✕

Insta360 Luna Ultra, la prova: la gimbal camera che rompe il monopolio DJI (e lo fa con stile Leica)

La prima fotocamera con stabilizzatore integrato firmata Insta360 arriva con doppia ottica, sensore da 1 pollice, video in 8K e uno schermo che si stacca dal corpo. L'abbiamo tenuta tra le mani per alcune settimane: ecco com'è andata

9 minuti di lettura

Per anni il mercato delle pocket camera con gimbal è stato, di fatto, una scelta a senso unico. C'era DJI con la sua serie Osmo Pocket. E poi quasi il vuoto.

Chiunque volesse acquistare una videocamera capace di stabilizzare meccanicamente le immagini come un piccolo dolly aveva sostanzialmente un solo brand di riferimento.

Un’alternativa è spuntata solo recentemente, quando Insta360 - azienda che fino a ieri associavamo quasi esclusivamente alle action camera e alle 360° - ha presentato a Wetzlar, nel quartier generale di Leica, la sua prima gimbal camera.

Si chiama Luna Ultra, nasce dalla collaborazione ormai pluriennale tra Insta360 e la leggendaria casa ottica tedesca, e ha l'ambizione di puntare in alto. Lo evidenzia anche il nome di questo dispositivo, che abbiamo utilizzato in diverse situazioni per alcune settimane.

Cos'è davvero Luna Ultra

Insta360 Luna Ultra si presenta come una gimbal camera a 3 assi pensata primariamente per content creator, viaggiatori e videomaker che necessitano di massima stabilità e qualità d'immagine senza sobbarcarsi l'ingombro di un corpo macchina mirrorless.

Sotto il badge Leica e dietro il design accattivante, Luna Ultra resta concettualmente una pocket gimbal camera. Vale a dire un sensore, un'ottica e una testa motorizzata a tre assi che tiene quell'ottica perfettamente in bolla centinaia di volte al secondo, tutto fuso in un corpo che si impugna con una mano sola.

È lo stesso principio che ha dato vita all'intera categoria con gli Osmo Pocket, ed è il motivo per cui camminando in ripresa si ottengono immagini fluide come se fossero girate su un carrello, e non da un polso umano vittima della precarietà dei movimenti.

Quello che rende Luna Ultra meritevole di attenzione è sicuramente la quantità di idee nuove che Insta360 ha stipato in questo formato. Il dispositivo vanta un sistema a doppia ottica: una principale Leica Summicron da 20mm con apertura f/1.8 abbinata a un generoso sensore da 1 pollice, affiancata da un teleobiettivo da 60mm f/2.0 su sensore da 1/1.3".

Da qui nasce uno zoom ottico reale 3x, esteso a 6x "lossless" tramite crop sul sensore e fino a 12x in digitale, per coprire cinque lunghezze focali utili fino a un equivalente di 240mm.

Si registra in video fino a 8K a 30 fotogrammi al secondo, oppure in 4K fino a 120 fps per i rallenti, con supporto Dolby Vision, profilo a 10 bit e modalità I-Log per chi vuole margine in fase di color grading. È, in sintesi, un piccolo strumento di produzione travestito da gadget da viaggio.

Design e materiali: più sostanza, meno tascabilità

Estraendo Luna Ultra dalla confezione ci ha colpito quanto si senta "piena" in mano: con un peso che oscilla, a seconda della configurazione, intorno ai 200-233 grammi, non è pesante in senso assoluto ma lo è più di quanto immaginassimo.

La ragione è comprensibile - ci sono due ottiche da alloggiare, non una - e la testa del gimbal è piuttosto ampia, il che la rende un po' più ingombrante una volta ripiegata. Chi cerca la tascabilità dovrà mettere in conto questo compromesso.

In compenso, la qualità costruttiva trasmette una sensazione premium che non ci aspettavamo a questo livello, e nonostante la natura modulare del prodotto nulla scricchiola o sembra fragile.

Luna Ultra dà l'impressione di poter sopportare lo zaino, il treno e la pioggerella senza fare drammi.

La camera è disponibile in due colorazioni, Cosmic Black e Stellar White, entrambe sobrie e poco appariscenti, in linea con un oggetto che vuole essere preso sul serio.

Il microfono integrato si trova nella parte anteriore superiore del manico. La posizione non ci è sembrata particolarmente riuscita: impugnando Luna Ultra, infatti, viene naturale appoggiare talvolta l’indice proprio in quel punto.

Lo schermo che si stacca

Lo schermo OLED da 2 pollici non si limita a ruotare per accendere la fotocamera con un gesto rapido - meccanica che chiunque abbia usato un Osmo riconoscerà al volo - ma si stacca interamente dal corpo trasformandosi in un monitor wireless e in un telecomando completo.

Insta360 dichiara una trasmissione HD fino a circa 20 metri, con una distanza operativa realmente affidabile attorno ai 10 metri. Dal display si può vedere l'inquadratura dal vivo, avviare e fermare la registrazione, gestire pan, tilt, zoom e persino navigare i menu a distanza.

Per chi gira da solo è una piccola rivoluzione pratica: si appoggia la camera sul treppiede, incluso nella confezione, ci si mette davanti all'obiettivo con lo schermo in mano e finalmente si vede ciò che la camera vede, risolvendo il problema più antico dell'auto-ripresa.

Dettaglio che abbiamo apprezzato: appena sopra lo schermo è incastonato un microfono, così da poter registrare un parlato a camera senza per forza un microfono esterno. Nelle nostre prove si è rivelato efficace: ha restituito una voce pulita e sufficientemente isolata dai rumori circostanti.

I comandi fisici sul corpo seguono una logica ormai collaudata: joystick per il tracking, pulsante di scatto, slider per lo zoom. Funziona tutto bene. Lo zoom in particolare offre due comportamenti: un tocco rapido sulla barra fa scattare la focale per "stop" pieni (1x, 2x, 3x, 6x, 12x), mentre tenendo premuto si ottiene una transizione fluida e cinematografica per centrare l'inquadratura desiderata.

Impostazioni per tutte le esigenze

Il display è anche il centro nevralgico delle molteplici impostazioni del dispositivo, delle modalità di ripresa e anche dell’archivio foto e video.

Scorrendo lo schermo con rapidi swipe, abbiamo apprezzato l'accesso diretto a una serie di funzioni avanzate per la regia, tra cui spiccano i cosiddetti "Shot Lab", pensati per automatizzare movimenti di camera complessi ed effetti creativi. Tuttavia, abbiamo notato che le modalità pronte all'uso proposte nativamente a schermo sono, al momento, soltanto due.

A nostro avviso si tratta di un'offerta decisamente troppo esigua: integrare un ventaglio più ampio di preset accessibili al volo dal display avrebbe aiutato enormemente i non professionisti e i vlogger alle prime armi, consentendo loro di confezionare clip dinamiche in una manciata di secondi e senza passare per l'app.

Navigando poi nei menu dedicati all'estetica dell'immagine, il pannello offre la comodità di destreggiarsi tra tantissimi filtri cromatici, applicabili e visualizzabili in tempo reale.

È fondamentale specificare, però, che all'interno di questa vasta libreria solo alcuni profili - nello specifico le opzioni Leica Natural, Leica Vivid e Leica Chrome - sono stati realizzati in stretta collaborazione con la storica azienda tedesca, mentre i restanti rappresentano l'offerta standard di filtri proprietari Insta360.

Poter gestire l'esposizione, selezionare i soggetti da tracciare e scorrere la color science direttamente su uno schermo sganciato e posizionato a metri di distanza dalla lente ci ha convinto profondamente, e ci fa dire che questa architettura hardware abbia un potenziale immenso.

Cosa c'è nella scatola

Nella confezione base si trovano, oltre alla camera, una cover protettiva, una piccola cover antivento per il microfono integrato già preinstallata, un cinturino da polso e un mini-treppiede che rende più stabile la videocamera se viene utilizzata per riprese a distanza.

Ma è la versione “Content Creator” che consigliamo a chi vuol sfruttare al massimo questo dispositivo, poiché comprende alcuni accessori irrinunciabili per produrre contenuti di qualità in mobilità. Certo, bisogna mettere in conto un prezzo più alto: 929 euro.

Il pacchetto per i creator prevede un'elegante custodia rigida per il trasporto, finemente sagomata e rivestita in un resistente tessuto idrorepellente, pensata per contenere in sicurezza ogni singolo componente.

Al suo interno, oltre al corpo macchina della Insta360 Luna Ultra, trova spazio un microfonico wireless dotato di clip o magnete e di fondamentale filtro antivento in pelo.

Ma la vera gemma di questo allestimento, tuttavia, risiede nell'impugnatura estesa con power bank integrato. Questo mini blocco che si aggancia alla base del dispositivo non solo migliora radicalmente l'ergonomia garantendo una presa molto più salda, ma raddoppia di fatto l'autonomia complessiva del dispositivo.

Il modulo si innesta in modo semplice ed è dotato di un pratico mini-treppiede estraibile a scomparsa in lega di alluminio.

A completare il creator kit ci sono delle lenti aggiuntive magnetiche: nello specifico, un grandangolo. Sebbene l'aggancio magnetico di queste ottiche sul sensore principale risulti rapido e il campo magnetico sia sufficientemente forte da resistere ai movimenti bruschi, abbiamo notato che rimuoverle a mani nude risulta talvolta frustrante, complice uno spessore davvero esiguo della ghiera che offre poca presa alle dita.

Nel complesso, pur richiedendo un esborso extra considerevole, riteniamo che l'integrazione di questi accessori mirati trasformi l'esperienza d'uso della videocamera.

Setup e primo utilizzo

L'avvio è tra le cose più semplici di tutto il pacchetto.

Ruotando il display di 90 gradi la camera si accende ed è pronta a girare in pochi secondi, e grazie ai 47GB di memoria interna si può iniziare a registrare immediatamente, anche senza inserire alcuna scheda di memoria.

Per chi vuole espandere lo spazio, il supporto arriva fino a 1TB tramite microSD.

L'app companion di Insta360 replica buona parte delle funzioni del monitor wireless e svolge il suo compito in modo dignitoso, ma soffre ancora di qualche occasionale singhiozzo nella connessione e, soprattutto, costringe a reintrodurre lo smartphone in un flusso di lavoro che la camera, con i suoi controlli fisici, vuole rendere autosufficiente.

I comandi a bordo restano effettivamente l'esperienza migliore: l'app è il piano B, non il primo strumento da aprire.

Prestazioni sul campo: lo zoom cambia il modo di girare

Luna Ultra ci ha conquistati per ragioni che, all'inizio, non immaginavamo.

Ci siamo ritrovati a costruire inquadrature e a rubare scene che con un'ottica fissa non avremmo nemmeno preso in considerazione. Lo zoom ottico 3x apporta flessibilità e il 6x lossless mantiene una nitidezza convincente nella maggior parte delle situazioni, senza artefatti visibili.

Spingendosi al 12x digitale le cose iniziano inevitabilmente a sgranarsi, ma con buona luce persino quella escursione estrema risulta a volte utilizzabile.

Tecnicamente, ciò che accade è che la fotocamera passa dall'ottica principale al teleobiettivo: in quel passaggio si può talvolta notare un leggero scarto, con oggetti in primo piano che si spostano impercettibilmente o un cielo che cambia tonalità.

La stabilizzazione meccanica a tre assi, affiancata da quella elettronica, fa quello che ci si aspetta da una gimbal di questa classe: camminando, le riprese restano prive della fastidiosa oscillazione verticale, fluide al punto da sembrare girate con attrezzatura ben più professionale e ingombrante.

È il tipo di prestazione che perdona a Luna Ultra il peso extra di cui abbiamo parlato in precedenza.

La qualità dell’immagine

Il sensore da 1 pollice è generoso per un corpo così compatto e si traduce in più dettaglio e in un comportamento migliore con poca luce, mentre i profili colore sviluppati con Leica - Natural, Vivid e Chrome - offrono un punto di partenza maturo per chi vuole un look pronto all'uso.

Per chi invece preferisce avere mano libera in post produzione, Insta360 offre l'I-Log e il supporto ACES, uniti al timecode integrato, che fanno sì che il materiale si lasci montare comodamente in Final Cut Pro o Premiere Pro oltre che nell'app proprietaria.

Le modalità di ripresa sono quelle classiche dell'ecosistema Insta360: video standard, PureVideo per le situazioni di buio, Timelapse, TimeShift (hyperlapse) e l'effetto Barrel Roll.

Un appunto che non ci ha entusiasmato, e che anche alcuni utenti hanno già individuato: il video verticale è limitato a 3K, un tetto che limita un po’ la qualità indirizzata ai reel e video social.

La vera sorpresa, però, l'abbiamo avuta sulla fotografia. Pur essendo un oggetto pensato in primis per il video, Luna Ultra si difende benissimo sugli scatti fissi.

Di default produce immagini da 9 megapixel, ma si può salire a una modalità Ultra da 37 megapixel.

C'è poi una modalità panoramica capace di catturare e cucire automaticamente immagini fino a 200 megapixel: si appoggia la camera, si preme lo scatto e fa tutto da sola.

La stabilizzazione del gimbal, infine, rende più semplice anche la fotografia a mano libera, specie in condizioni di luce scarsa dove il minimo tremolio renderebbe l'immagine ancora più rumorosa. Certo Luna Ultra non sostituisce una mirrorless, ma come strumento creativo "tuttofare" è più capace di quanto la sua categoria lasci immaginare.

Luna Ultra ci ha stupito anche per la solidità del gimbal e per la stabilità delle immagini.

Durante una ripresa siamo inciampati e ci siamo ripresi quasi per miracolo da una caduta. Rivedendo il filmato eravamo convinti che la clip avrebbe mostrato gli effetti dell’urto e del conseguente movimento scomposto; invece l’immagine è rimasta sorprendentemente pulita. Il gimbal ha assorbito la sollecitazione e ha fatto il suo lavoro in modo eccellente.

Il ruolo dell'intelligenza artificiale

L'infrastruttura software della videocamera si affida in maniera massiccia all'intelligenza artificiale, sostenuta dal connubio tra i doppi chip d'immagine dedicati e l'avanzato processore a 4nm. Il motore di tracciamento Deep Track gestisce diverse modalità: l'Auto Tracking che mantiene il soggetto al centro dell'inquadratura con una pressione del joystick o un tocco sullo schermo, l'Active Zoom Tracking che adatta dinamicamente la focale per non perdere il soggetto, il Group Tracking per più persone e lo Smart Framing per le composizioni automatiche.

Quello che ci ha convinto è che basta un banale doppio tocco sul display o la pressione dedicata del joystick per agganciare un soggetto in movimento: il gimbal inizierà a seguirlo con una tenacia impressionante, recuperandolo magicamente anche dopo che questo è scomparso per qualche secondo dietro a un ostacolo.

L'IA interviene anche sul ritratto, con riconoscimento del volto e livelli regolabili di tono e levigatura della pelle.

Connettività e velocità di trasferimento: domare file giganteschi

Quando si acquisiscono scene con bitrate elevati (che su Luna Ultra si spingono fino a 120 Mbps), il collo di bottiglia più frustrante rischia di essere il momento del backup.

Insta360 è consapevole di questo scoglio tecnico e ha dotato il dispositivo di un'infrastruttura di rete e cablata all'altezza delle sue ambizioni, bilanciando comodità e prestazioni pure.

Collegando la videocamera a un computer tramite la porta USB-C con un cavo compatibile (Type-C to Type-C ad alta velocità), il trasferimento dei file dalla memoria interna vola fino a 350 MB/s. In termini pratici, questo si traduce nella capacità di scaricare decine di gigabyte di girato cinematografico in una manciata di minuti. L’importante è usare il cavo giusto: se ne usate uno fermo allo standard USB 2.0, la velocità crollerà impietosamente a circa 35 MB/s.

Il dispositivo supporta il più recente e stabile protocollo Wi-Fi 6. Interfacciandosi con uno smartphone dotato della medesima tecnologia, i test di laboratorio dichiarano velocità di punta che sfiorano i 70-80 MB/s. Nelle nostre prove, sebbene la velocità tenda fisiologicamente a fluttuare in base alle interferenze di rete circostanti, il passaggio delle clip verso l'app companion si è rivelato estremamente fluido.

In alternativa, ovviamente, si può scegliere di esportare i dati passando per un lettore di schede esterno.

Batteria e ricarica

Sulla carta Luna Ultra promette autonomia da vendere: la batteria da 1550mAh è dichiarata per un massimo di quattro ore di ripresa, con ricarica rapida che riporta la camera all'80% in circa 25 minuti. Niente male.

Sul dato delle quattro ore, però, c’è da fare un chiarimento. Quel valore indicato da Insta360 presuppone impostazioni leggere. Spingendo la camera ai suoi limiti - ad esempio in 4K a 60 fps con il bitrate più alto - l'autonomia reale si avvicina più a un'ora e un quarto di registrazione continuativa.

Disponibilità e prezzo in Italia

Insta360 Luna Ultra è in vendita a 729 euro, con la Creator Bundle che richiede un incremento di 200 euro.

A questo prezzo Luna Ultra si colloca in una fascia superiore rispetto a un Osmo Pocket 4, che in Europa parte da cifre attorno ai 499 euro nella configurazione Essential.

Insta360 giustifica il sovrapprezzo con la doppia ottica, il sensore più grande, lo schermo staccabile e un corredo software da strumento professionale. È un prezzo da prodotto premium, fuori dalla logica dell'acquisto d'impulso, e va valutato sapendo cosa si porta a casa.

Stiamo valutando infatti un hardware che ammicca senza mezzi termini a professionisti e amatori molto evoluti, imponendo un esborso iniziale che supera di gran lunga quello delle classiche action cam consumer.

Cosa va

  • Lo schermo staccabile è il vero elemento differenziante, perfetto per chi gira da solo
  • Doppia ottica con zoom ottico reale 3x: cambia concretamente il modo di comporre le inquadrature
  • Qualità video da strumento professionale con i profili colore Leica.
  • Fotografia sorprendente per la categoria
  • Ricarica rapida ottima
  • 47GB di memoria interna: si gira anche senza microSD
  • Stabilizzazione a tre assi eccellente e tracking AI ben integrato

Cosa non va

  • Pesante e ingombrante più del dovuto
  • Il gimbal non si ripiega del tutto con l'obiettivo grandangolare magnetico montato
  • Video verticale limitato a 3K
  • Prezzo premium 729 euro non per tutte le tasche