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A Imola corrono le monoposto guidate dalle IA, c’è anche tecnologia italiana

(Immagine: autodromoimola.it) 

Il 5 settembre cinque vetture a guida autonoma si sfideranno durante l’ACI Racing Weekend ognuna con un software proprietario. Cosa sapere e perché vale la pena vederle

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L’Abu Dhabi Autonomous Racing League (A2RL) farà tappa al circuito Enzo e Dino Ferrari di Imola il prossimo 5 settembre e sarà possibile assistere gratuitamente alla gara che vedrà sulla pista 5 monoposto senza pilota (è sufficiente registrarsi).

Le vetture condividono lo stesso telaio e la stessa carrozzeria e, a fare la differenza, saranno il software, l’integrazione dei sensori e le strategie sviluppate dai cinque gruppi di ricerca che, nello specifico, sono PoliMOVEche riunisce competenze del Politecnico di Milano, Unimore Racing che fa capo all’Università di Modena e Reggio Emilia, TUM, Kinetiz e Constructor Racing così come comunicati dalla stessa A2RL.

Ognuna delle cinque monoposto dovrà localizzarsi, riconoscere le altre vetture, scegliere una traiettoria, frenare, accelerare e reagire agli imprevisti senza comandi impartiti da un pilota durante la sessione. Un esperimento di guida autonoma spinto da motori da oltre 500 cavalli.

Il laboratorio ad alta velocità

A2RL è organizzata da ASPIRE, la struttura che promuove competizioni tecnologiche per l’Advanced Technology Research Council, il consiglio di Abu Dhabi dedicato alla ricerca avanzata.

L’organizzazione presenta queste gare come un banco di prova per i sistemi autonomi, laddove il circuito riduce molte delle variabili del traffico ordinario ma costringe il software a prendere decisioni con tempi strettissimi e con la vettura vicina al limite di aderenza.

Ciò non significa che una soluzione efficace in pista possa essere trasferita automaticamente su un’auto stradale, tant’è che in un circuito non ci sono pedoni, incroci urbani o segnaletica.

Tuttavia, le difficoltà sono molte. Una ricerca della squadra TUM pubblicata a febbraio del 2026 descrive l’autonomous racing come un ambiente nel quale anche piccoli errori nella stima della posizione, nella lettura degli ostacoli, nella pianificazione o nel comando della vettura possono produrre incidenti anche di una certa gravità.

Che cosa vede la macchina

La monoposto non “guarda” la pista come farebbe una persona. Combina dati provenienti da telecamere, radar, sensori laser LiDAR - dispositivi che misurano le distanze inviando impulsi luminosi - e sistemi satellitari ad alta precisione. Il computer di bordo elabora queste misure per stabilire dove si trova la vettura e dove si trovano le rivali. Un modulo di pianificazione calcola quindi una traiettoria compatibile con velocità, spazio libero e aderenza e, infine, il controllo traduce quel piano in sterzo, accelerazione e frenata.

Le vetture sono derivate dalla Dallara Super Formula SF23, con motore turbo a quattro cilindri da due litri e circa 550 cavalli. Il sistema di calcolo comprende un processore AMD Epyc e una scheda grafica Nvidia RTX 6000 Ada, affiancati da tre LiDAR, quattro radar e sette telecamere.

Le squadre in gara lavorano soprattutto sul “pilota”, quindi sulle IA che gestiscono la guida.

I progressi e i limiti

Le prestazioni sono cresciute rapidamente. Nella finale 2025 a Yas Marina (Abu Dhabi) sei automobili hanno corso insieme superando i 250 chilometri orari. Nel confronto sul giro fra la vettura autonoma di TUM e l’ex pilota di Formula 1 Daniil Kvyat, il miglior tempo del pilota è stato di 57,57 secondi e quello della monoposto di 59,15, con un distacco di 1,58 secondi contro circa dieci secondi registrati nel confronto dell’anno precedente.

Questi dati, diffusi dalla stessa A2RL, sono relativi a una vettura configurata per correre sul circuito di Yas Marina e non possono essere presi per assoluti e, anche se dimostrano un aumento delle performance globali delle monoposto a guida autonoma, l’alta velocità desta ancora molti problemi.

Infatti, nel 2025 i team Unimore e Constructor hanno dovuto ritirarsi a causa di una collisione in pista.

Incidenti e ritiri, pure non cancellando i progressi fatti, danno particolare importanza al valore dei dati raccolti durante le gare e agli errori osservabili, contribuendo così a correggere i sistemi. Di conseguenza, a Imola, lo spettacolo sarà soltanto la parte più visibile del lavoro che svolgono le IA.