, il 75% non utilizzava ancora un apparecchio acustico, frenato appunto dallo stigma sociale, oppure dai costi dei dispositivi tradizionali. «La diffusione dell'esposizione a rumori dannosi, la frequenza della perdita uditiva spesso ignota agli stessi interessati, e la tendenza a non intervenire anche dopo una diagnosi, ci hanno convinto che esistesse qualcosa che Apple poteva fare in questo campo», conclude il dottor Lin. «Ed è da lì che sono nate le nostre funzionalità per la salute uditiva».