✕

Milano vuol diventare la capitale italiana delle IA

Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, creatori della AI Week 

Alla settima edizione, l'AI Week ha portato alla Fiera di Rho quasi trentamila partecipanti da 85 paesi, 250 aziende, 700 speaker e dieci palchi tematici. Quello che era nato sette anni fa come un podcast sull'intelligenza artificiale spiegata ai manager è oggi il più grande evento europeo dedicato al tema. E Milano vuole recitare la parte della capitale continentale

5 minuti di lettura

Ci sono momenti nella storia della tecnologia che si rincorrono e Milano è la piazza dove questa corsa avviene in Italia. Anzi, la fiera di Rho, alle porte della città meneghina. Dove per due giorni, dal 19 al 20 maggio, si è svolta l'AI Week, attualmente il più grande evento dedicato all'intelligenza artificiale in Europa. Giunto al settimo anno, erano previsti 25mila visitatori, il doppio rispetto all'anno scorso, e ne sono arrivati quasi trentamila. "Il nostro obiettivo per l'anno prossimo è raddoppiare ancora", dice Giacinto Fiore, fondatore con Pasquale Viscanti dell'evento e del podcast IA Spiegata Semplice da cui è partito tutto nel 2019.

Mentre negli Stati Uniti Google annunciava al suo evento I/O la rivoluzione agentica della ricerca, con la fine della barra di ricerca classica sostituita dal lavoro degli agenti dell'intelligenza artificiale, e Nvidia presentava la nuova piattaforma Viva per la gestione degli agenti da parte delle imprese, Milano per due giorni è diventata la capitale europea dell'intelligenza artificiale. Tra cani robot portati a spasso nei padiglioni e 250 aziende, dalle startup ai colossi dei dati come l'americana SAS o il Ministero della pubblica amministrazione, 700 speaker provenienti da quasi cento paesi hanno riempito i dieci palchi tematici con incontri, presentazioni, meetup e persino una "battaglia di prompt" per realizzare il disegno artificiale migliore. Un po fiera hi-tech è un po fiera di paese. I temi principali però erano quelli giusti: marketing, healthcare, sport, cybersecurity e startup: due giorni per scoprire come l'IA sta già trasformando il presente.

Nata da un podcast, diventata una fiera

La storia dell'AI Week ha la struttura di una parabola che sembra improbabile solo finché non accade. Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, entrambi laureati in economia con un percorso nel marketing del software, avevano lavorato tra il 2016 e il 2019 nell'azienda di intelligenza artificiale Questit, cercando di avvicinare i manager italiani al tema con ogni tipo di campagna pubblicitaria: sui social, sui giornali, in ogni formato possibile. Il pubblico non arrivava. Nel 2019 decisero di aprire un podcast e spiegare l'IA in modo non tecnico, con un orizzonte pratico e orientato al business: nacque il podcast Intelligenza artificiale spiegata semplice, che è anche diventato il nome dell'azienda. Oggi conta quasi 600 episodi e ha una casa editrice propria.

La svolta è arrivata nel momento in cui, entrando nella sede di una multinazionale per un incontro, il manager che doveva riceverlo riconobbe Fiore dalla voce del podcast prima ancora di conoscerlo di persona: segno che il pubblico non erano solo amici e parenti, ma professionisti veri, manager di grandi aziende, poi anche di piccole e medie imprese. Da quel nucleo è cresciuto tutto il resto: i libri, i preordini usati come strumento di ricerca sul pubblico, la casa editrice, i live, gli eventi. L'AI Week è il capitolo più ambizioso di questa traiettoria. Una trentina di persone nel team organizzativo, 250 volontari, e una macchina che raddoppia ogni anno.

Trentamila persone e ottantacinque paesi

I numeri dell'edizione 2026 sono il segnale più eloquente di un salto di scala. Il 45% dei partecipanti non aveva passaporto italiano, con rappresentanza da 85 paesi: dalle Isole Faroe alla Nuova Zelanda, dal Guatemala alla Cina. Quasi il 50% degli speaker erano stranieri, e il 35% erano donne, una quota superiore alla media degli eventi tech internazionali. Dati che non sono frutto del caso: la diversità è stata esplicitamente costruita come scelta editoriale e organizzativa dell'evento.

Sul palco principale sono passati profili di primo piano della scena globale dell'IA. Llion Jones, co-autore del paper che ha definito i Transformer (il "motore" tecnologico della GenAI), è oggi co-fondatore e CTO di Sakana AI. Karen Hao, giornalista e autrice del bestseller del New York Times Empire of AI, ha parlato di potere politico ed economico concentrato nelle mani di pochi attori. I rappresentati della Commissione europea hanno affrontato il nodo della regolazione e dell'AI Act. Michele Catasta, presidente e head of AI di Replit, ha illustrato il futuro della programmazione assistita dall'IA come collaborazione tra umano e modello, non come automazione totale. Gian Segato, data science manager di Anthropic, ha portato la prospettiva di uno dei laboratori più avanzati nel campo dei modelli linguistici.

Un cambio di paradigma, non una fiera

Quello che distingue l'AI Week da una conferenza tradizionale è la sua architettura ibrida: non solo keynote ispiratori, ma summit verticali per settore. L'AI Startup Summit ha messo a confronto startup e investitori europei e americani su valutazioni, scalabilità e mercati. L'AI Marketing Summit ha raccolto creativi e responsabili della comunicazione per esplorare i casi d'uso reali di AI generativa. L'AI Healthcare Summit ha dedicato due intere giornate a farmaci, vaccini, diagnosi e ricerca clinica, con un pubblico di medici che ha scelto di impiegare due giorni lavorativi per capire come l'IA stia ridisegnando la pratica medica. Infine, l'AI Cyber Security Summit e l'AI Sport Summit hanno completato il quadro dei cinque filoni principali.

Tra le novità più commentate dell'edizione c'era il Maxi Stage, un palcoscenico dedicato esclusivamente ai leader che costruiscono il futuro dell'intelligenza artificiale, e la sezione "To Demo Tools", dove era possibile provare in tempo reale le piattaforme IA più avanzate. La "Prompt Battle", competizione dal vivo tra esperti nella scrittura di istruzioni per i modelli per ottenere delle immagini, ha spettacolarizzato la competenza tecnica che oggi si comincia a insegnare nelle università ed è uno degli skill più ricercati online dai dipendenti delle aziende.

La PA e la sanità come nuovi interlocutori

Due fronti hanno segnato in modo particolare questa edizione: la pubblica amministrazione e la sanità. Presente anche il ministro della PA, Paolo Zangrillo, il suo dicastero ha usato l'AI Week come vetrina per dimostrare che il cambiamento è in corso: durante l'evento, 50 dirigenti della pubblica amministrazione hanno seguito una formazione dedicata sull'IA, con docenti in aula. Non una presenza simbolica, sostiene Fiore, ma un percorso strutturato che segnala una discontinuità rispetto all'immagine tradizionale di un settore lento ad adottare le tecnologie. A oggi l'Agenzia delle entrate, Inps per la previdenza e Inail per l'infortunistica sono forse i dipartimenti più "avanti" nella sperimentazione con l'intelligenza artificiale.

Sul fronte europeo, i rappresentanti della Commissione hanno ribadito la posizione di Bruxelles: recuperare terreno rispetto agli Stati Uniti e alla Cina non significa deregolamentare, ma costruire un ecosistema di AI affidabile, competitiva e aperta. L'AI Act è stato citato come punto di partenza, non di arrivo, con la capacità dimostrata dal processo Omnibus di modificare le regole in corsa per adattarle al ritmo dell'innovazione, che nel campo dell'IA significa cambiamenti rilevanti ogni quindici giorni circa. La Commissione vuole le factory e gigafactory anche nel Vecchio continente e il progetto adesso è di aprirne nei prossimi anni 19 di capienza "normale" e 5 gigafactory, triplicando la capacità dei datacenter europei nei prossimi cinque anni.

Regole come guardrail, non come freni

Il tema della regolazione ha attraversato trasversalmente molti degli interventi. La posizione di Fiore, che ha trascorso anni a tradurre il complesso in comprensibile, è netta: servono regole chiare ma capaci di evolvere. "Le regole sono come i guardrail: senza di esse qualcuno va fuori strada", dice il co-fondatore dell'evento.

È tutta hype e niente sostanza? Ci sono i precedenti delle bolle tech: dalla preistoria della “new economy” e “net economy” al metaverso fino alle cripto. Tuttavia, l'entusiasmo che circola in questo evento non è del tutto acritico: l'IA è una tecnologia, non un'entità viva o pensante, ma è anche qualcosa di più di un semplice strumento. Richiede un cambio di prospettiva nei manager e nei decisori, una disponibilità a "ricalcolare il percorso", come un navigatore che ha perso il segnale.

Secondo Gianluigi Alberici, partner della società di consulenza Arsenalia, la sfida è portare l'IA e gli agenti nell'operatività delle aziende e della pubblica amministrazione tramite un salto culturale e non un innesto tecnologico forzato. Concorda Filipe Teixeira, CEO di alterMAInd, spinoff del team digitale della Illimity Bank di Corrado Passera, secondo il quale questa è anche l'occasione per cambiare passo: mentre la digitalizzazione tradizionale aveva replicato i processi anziché trasformarli, l’IA sposta il baricentro da “dire alla macchina cosa fare” a “definire i ruoli, delegare agli agenti intelligenti e verificare gli esiti”, imponendo un ripensamento radicale del flusso operativo e dei controlli.Per il CEO dell'italiana Sevendata, Fabrizio Vigo, la differenza competitiva non sta nell’“avere dati”, ma nell’avere dati di qualità: accurati, completi, integrati tra fonti diverse e costantemente aggiornati. È questa qualità a trasformare informazioni potenzialmente accessibili in intelligence realmente azionabile e, soprattutto, a diventare il prerequisito per utilizzare con efficacia l’intelligenza artificiale.

Aldo Bisio, CEO di Engineering, dal main stage ha sintetizzato la sfida con il concetto di AI sovrana: governabile, sicura, trasparente, in grado di proteggere dati strategici e competenze industriali nel rispetto delle normative europee. Il punto non è la tecnologia in sé, ma chi la controlla e secondo quali regole. È la stessa preoccupazione espressa da Karen Hao, secondo cui la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi grandi attori rischia di tradursi in una concentrazione del controllo sulle società.

Milano e il progetto di diventare hub europeo

Nei corridoi della fiera, tra le code alle sessioni dei keynote più attesi, il concerto a tutto volume e le dimostrazioni di robotica nei padiglioni, circolava una sensazione precisa: che Milano stia costruendo qualcosa di più di un appuntamento annuale. Il 40% circa del fatturato europeo dell'IA è rappresentato tra gli espositori e le aziende presenti, per un valore stimato superiore ai 20 miliardi di euro. La scelta di portare qui, simultaneamente, rappresentanti della Commissione europea, ricercatori del MIT, CTO di laboratori californiani, CEO di aziende italiane quotate e fondatori di startup è già un posizionamento geopolitico, oltre che commerciale.

Giacinto Fiore parla dell'anno prossimo con la stessa calma con cui si descrive una cosa già decisa: 60mila partecipanti, un evento che raddoppia ancora. È se non altro la definizione matematicamente corretta di crescita esponenziale.