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Truffa dei falsi rimborsi fiscali: l’Agenzia delle Entrate lancia l’allarme. Come difendersi?

Truffa dei falsi rimborsi fiscali: l’Agenzia delle Entrate lancia l’allarme. Come difendersi?

Per l’ennesima volta il cybercrimine lancia una campagna di phishing a tema Agenzia delle entrate, in questo caso millantando rimborsi fiscali inesistenti. Come funzionano queste truffe e cosa sapere per non cadere in trappola

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È il periodo delle dichiarazioni dei redditi e di modelli 730 precompilati e, come da copione, si riaffacciano le truffe a tema Agenzia delle entrate, il cui nome viene usato dai cyber criminali per spingere gli utenti ad avviare procedure online per richiedere rimborsi fiscali che, oltre a essere false, possono avere conseguenze di rilievo per le finanze o per l’identità digitale delle persone.

Più che di una truffa déjà-vu si tratta di un classico, un evergreen che si ripropone in prossimità delle scadenze tributarie. Episodi simili si sono consumati a gennaio del 2026 in relazione ai rimborsi Iva, poi a febbraio relativamente ai rimborsi Irpef e, proprio in questi giorni, sfruttando il modello 730.

Sono tutte campagne di phishing orchestrate da criminal hacker che fanno leva su enti rinomati e ritenuti affidabili (come l’Agenzia delle entrate) per ordire trappole che possono essere evitate facendo attenzione e ponendosi domande pertinenti.

Il phishing e i falsi rimborsi fiscali

Una campagna di phishing è una truffa informatica organizzata in cui vengono inviati messaggi falsi (email, sms, messaggi istantanei) per convincere le persone a consegnare password, dati bancari o informazioni personali.

Di norma i truffatori si celano dietro a marchi, aziende oppure enti rinomati e insospettabili come istituti bancari, corrieri o, appunto, l’Agenzia delle entrate.

Sono tutte truffe simili che poggiano su meccanismi ben rodati. Il contribuente riceve un’email che appare ufficiale, proprio perché il logo e la grafica dell’Agenzia delle entrate sono quelli originali e quindi, invogliato dal rimborso fiscale prospettato, clicca sui link inseriti nel testo per confermare i dati utili a ricevere l’accredito.

Una volta cliccato sul link, l’utente viene reindirizzato verso un sito web identico al portale ufficiale dell’Agenzia delle entrate su cui gli viene chiesto di inserire i propri dati anagrafici, il codice fiscale, il numero di telefono, le credenziali bancarie e i dati di una carta di pagamento (debito o credito).

Si tratta di un sito falso realizzato molto bene. Ciò non deve sorprendere e, soprattutto, non deve costituire l’unico criterio da considerare per comprendere se si sta navigando su una pagina ufficiale.

Infatti, grazie a tecniche ormai molto diffuse, note con i nomi di “website cloning” oppure “site spoofing”, qualsiasi risorsa online può essere facilmente clonata o imitata.

Senza prestare l’opportuna attenzione, si consegnano ai criminali dati bancari e personali che possono essere usati per alimentare altre truffe e persino per clonare l’identità digitale della vittima.

Come riconoscere queste truffe

Ci sono diversi modi per non cadere nelle tante trappole disseminate dai cyber criminali. Nel caso specifico, l’Agenzia delle entrate non ha bisogno di link per avviare procedure di rimborso, non invia email per chiedere coordinate bancarie e non richiede numeri di carte di pagamento. Facendo mente locale, non c’è un solo motivo per il quale dovrebbe richiederli.

Inoltre, e queste sono leve comuni a qualsivoglia truffa, i criminali creano un contesto di urgenza o una condizione favorevole per l’utente che, se nel caso delle Agenzie delle entrate può essere il rimborso fiscale in sé, in altri casi può essere un pacco da ritirare entro poche ore oppure l’ipotesi che una relazione bancaria o una fornitura possa essere bloccata a breve.

Prima di procedere, per quanto un rimborso fiscale possa ingolosire, è opportuno verificare sulla pagina apposita del sito dell’Agenzia delle entrate che non si tratti di una truffa, tenendo presente che se il rimborso sembra troppo bello per essere vero, allora è probabilmente falso.