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Meta, al via il processo di Oakland che può decretare la fine dei social come li conosciamo

Ventinove Stati americani portano in tribunale il colosso di Mark Zuckerberg per i danni causati ai minori. In gioco un risarcimento da oltre mille miliardi e una radicale trasformazione dell'esperienza digitale che può stravolgere Meta

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Il prossimo 26 settembre Facebook compirà 20 anni dall'apertura a tutti gli utenti dai 13 anni in su e li festeggerà fronteggiando la sfida più imponente della propria storia. Una sfida che la vede al centro dell’attenzione coalizzata dei procuratori generali di 29 Stati americani in un processo che inizierà a Oakland (California) il 18 agosto (selezione della giuria il 12 agosto e dichiarazioni di apertura il 18 agosto).

Al centro dell’accusa c’è il modo in cui Facebook e Instagram avrebbero bersagliato e danneggiato gli utenti, soprattutto quelli più giovani.

Le conseguenze di una possibile sconfitta legale potrebbero alterare per sempre il funzionamento delle piattaforme social, imponendo cambiamenti strutturali che modificherebbero la loro stessa natura.

La questione è scottante per diversi motivi. Tra questi figurano gli studi scientifici che dimostrerebbero gli impatti dei social sulla salute, la pressione esercitata dai procuratori generali dei 29 Stati, la cifra potenziale dei risarcimenti che Meta può essere chiamata a versare e, non da ultimo, può avere un peso anche la giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers che, negli Stati Uniti, si è fatta un nome in virtù delle sentenze emesse contro Big Tech.

Inoltre, gli Stati che hanno intentato la causa rappresentano quasi i due terzi della popolazione americana, un dato che sottolinea la portata nazionale e il peso politico del confronto legale.

Il processo di Oakland

Il procedimento nasce da una vasta azione legale avviata nel 2023 dopo un'indagine condotta da diversi procuratori generali statali nei confronti di Instagram e Facebook.

Le accuse sono in realtà divise in due gruppi. Ventinove Stati sostengono che Meta ha raccolto e utilizzato illegalmente informazioni personali appartenenti a bambini d’età inferiore ai 13 anni, violando la legge federale sulla privacy.

California, Colorado, Kentucky e New Jersey contestano inoltre alla società di avere progettato Facebook e Instagram in modo da favorire un uso compulsivo da parte dei giovani e di avere fornito al pubblico informazioni ingannevoli sulla sicurezza delle piattaforme.

L'accusa sostiene che l'azienda ha deliberatamente scelto di sfruttare i minori per agganciarli alle proprie applicazioni, con l'obiettivo di espandere la propria base di utenti e far crescere un business che oggi vanta un valore di mercato di circa 1.500 miliardi di dollari, dato sul quale torneremo in seguito.

Altri 14 Stati hanno azioni fondate sulle rispettive leggi che dovrebbero essere affrontate separatamente.

La fine delle funzioni storiche e degli algoritmi

La causa punta a eliminare caratteristiche che sono diventate pilastri dell'esperienza digitale quotidiana, come il conteggio dei like e lo scorrimento infinito dei contenuti.

Le richieste dell’accusa includono l'obbligo di implementare processi di verifica parentale per gli adolescenti e la necessità di modificare radicalmente gli algoritmi di raccomandazione, descritti come strumenti capaci di manipolare i livelli di dopamina degli utenti.

Tra le altre trasformazioni richieste figurano la rimozione dei filtri fotografici che alterano l'aspetto fisico, il blocco della riproduzione automatica dei video e il divieto di creare account multipli.

Gli Stati chiedono inoltre la fine dei post effimeri, come le Storie di Instagram, sostenendo che tutte queste funzioni sono state progettate specificamente per trattenere i minori sulle piattaforme il più a lungo possibile.

Le prove

Tra le prove fornite dai procuratori generali figurano anche ricerche interne della stessa società, secondo le quali alcune caratteristiche di Instagram possono accentuare il confronto sociale tra gli adolescenti. In particolare, documenti interni dedicati al rapporto fra like e confronto sociale mostrerebbero che rendere visibile il numero delle reazioni ricevute può contribuire, in alcuni utenti, a sentimenti di inadeguatezza e a un peggioramento della percezione di sé.

Un'altra ricerca interna citata nel ricorso, condotta da Meta su oltre 2.500 giovani negli Stati Uniti e nel Regno Unito, avrebbe rilevato percentuali non trascurabili di adolescenti che hanno riferito tristezza, insicurezza, senso di solitudine o di insoddisfazione per il proprio aspetto.

Questi dati non dimostrano però che i like causino direttamente depressione o altri disturbi, ma mostrerebbero che Meta disponeva di indicazioni sui possibili effetti negativi di alcuni meccanismi delle proprie piattaforme.

Un elemento ulteriore arriva da un procedimento distinto, il processo civile celebrato a Los Angeles nel quale una giovane donna (K.G.M.) che aveva iniziato a usare Instagram a nove anni, ha sostenuto che Instagram e YouTube avessero favorito un uso compulsivo dei social e aggravato i suoi problemi psicologici.

Quest’ultima, pure non essendo una testimonianza che si inserisce nella causa promossa dagli Stati, fa parte del contenzioso – più ampio - sui possibili danni provocati ai minori dal design delle piattaforme.

I social media come pericolo collettivo

Un verdetto emesso nello stato del Nuovo Messico il 6 agosto appena trascorso ha segnato un punto a sfavore dell’azienda, definendo Meta un pericolo pubblico (public nuisance) paragonabile a una fabbrica che inquina l'aria, causando danni a tutta la popolazione.

In quell'occasione, il giudice ha ordinato restrizioni per un periodo di 5 anni che coinvolgono le notifiche push e un limite d’uso delle piattaforme per gli under 18, fissato a 90 ore mensili.

Perché Instagram e Facebook potrebbero davvero cambiare

È una questione strutturale. Per anni, gran parte del dibattito sulla responsabilità dei social network ha riguardato soprattutto la moderazione, ovvero quali contenuti rimuovere, quali lasciare online e quanto una piattaforma sia responsabile di ciò che pubblicano gli utenti.

Le cause attuali spostano il bersaglio verso l'architettura stessa del servizio. Scroll infinito, autoplay, notifiche, metriche sociali e sistemi di raccomandazione non sono contenuti, sono componenti progettate e controllate da Meta.

Se i tribunali cominciassero stabilmente a considerare le decisioni di design al pari di una possibile fonte autonoma di responsabilità, il problema per Meta e per i concorrenti non sarebbe più soltanto migliorare la moderazione.

Infatti, le aziende del settore dovrebbero chiedersi quali meccanismi possono essere utilizzati dai minori, come debbano essere misurati i rischi prima di introdurli e fino a che punto l'obiettivo di aumentare il coinvolgimento possa entrare in conflitto con il benessere degli utenti più giovani.

È questo il passaggio che può trasformare un processo contro Meta in una controversia sull'intero modello industriale dei social network.

La linea difensiva di Menlo Park

Meta ha respinto ogni accusa, dichiarandosi fiduciosa di potere dimostrare il proprio impegno costante nel supportare la sicurezza dei giovani.

Una portavoce della società ha espresso profondo disaccordo con le tesi dell'accusa, sottolineando che l'azienda ha già collaborato consegnando oltre due milioni di documenti interni. Il caso è ora nelle mani della giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, nota per la sua esperienza quasi ventennale e per un approccio giudiziario incisivo e diretto.

Sebbene Meta abbia intenzione di presentare ricorso contro le sentenze precedenti, l'esito di questo nuovo processo potrebbe costringere l'azienda a implementare i cambiamenti in tutto il territorio degli Stati Uniti.

La multa e il valore di Meta

Se una sanzione vicina a 1.400 miliardi di dollari venisse confermata e diventasse esigibile, per Meta sarebbe un evento potenzialmente catastrofico, considerando che il suo valore è di poco superiore ai 1.500 miliardi di dollari. Meta dovrebbe probabilmente cercare una riduzione dell'importo, negoziare un accordo, vendere attività, indebitarsi massicciamente o raccogliere nuovo capitale. Se nessuna di queste strade fosse sufficiente, si arriverebbe a scenari estremi di ristrutturazione finanziaria.

Anche la questione della multa va trattata con molta cautela, perché è un calcolo abbozzato da Meta e perché non è già stata ufficialmente comminata dalle autorità.

La giudice Gonzalez Rogers

Yvonne Gonzalez Rogers si è guadagnata una certa popolarità soprattutto per la causa tra Epic Games e Apple, tra i più importanti processi sul potere degli store digitali. Nel 2021 ha stabilito che Apple non fosse un monopolio, respingendo gran parte delle accuse di Epic Games, ma ha anche imposto un cambiamento sostanziale al modello dell'App Store, tale da costringere Apple a permettere agli sviluppatori di informare gli utenti dell'esistenza di metodi di pagamento alternativi a quelli interni all'ecosistema iOS.

Una decisione apparentemente circoscritta che ha però aperto una breccia nel sistema delle commissioni dell'App Store ed è stata seguita da anni di scontri giudiziari.

Nel 2025 la giudice è tornata alla ribalta con un provvedimento ancora più duro, sostenendo che Apple non avesse rispettato lo spirito della sentenza del 2021 e accusandola di avere introdotto nuovi ostacoli per scoraggiare i pagamenti esterni.

Per questo motivo ha ordinato ad Apple di non imporre commissioni sugli acquisti effettuati tramite link esterni e ha definito in termini severi il comportamento dell'azienda. È questa combinazione di pragmatismo nei confronti di Big Tech che l'ha resa una delle giudici federali più influenti del settore tecnologico.

La situazione in Europa

L’esito del processo di Oakland non si applicherebbe automaticamente agli utenti italiani, anche perché, in Europa, il problema è già entrato nella regolamentazione.

Il Digital Services Act vieta alle piattaforme di mostrare ai minori pubblicità mirata basata sulla profilazione e impone particolari obblighi per la tutela della loro sicurezza, privacy e salute. Le linee guida pubblicate dalla Commissione europea per la protezione dei minori affrontano esplicitamente anche il design capace di favorire comportamenti compulsivi, i sistemi di raccomandazione e gli strumenti per accertare l'età degli utenti.

Il confronto fra Stati Uniti ed Europa segue quindi strade giuridiche differenti ma converge verso la necessità di comprendere fino a che punto una piattaforma può costruire il proprio modello economico sull'aumento dell'attenzione e senza assumersi una responsabilità specifica quando gli utenti sono bambini e adolescenti.

Il processo di Oakland non darà una risposta definitiva al problema globale dei social network e dei minori. Potrebbe però decretare qualcosa di molto più concreto, arrivando a stabilire se le caratteristiche che hanno contribuito a definire Instagram e Facebook negli ultimi quindici anni sono semplicemente scelte di prodotto oppure possono diventare, in determinate condizioni, oggetto di responsabilità, sanzioni e ordini di modifica impartiti da un tribunale.

È per questo che la posta in gioco non si misura soltanto con miliardi di dollari. Si misura soprattutto con ciò che Instagram e Facebook potranno continuare a essere.