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Maria Ressa, Nobel per la pace: “Il colpo di Stato tecnologico è già avvenuto, i governi reagiscano”

Maria Ressa. Foto: @benedetta guidantoni
Maria Ressa. Foto: @benedetta guidantoni 

Abbiamo incontrato Maria Ressa alla Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War che si è svolta nei Giardini Pontifici di Castel Gandolfo. La Nobel filippina mette in guardia dal potere degli algoritmi, dalla disinformazione e dai rischi che l’IA pone alla democrazia e alla pace globale

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ROMA – Quando parla del suo lavoro, Maria Ressa - giornalista e Premio Nobel per la pace nel 2021 per i suoi sforzi nel salvaguardare la libertà di espressione - si commuove.

“Ho ancora un processo pendente su undici che ho affrontato, presso la Corte Suprema delle Filippine - dice mentre gli occhi si inumidiscono - e devo chiedere un permesso speciale per viaggiare. Ma sono qui”.

Ressa ha sfidato con le sue inchieste sulla disinformazione digitale Rodrigo Duterte, l’ex presidente delle Filippine. “L’uomo che ha cercato di mettermi in prigione”, dice. E poi aggiunge, con orgoglio: “Oggi è sotto inchiesta all'Aia per crimini contro l'umanità, e alcune delle prove a suo carico derivano proprio dalle inchieste realizzate da Rappler [la testata filippina di giornalismo investigativo di cui è co-fondatrice e CEO, ndr]”.

Duterte è dietro le sbarre, ma Ressa - che guida anche il Panel scientifico dell’Onu sull’IA insieme Yoshua Bengio - continua a combattere nemici insidiosi: gli algoritmi.

L'intelligenza artificiale sta rendendo più facile fabbricare il consenso e manipolare il dibattito pubblico. Quale istituzione democratica ritiene sia più a rischio di crollo sotto questa pressione?

"Il primo bersaglio colpito a livello cellulare, in ogni democrazia, è ciascuno di noi. Lo siamo fin dall’avvento dei social media. Queste piattaforme sono state le prime a utilizzare l’IA su larga scala. E conosciamo gli effetti negativi: distribuiscono informazioni prive di integrità, diffondono le bugie più velocemente dei fatti, premiano il peggio dell’umanità. E la situazione sta per peggiorare”.

Quali sono le conseguenze dirette di questo costante bombardamento emotivo?

“Se una persona è perennemente immersa nella paura, nella rabbia e nell'odio, difficilmente ascolterà chi predica la pace. Il primo impatto è quindi sugli individui, il secondo sull'intera società. La guerra delle narrazioni sta peggiorando perché ci stiamo spostando dal tentativo dei social di monitorare la nostra attenzione ai chatbot che si esprimono con un linguaggio naturale: sono privati, personali e molto più pericolosi. Siamo di fronte a uno sfruttamento dell'intimità”.

Di fronte a uno scenario così preoccupante, molte persone si sentono impotenti.

“Invece dovremmo reagire. Sono stanca di chi dice che non possiamo fare nulla. Ogni singola persona che usa questa tecnologia sul proprio telefono è un bersaglio e, proprio per questo motivo, ha il potere di agire. Dobbiamo muoverci ora, altrimenti sarà troppo tardi. Perché le big tech stanno accelerando e la loro tecnologia non è ancorata ai fatti”.

E senza i fatti una democrazia non ha modo di esistere.

“Lo ripeto spesso: senza fatti non c'è verità, e senza verità non c'è fiducia. In assenza di queste tre componenti non possiamo condividere una realtà comune né risolvere alcun problema: da minacce esistenziali come il cambiamento climatico fino al rischio di una guerra nucleare. L'ultima volta che il mondo è andato vicino a un conflitto atomico è stato tra India e Pakistan, e la situazione è stata esacerbata proprio dalla guerra cognitiva sui social media: account falsi e deepfake di leader politici sono stati usati per intensificare attacchi inesistenti”.

Come si può sfidare la disinformazione se una delle persone più potenti al mondo la amplifica costantemente dal suo account social verso i cittadini? Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, fonda parte della sua comunicazione politica proprio su contenuti manipolati.

“Dobbiamo vederla come una forma di distruzione creativa per il mondo. Ci sono 193 paesi all'ONU: se togliamo gli Usa, cosa faranno gli altri? È una sfida enorme per la leadership mondiale. Gli altri paesi stanno prendendo coscienza della situazione e, paradossalmente, questo risveglio potrebbe essere un effetto indiretto dell'era Trump: ogni nazione sta esaminando le proprie mosse in modo autonomo. È un processo difficile, tanto eccitante quanto pericoloso. L'Italia, ad esempio, ha fatto passi importanti: la vostra presidente del Consiglio ha recentemente respinto pubblicamente una bugia”.

Lei crede che le persone siano ancora interessate alla verità?

“Penso di sì, specialmente durante i momenti di crisi: un tifone, un incendio boschivo, un terremoto. In quei frangenti, la disinformazione generata dall'IA smette di essere un problema teorico e diventa una minaccia per la vita stessa. Purtroppo, il giornalismo ha iniziato a morire nel momento in cui abbiamo integrato i pulsanti di condivisione social sui nostri siti web. Le big tech si sono prese il nostro pubblico e la nostra pubblicità. Ora, con l'IA generativa, stiamo rischiando di ripetere lo stesso, tragico errore”.

Con quali conseguenze?

“Sono sicura che anche il giornale per cui lei scrive abbia subito l'azione di bot che raschiano sistematicamente i contenuti, aumentando i costi dei vostri server senza darvi alcuna remunerazione in cambio; quel materiale finisce direttamente in pasto ai grandi modelli linguistici. Questa è impunità allo stato puro. Alcune testate stanno intentando cause legali, ma ha senso passare il nostro tempo in tribunale per difenderci da qualcosa che le leggi avrebbero dovuto prevenire alla radice?”.

Lei cosa pensa?

“Il modo più ottimistico per risponderle è raccontarle cosa accadde nel gennaio 2018, quando Rappler ricevette il primo di tre ordini di chiusura. I nostri avvocati ci consigliarono di non combattere. Ma io non potevo andarmene né arrendermi, perché questo avrebbe significato rinunciare agli standard e all'etica del nostro giornalismo. Guardate Rappler oggi: siamo l'unica testata che non ha licenziato nessuno. Non so se questa stabilità durerà, perché c'è uno sforzo strutturale da parte di big tech per strangolare il traffico verso tutti gli editori a livello globale. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, ma dobbiamo tracciare una linea e restare fedeli ai nostri valori”.

Si può affermare che il futuro dell'IA sia inseparabile da quello della pace globale?

“E anche dal futuro stesso dell'umanità. Per questo il tempo delle semplici dichiarazioni d'intenti è quasi finito. Il colpo di Stato tecnologico è già avvenuto. E ogni giorno in cui i governi non implementano misure di sicurezza rigorose, perdono potere. Il mio appello ai paesi di tutto il mondo è questo: riprendetevi il controllo e proteggete i vostri cittadini”.

Ma l’IA avrà anche degli effetti positivi?

"Guardando alle tendenze attuali, rischiamo di non fare in tempo a vedere i vantaggi dell'IA, perché i danni e i rischi superano di gran lunga i possibili guadagni. Sarebbe come dire: "Non preoccupatevi, risolveremo il problema del cambiamento climatico con l'IA", ignorando che, nel frattempo, avremo già bollito la Terra”.