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Cosa sappiamo degli occhiali IA di Apple. E perché la privacy può ritardare la loro uscita

Il progetto N50 di Cupertino, pensato per portare l'intelligenza artificiale in un paio di occhiali smart, subirà un ritardo di almeno un anno. La sfida principale per l'azienda californiana riguarda la gestione delle fotocamere integrate, al fine di evitare i problemi legati alla sorveglianza pubblica già riscontrati dai concorrenti

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Apple vuole costruire un paio di occhiali che possa essere indossato per gran parte della giornata, ascoltare l’utente e comprendere ciò che accade davanti ai suoi occhi.

Per riuscirci deve mettere telecamere e microfoni sul volto delle persone - come sta già facendo Meta e sta per fare anche Samsung - continuando però a presentarsi come l’azienda che ha fatto della protezione dei dati uno dei propri tratti distintivi.

È questa la tensione al centro delle ultime indiscrezioni sul progetto.

Su un iPhone la fotocamera viene normalmente attivata con un gesto visibile: una persona estrae il telefono, lo orienta e preme un pulsante. Negli occhiali il sensore guarda nella stessa direzione del volto e può essere controllato con la voce o attraverso piccoli movimenti. La registrazione si confonde con il comportamento naturale di chi li indossa.

Secondo Mark Gurman di Bloomberg, la figura di riferimento per le indiscrezioni che riguardano Cupertino, Apple starebbe preparando una presentazione del nuovo dispositivo wearable alla Worldwide Developers Conference del giugno 2027, seguita dalla commercializzazione entro la fine dell’anno.

La WWDC è l’evento annuale durante il quale l’azienda mostra soprattutto software e strumenti destinati agli sviluppatori: presentare lì gli occhiali permetterebbe di preparare applicazioni e servizi prima dell’arrivo nei negozi.

Apple non ha ancora confermato pubblicamente il prodotto né il calendario.

Quello che sappiamo è che la data di presentazione degli occhiali si è già spostata diverse volte. Nel maggio 2025 Reuters parlava di un’uscita entro la fine del 2026. Ma i tempi si sono allungati e uno dei motivi di questo ritardo potrebbe essere l’impatto che gli occhiali Apple potranno avere sulla privacy delle persone che entrano nello spazio visivo della fotocamera intergata.

Apple starebbe ancora definendo sia le protezioni tecniche sia il modo di spiegare al pubblico perché i suoi occhiali con fotocamera dovrebbero essere considerati meno invasivi rispetto ai prodotti concorrenti.

La reputazione dell’azienda rende il margine di errore particolarmente ridotto: una funzione percepita come sorveglianza discreta potrebbe danneggiare anni di comunicazione costruita attorno alla riservatezza.

Più vicini ai Ray-Ban Meta che a Vision Pro

Gli occhiali IA di Apple sono conosciuti internamente con il nome in codice N50, una sigla usata da Apple durante lo sviluppo e destinata con ogni probabilità a essere sostituita da un nome commerciale

Le indiscrezioni descrivono un prodotto molto diverso da Apple Vision Pro. Il primo modello non dovrebbe avere un display integrato nelle lenti e quindi non proietterebbe finestre, mappe o oggetti digitali davanti agli occhi. Le vere applicazioni di realtà aumentata, capaci di sovrapporre informazioni al mondo fisico, arriverebbero soltanto in generazioni successive.

Gli occhiali dovrebbero invece includere - come i modelli concorrenti già presenti sul mercato - altoparlanti, microfoni e fotocamere. Potrebbero riprodurre musica, gestire chiamate, leggere notifiche, offrire indicazioni stradali, effettuare traduzioni e permettere di conversare con Siri AI. La fotocamera consentirebbe all’assistente di riconoscere oggetti, testi, luoghi e situazioni attraverso quella che Apple chiama Visual Intelligence, cioè l’uso dell’intelligenza artificiale per interpretare immagini e ambiente circostante.

Apple starebbe sperimentando due sensori distinti: una fotocamera destinata a fotografie e video e una seconda ottimizzata per la visione artificiale. Quest’ultima potrebbe fornire all’IA un flusso di informazioni sull’ambiente consumando meno energia rispetto a una fotocamera fotografica tradizionale. Il progetto comprenderebbe diversi tipi di montatura, colori e materiali, con moduli fotografici ovali circondati da elementi luminosi capaci anche di renderli riconoscibili.

Il processore sarebbe progettato direttamente da Apple e derivato dalla famiglia di chip a basso consumo usata negli Apple Watch. Secondo Reuters, il componente è stato adattato per gestire più fotocamere limitando il consumo energetico e potrebbe entrare in produzione di massa tra la fine del 2026 e il 2027 presso TSMC, il produttore taiwanese che realizza gran parte dei chip Apple.

Apple sta valutando anche occhiali senza fotocamera

La configurazione più probabile degli occhiali Apple comprende, come abbiamo detto, una o più fotocamere.

Le ultime indiscrezioni descrivono però Apple al lavoro anche soluzioni più prudenti. Tra le possibilità citate da Gurman su Bloomberg ci sono una versione completamente priva di fotocamera e un modello dotato di sensori visivi utilizzabili soltanto dall’intelligenza artificiale, senza la possibilità di salvare fotografie o filmati.

Apple non ha ancora deciso se queste configurazioni arriveranno sul mercato, se saranno offerte accanto al modello principale oppure se resteranno semplici prototipi.

Una variante senza fotocamera potrebbe avere capacità molto più limitate nel comprendere l’ambiente circostante.

Una persona potrebbe chiedere che cosa contiene un’etichetta, quale edificio si trova davanti a lei, dove ha lasciato un oggetto o quale autobus sta arrivando. Gli occhiali potrebbero tradurre un cartello, descrivere un ambiente a una persona con disabilità visive oppure offrire indicazioni basate su punti di riferimento reali. Apple ha già portato funzioni simili nella nuova Siri AI: su iPhone, l’assistente può analizzare ciò che viene inquadrato dalla fotocamera, mentre su Vision Pro può rispondere a domande sugli oggetti osservati dall’utente.

La ragione per cui Apple considera un dispositivo senza fotocamera riguarda soprattutto la privacy delle persone che si trovano davanti agli occhiali.

Una telecamera collocata sul volto può riprendere passanti e sconosciuti senza un gesto evidente come quello necessario per usare uno smartphone. Rinunciare alla registrazione, o alla fotocamera stessa, aiuterebbe Apple a evitare l’immagine di un dispositivo destinato alla sorveglianza quotidiana. Sarebbe però un compromesso rilevante, perché proprio la capacità di vedere rende gli occhiali uno strumento di intelligenza artificiale ambientale.

Apple è insomma chiamata a una scelta di campo che potrebbe modificare l’identità stessa del prodotto. Eliminare la registrazione ridurrebbe una parte dei rischi sociali, ma renderebbe gli occhiali meno competitivi rispetto ai Ray-Ban Meta.

La privacy di chi indossa gli occhiali non basta

Apple dispone già di un’architettura pensata per proteggere le richieste rivolte all’intelligenza artificiale.

Siri AI esegue una parte dell’elaborazione direttamente sul dispositivo. Quando serve maggiore potenza, invece, può ricorrere al Private Cloud Compute, un’infrastruttura di server Apple progettata affinché i dati siano usati soltanto per rispondere alla richiesta e non rimangano accessibili dopo l’elaborazione. Secondo l’azienda, neppure il proprio personale può accedere ai dati personali elaborati dal sistema.

Sugli occhiali questa architettura software potrebbe permettere di riconoscere un oggetto o tradurre un testo senza conservare il filmato completo.

Rimane aperta la posizione delle persone inquadrate. Un passante, un collega o un bambino presente in una stanza potrebbe non sapere se gli occhiali stanno fotografando, registrando audio, analizzando il volto oppure inviando informazioni a un server.

I Ray-Ban Meta hanno già mostrato quanto sia complesso rispettare la privacy per un occhiale IA. Le autorità europee hanno contestato l’efficacia del piccolo indicatore luminoso usato per segnalare una registrazione, spingendo Meta ed EssilorLuxottica a renderlo più grande e intermittente.

Tuttavia chi viene ripreso dispone di scarso controllo sull’acquisizione delle immagini e sul loro successivo trattamento. Nell’Unione europea entrano in gioco il GDPR e, per alcune funzioni, l’AI Act, con obblighi che riguardano trasparenza, base giuridica e trattamento dei dati biometrici.

Anche una luce evidente può risultare insufficiente. Una ricerca presentata alla CHI 2026 - la principale conferenza internazionale dell’ACM sull’interazione tra persone e tecnologie digitali - ha rilevato che soltanto il 41,3 per cento dei passanti coinvolti nello studio e il 35,3 per cento dei potenziali utilizzatori consideravano adeguato un semplice LED. Lo stesso studio mostra una distanza evidente tra ciò che le persone riprese chiedono in termini di protezione e ciò che chi indossa gli occhiali è disposto a fare.

Proteggere i dati consuma energia

L’elaborazione locale offre maggiori garanzie perché riduce la quantità di immagini inviate nel cloud. Richiede però un processore sufficientemente potente da analizzare video e suoni in tempo reale all’interno di una montatura leggera, con una batteria molto più piccola di quella di uno smartphone.

Spostare una parte del lavoro sull’iPhone o sui server ridurrebbe il peso computazionale degli occhiali, aumentando la dipendenza dalla connessione e la circolazione dei dati. Eseguire tutto sulla montatura migliorerebbe riservatezza e velocità di risposta, ma potrebbe ridurre l’autonomia e generare calore vicino al viso. La scelta del chip derivato da Apple Watch mostra quanto efficienza energetica e gestione delle fotocamere siano già centrali nel progetto.

Le protezioni più efficaci potrebbero inoltre richiedere componenti aggiuntivi: indicatori luminosi impossibili da disattivare, otturatori fisici, segnali acustici o sistemi capaci di bloccare automaticamente la fotocamera in ospedali, scuole e altri luoghi sensibili. Ogni soluzione occupa spazio, consuma energia e può rendere gli occhiali meno eleganti e confortevoli da utilizzare.

Il precedente di Siri AI in Europa

Il lancio internazionale potrebbe rappresentare un’altra fonte di ritardo. Apple ha annunciato Siri AI nel giugno 2026, ma ha già comunicato che la nuova assistente non sarà inizialmente disponibile su iPhone, iPad e Apple Watch nell’Unione europea.

L’azienda sostiene di dover trovare una soluzione compatibile con le richieste regolatorie europee e con le proprie protezioni di privacy e sicurezza.

In Cina, Siri AI e le nuove funzioni di Apple Intelligence restano sospese mentre Apple affronta i requisiti locali.

Gli occhiali dipenderebbero in larga parte proprio da Siri AI. E una disponibilità incompleta dell’assistente potrebbe costringere Apple a rinviare il prodotto in alcuni Paesi o ridurne – anche temporaneamente – le funzioni.

Sarebbe difficile vendere come dispositivo di intelligenza artificiale un accessorio che, in alcuni mercati, non può usare la sua funzione più importante.