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I robotaxi guardano lontano ma le persone e la politica li guardano con sospetto

Waymo, Tesla e Zoox stanno espandendo i robotaxi negli Usa ma si scontrano con problemi tecnici, incidenti e tensioni politiche. A che punto è la guida autonoma e cosa sta succedendo e perché i big del settore si riservano un decennio per raggiungere quote di mercato significative

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Aziende del calibro di Tesla, Waymo e Zoox si spendono per promuovere la scurezza della guida autonoma rispetto a quella umana, anche se i veicoli senza conducente si dimostrano inaffidabili negli scenari imprevisti quali, per esempio, i blackout elettrici o le strade allagate.

Il Wall Street Journal ne racconta gioie e patemi negli Stati Uniti, laddove i robotaxi cercando di guadagnare mercato tra gli occhi poco concilianti della popolazione e delle autorità. Tema che riguarda anche noi, poiché i taxi a guida autonoma stanno sbarcando anche in Europa.

Negli Usa alcuni incidenti plateali hanno scatenato le pubbliche proteste e hanno attirato l’attenzione delle autorità di regolamentazione, spingendo diverse amministrazioni cittadine a bandire la circolazione dei robotaxi.

Il settore guarda avanti e continua a puntare alla crescita ma, come riporta il WSJ, si riserva un decennio per conquistare quote significative nel mercato del trasporto privato.

Robotaxi e guida autonoma, a che punto siamo

La Society of Automotive Engineers (SAE) è l’ente tecnico internazionale che ha pubblicato lo standard J3016, classificazione riconosciuta a livello globale per stabilire in quale dei sei livelli di guida autonoma può essere incasellata un’automobile.

I sei livelli vanno da zero a cinque, laddove lo zero coincide con il pieno coinvolgimento dell’uomo per la guida (nessuna automazione) e il livello cinque rappresenta la guida autonoma completa. Oggi esistono vetture di livello 2 (automazione parziale) e altre ad automazione condizionata (livello 3). Il livello 4, quello dei robotaxi, consente la guida senza intervento umano solo in aree geografiche ristrette. Il livello 5, quello grazie al quale una vettura può non avere né volante né pedali e muoversi ovunque nel mondo, non esiste ancora.

Tuttavia, al di là degli standard e dei livelli di automazione, quando i veicoli percorrono le strade subentrano variabili imprevedibili che influenzano utenti e autorità.

I robotaxi tra incidenti e svarioni

Negli Usa le cronache locali riportano con regolarità incidenti e disfunzioni che vedono al centro i robotaxi, alcune persino comiche.

L’episodio più recente risale a metà dello scorso mese di maggio e riguarda Waymo (che fa capo ad Alphabet, la holding di cui fa parte anche Google) i cui robotaxi, in quel di Atlanta, sempre più spesso cominciano a girare a vuoto in cerchio.

A marzo, in Texas, un robotaxi ha ostacolato un’ambulanza in corsa verso il luogo in cui è avvenuta una sparatoria. A ritroso nel tempo – siamo a dicembre del 2025 – durante un blackout che ha oscurato gran parte della città di San Francisco, i robotaxi Waymo si sono fermati agli incroci, incapaci di gestire la circolazione con i semafori spenti.

Gli episodi che più hanno colpito l’opinione pubblica coinvolgono soprattutto Waymo e Tesla. Ad aprile un veicolo Waymo è rimasto fermo in una strada allagata di San Antonio, costringendo l’azienda a richiamare 3.800 vetture per installare degli aggiornamenti software.

Durante l’estate del 2025 diversi robotaxi Tesla sono entrati in un loop infinito, girando in cerchio perché incapaci di gestire situazioni anomale come, per esempio, la presenza di un cono stradale in un parcheggio.

Si sono verificati anche incidenti gravi che hanno richiesto l’intervento della National Transportation Safety Board (NTSB), agenzia governativa americana che indaga sugli incidenti stradali, ferroviari e aerei.

Nello specifico, le analisi approfondite coinvolgono un robotaxi Waymo che, alla fine del mese di gennaio, ha investito un bambino vicino a una scuola di Santa Monica (Los Angeles).

La posizione dei produttori di robotaxi e quella del pubblico

Le aziende si difendono mostrando dati. Waymo sostiene che i propri veicoli causano l’80% di incidenti con feriti in meno rispetto ai conducenti umani. Nel caso del bambino investito a Santa Monica l’azienda ha evidenziato che la vettura, prima dell’impatto, ha ridotto la velocità da 17 a 6 miglia all’ora (circa da 27 a 10 chilometri orari) e che, se a reagire fosse stato un guidatore umano, l’impatto sarebbe avvenuto a 14 miglia orarie (22,5 chilometri l’ora).

Il Wall Street Journal riprende anche le dichiarazioni di Tesla, in possesso di dati secondo i quali le auto con a bordo il proprio software per la guida autonoma percorrono mediamente 1,6 milioni di miglia prima di una collisione di piccola entità, contro la media nazionale di 220mila miglia fatta registrare da conducenti umani. Si riporta anche l’opinione di Phil Koopman, voce autorevole in materia di sicurezza dei veicoli a guida autonoma, secondo il quale le persone non ragionano in termini di incidenti per miglio ma fanno attenzione anche agli errori bizzarri che non causano incidenti ma evidenziano comportamenti imprevedibili dei software.

La posizione dei regolatori e delle autorità

La governatrice di New York, Kathy Hochul, ha revocato il sostegno al servizio commerciale di robotaxi e non ha rinnovato i permessi di test per Waymo. A Boston, il consiglio comunale discute restrizioni spinte dai sindacati preoccupati per la perdita di posti di lavoro dei conducenti, mentre a Seattle si sono verificate proteste contro gli operatori. A San Francisco l’assessore Bilal Mahmood guarda ai robotaxi con scetticismo, dichiarando che sono miracoli tecnologici simili alla carrozza di Cenerentola che può trasformarsi in una zucca da un momento all’altro. Una frase che lascia capire con quale spirito le autorità locali stanno esaminando i problemi di traffico causati dai robotaxi, prima di prendere decisioni.