Twitch addestra l'IA di Amazon sui contenuti degli streamer, ma si può dire no
di Dario D'EliaLa piattaforma introduce un'opzione di rifiuto attivata di default e scatena le proteste della community. Diversa la strada scelta da YouTube, che lascia ai creator la scelta di aprire i propri video alle aziende di intelligenza artificiale
Twitch ha annunciato una nuova impostazione che permette agli streamer (chi fa dirette online, insomma) di rifiutare l'utilizzo dei propri contenuti per addestrare i modelli di intelligenza artificiale generativa di Amazon, la società proprietaria della piattaforma.
La funzione però di base è attiva: chi non naviga tra le impostazioni di sicurezza rischia di cedere streaming, video-on-demand, clip, chat e immagini del canale senza rendersene conto.
L'opzione si chiama Training for Generative AI e si trova in fondo alla pagina Impostazioni, sezione Sicurezza e privacy, sia su desktop sia da app mobile.
Il testo dell'interruttore recita, tradotto: "consenti l'uso dei contenuti del tuo canale per addestrare modelli di intelligenza artificiale generativa di Amazon". Twitch spiega che disattivare l'opzione impedisce l'utilizzo futuro di stream, video-on-demand, clip, chat e testi o immagini del canale per addestrare modelli capaci di generare testo, audio, immagini o video. La società precisa che il rifiuto riguarda solo l'IA generativa, non le altre applicazioni di intelligenza artificiale già attive sulla piattaforma, come la moderazione automatica AutoMod e i sottotitoli.
Un rifiuto con diversi limiti
L'opzione è formulata in riferimento ai soli addestramenti futuri, e Twitch non ha chiarito che fine faccia il materiale eventualmente già utilizzato. Da sottolineare che le chat scritte sul canale di un altro utente seguono le preferenze del titolare di quel canale e non quelle di chi digita il messaggio. L'interruttore, infine, si trova nelle impostazioni dell'account e non nella Creator Dashboard, il pannello che gli streamer utilizzano quotidianamente per gestire il proprio lavoro.
Le reazioni della community sono state dure. Una discussione aperta sul portale di suggerimenti User Voice, in cui gli utenti chiedevano che l'impostazione fosse opt-in e non opt-out, ha superato i 13mila voti positivi. La discussione era stata aperta a maggio, ma ha guadagnato slancio nelle ore successive all'annuncio. Molti streamer hanno sottolineato come le lunghe sessioni in diretta, spesso comprensive di voce e volto, rendano il materiale particolarmente sensibile per l'addestramento di modelli generativi. In più Twitch ha diffuso la novità attraverso il profilo X dell'assistenza clienti e non con un post sul blog ufficiale, limitando probabilmente la visibilità dell'annuncio.
Le logiche della monetizzazione
Mike Minton, direttore prodotto di Twitch, e Mary Kish, a capo della community, secondo quanto riportato da TechCrunch, hanno risposto alle domande di quasi 3mila spettatori collegati in diretta sul canale ufficiale della piattaforma. Minton ha ammesso il motivo della scelta di default: "Se fosse opt-in, nessuno accetterebbe. Questa è onestamente la risposta", ha dichiarato durante la trasmissione.
Alla domanda se i contenuti degli utenti fossero già stati utilizzati per l'addestramento prima dell'introduzione del nuovo interruttore, Minton ha risposto di non conoscere la risposta, aggiungendo di non sapere cosa Amazon avesse già fatto con i dati raccolti. Mary Kish ha inquadrato l'introduzione dell'interruttore come una risposta alle richieste della community, che a suo parere non vuole vedere i propri contenuti impiegati per addestrare modelli generativi.
Le prime ammissioni pubbliche, in realtà, risalgono a due anni fa. Mike Minton, all'epoca chief monetization officer della piattaforma, aveva risposto a una domanda diretta sull'uso di Twitch per addestrare i modelli di Amazon durante il Creator Economy Summit organizzato da The Information nel giugno 2024. Twitch ha "un ruolo da giocare" in quel processo, aveva dichiarato allora, entro i limiti della fiducia degli utenti e delle normative sulla privacy che variano da paese a paese. Minton aveva aggiunto che i contenuti della piattaforma erano già impiegati in una fase di prototipazione e non su scala industriale.
Twitch oggi chiarisce che il rifiuto dell'addestramento generativo non disattiva le altre funzioni basate sull'intelligenza artificiale, comprese le raccomandazioni, gli strumenti di sponsorizzazione e i sistemi di sicurezza.
La piattaforma sostiene che questi strumenti non conservano i contenuti del canale per generare nuovo materiale e che disabilitarli individualmente indebolirebbe la sicurezza per l'intera comunità. Ad ogni modo non è stato specificato quali modelli di Amazon utilizzeranno i dati né se l'addestramento sia già iniziato.
L’addestramento dell’IA su YouTube
Il caso Twitch richiama un'impostazione introdotta da YouTube, ma con una logica opposta.
La piattaforma video di Google ha lanciato a dicembre 2024 una funzione che permette ai creator di autorizzare, canale per canale, l'accesso di aziende terze ai propri video per l'addestramento di modelli di IA.
L'opzione, gestita da YouTube Studio, di base è disattivata: chi non compie alcuna azione non concede alcun permesso. I creator possono scegliere tra un elenco iniziale di diciotto aziende, tra cui Adobe, Amazon, Anthropic, Apple, ByteDance, Meta, Microsoft, Nvidia, OpenAI e Stability AI, decidendo caso per caso quali autorizzare. Google mantiene però il diritto di utilizzare i contenuti pubblici caricati sulla piattaforma per addestrare i propri sistemi di intelligenza artificiale, secondo quanto affermato nella sua Privacy Policy.
Il confronto tra le due piattaforme mette in luce approcci opposti alla stessa materia prima: i contenuti generati dagli utenti. Twitch inverte l'onere della scelta, chiedendo agli streamer di negare esplicitamente il consenso. YouTube, al contrario, richiede un'azione attiva per concedere l'accesso ai contenuti.
Il quadro europeo
Il modello del rifiuto preventivo si è già affermato nel continente. Meta utilizza i contenuti pubblici degli utenti europei per addestrare i propri modelli da maggio 2025, dopo un confronto durato due anni con la Commissione irlandese per la protezione dei dati e un parere del Comitato europeo per la protezione dei dati sui modelli di intelligenza artificiale.
L'azienda ha invocato il legittimo interesse come base giuridica, accompagnandolo con un modulo di opposizione più accessibile, un’informativa aggiornata e un preavviso più lungo. Il tentativo dell'associazione dei consumatori della Renania Settentrionale-Vestfalia di bloccare l'operazione in via d'urgenza è stato respinto dalla corte d'appello di Colonia.
La base giuridica dell'addestramento resta comunque contesa. Il Comitato europeo per la protezione dei dati e il Garante europeo della protezione dei dati hanno adottato a febbraio 2026 un parere congiunto sul pacchetto di semplificazione noto come Digital Omnibus, nel quale mettono in discussione la necessità di una base giuridica specifica per l'addestramento dell'IA e si oppongono al restringimento della definizione di dato personale.
Twitch, dal canto suo, non ha chiarito se il nuovo interruttore funzioni in modo differente per gli utenti dell'Unione europea né quale base giuridica invochi per il trattamento.