Meta ha chiuso con un accordo il processo federale che la accusava di avere progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza tra bambini e adolescenti, di avere ingannato gli utenti sulla sicurezza delle piattaforme e di avere raccolto impropriamente dati personali dei minori.
L’intesa riguarda sia il procedimento federale in corso a Oakland, che riuniva le rivendicazioni di 29 Stati, sia un insieme più ampio di contenziosi e richieste avanzate dalle autorità americane. Meta afferma di avere raggiunto l’accordo con 52 procuratori generali di “Stati, territori americani e del Distretto di Columbia”.
Meta non ha ammesso alcuna responsabilità. Pagherà 18 miliardi di dollari.
Positiva la risposta dei mercati: all’apertura di Wall Street il titolo dell’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha segnato un +3,5%.
L’accordo arriva dopo due recenti sconfitte giudiziarie per Meta, tra cui una condanna complessiva vicina al miliardo di dollari nel New Mexico, e prevede inoltre cambiamenti concreti a Facebook e Instagram.
Meta afferma che adotterà “rigidi limiti di tempo giornalieri che gli adolescenti non possono disattivare, blocchi predefiniti delle app durante la notte, notifiche silenziate negli orari scolastici e nuovi strumenti di controllo per i genitori”. Nello stesso comunicato, l’azienda californiana lascia intendere che questi sforzi saranno vani se resteranno isolati: “Queste tutele saranno davvero efficaci solo se i nostri omologhi -TikTok e YouTube – collaboreranno adottando le stesse misure”.
I dettagli finanziari
Il pagamento sarà distribuito in rate annuali nell’arco di dieci anni.
Secondo Meta, gli Stati che partecipano all’accordo riceveranno circa il 70% della somma prevista, pari a circa 12,7 miliardi di dollari, nel corso del decennio. Il restante 30%, circa 5,3 miliardi, sarà invece versato soltanto al verificarsi di due condizioni precise.
La prima riguarda proprio le piattaforme concorrenti: “YouTube e TikTok devono introdurre un limite giornaliero di un’ora, una modalità notturna e misure per verificare l’età degli utenti”. La seconda è finanziaria: “YouTube e TikTok devono ciascuno versare una somma equivalente a quel 30%”. Metà dei fondi residui è quindi legata al pagamento di YouTube e l’altra metà a quello di TikTok.
La testimonianza scomoda di Adam Mosseri
Il processo di Oakland si chiude dopo una testimonianza particolarmente delicata per l’azienda di Menlo Park: quella di Adam Mosseri, il capo di Instagram, che davanti alla giuria ha riconosciuto quanto poco fossero utilizzate alcune delle protezioni adottate dall’azienda per ridurre il tempo trascorso sull’app dai ragazzi.
Alla guida di Instagram dal 2018, Mosseri ha ammesso che gli strumenti introdotti su Instagram per ridurre l’uso eccessivo della piattaforma venivano utilizzati da una quota minima di adolescenti.
Mosseri ha anche detto che, davanti a problemi complessi come il rapporto tra social media e salute mentale, “non esistono soluzioni miracolose”.
In aula inoltre ha respinto l’idea che Meta abbia deliberatamente privilegiato l’engagement rispetto alla sicurezza, mentre i procuratori hanno cercato di mostrare che l’azienda conosceva i limiti di alcune misure e avrebbe evitato interventi più incisivi quando rischiavano di ridurre il tempo trascorso su Instagram.
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Le contraddizioni del capo di Instagram
La deposizione di Mosseri si è concentrata soprattutto sulle decisioni prese da Instagram per ridurre l’utilizzo eccessivo della piattaforma da parte degli adolescenti.
Uno degli strumenti più discussi è stato “Prenditi una pausa”, introdotto nel 2021. La funzione invitava gli utenti a interrompere lo scroll e la fruizione di contenuti dopo un periodo prolungato trascorso sull’app.
Mosseri ha riconosciuto che, prima che alcune limitazioni diventassero automatiche con gli account per adolescenti nel 2024, pochissimi minori utilizzavano effettivamente questo strumento. Reuters riferisce che il capo di Instagram ha ammesso la scarsa diffusione della funzione nel periodo in cui questa doveva essere abilitata volontariamente dagli utenti.
“La maggior parte degli adolescenti non lo voleva - ha dichiarato Mosseri”. “Abbiamo deciso di procedere comunque”, ha aggiunto.
Reuters sottolinea come questa ammissione del capo di Instagram sia molto lontana da ciò che esternava pubblicamente: in un post sul blog di Meta del dicembre 2021, pubblicato in occasione del lancio della funzione “Prenditi una pausa”, Mosseri ha stimato che, nei test iniziali, oltre il 90% degli utenti adolescenti che avevano attivato la funzionalità aveva poi deciso di tenerla attiva.
Per l’accusa questo dimostra che Meta conoscesse i limiti di alcune delle protezioni che presentava pubblicamente come strumenti per il benessere degli adolescenti.
Mosseri ha respinto l’interpretazione secondo cui Instagram avrebbe intenzionalmente rallentato l’introduzione di misure più efficaci. Ha sostenuto che pochi adolescenti erano interessati ad attivare volontariamente “Prenditi una pausa” e ha contestato il tentativo dei procuratori di valutare l’intera politica di sicurezza dell’azienda partendo da una sola funzione.
Dal 2024 Meta ha modificato il proprio approccio con i Teen Accounts, che applicano automaticamente diverse restrizioni agli account degli adolescenti. Il processo riguarda però anche gli anni precedenti e ciò che l’azienda sapeva mentre queste protezioni rimanevano facoltative.
Perché una funzione facoltativa cambia poco
La differenza tra una protezione attiva automaticamente e una che deve essere scelta dall’utente occupa una parte importante della causa.
Instagram sapeva che richiedere agli adolescenti di attivare personalmente strumenti come “Prenditi una pausa” ne avrebbe limitato fortemente la diffusione. Francesco Fogu, director of product design di Instagram, ha testimoniato che l’azienda era consapevole dell’effetto prodotto da questa scelta.
Nel design digitale, le impostazioni predefinite fanno una differenza enorme. Una grande parte degli utenti mantiene infatti le configurazioni già presenti nel prodotto. Una protezione automatica raggiunge quindi molte più persone rispetto a una funzione nascosta dietro una scelta volontaria.
Ed è proprio su una possibile modifica di questo tipo che la testimonianza dell’ex dipendente George Volichenko è diventata particolarmente delicata per Meta.
Le protezioni che avrebbero penalizzato l’engagement
Volichenko ha lavorato per Meta in due periodi, dal 2016 al 2018 e successivamente dal 2022 al 2023, occupandosi anche di data science all’interno del gruppo dedicato al benessere psicologico degli utenti di Instagram.
Davanti alla giuria ha raccontato che il suo team avrebbe proposto di rendere automatico “Prenditi una pausa” almeno per gli adolescenti più giovani. Gli utenti avrebbero potuto successivamente disattivarlo, ma la funzione sarebbe stata presente come impostazione iniziale.
Secondo Volichenko, la proposta venne respinta perché avrebbe avuto effetti indesiderati sulle principali metriche utilizzate dall’azienda per misurare il successo di Instagram.
Quelle metriche comprendono elementi come il tempo trascorso sulla piattaforma e la frequenza con cui gli utenti vi ritornano. Sono numeri centrali nel modello economico dei social network, perché un maggiore utilizzo consente di mostrare più contenuti e pubblicità.
La deposizione di Volichenko permette quindi ai procuratori di collegare una specifica decisione sulla sicurezza degli adolescenti alle conseguenze che avrebbe potuto produrre sull’engagement.
La strategia per proteggere Meta dalla cause
Volichenko ha fornito anche una ricostruzione più ampia del funzionamento interno di Meta.
Ha raccontato che, entrando nel gruppo di Instagram dedicato al “benessere mentale degli utenti”, gli sarebbe stato spiegato che una delle funzioni del team consisteva nel proteggere l’azienda dalle cause giudiziarie che avrebbe potuto affrontare.
Secondo l’ex dipendente, il margine d’azione del gruppo era limitato e alcune proposte capaci di incidere maggiormente sull’utilizzo della piattaforma incontravano resistenze da parte dei dirigenti.
Volichenko lasciò successivamente Meta. Davanti alla giuria ha spiegato che non riteneva più l’azienda nel suo complesso coerente con i propri valori.
Le altre testimonianze che hanno complicato la difesa
Mosseri è arrivato sul banco dei testimoni dopo diversi giorni nei quali i procuratori hanno presentato documenti e testimonianze interne per sostenere che crescita ed engagement hanno spesso avuto un peso maggiore in Meta rispetto alla sicurezza.
Francesco Fogu è stato interrogato, tra l’altro, su una presentazione del 2023 destinata alla proprio a Mosseri e alla leadership di Instagram.
Da una versione era stato rimosso un dato secondo cui gli adolescenti incontravano contenuti legati a bullismo, suicidio, odio, nudità e violenza con una frequenza circa una volta e mezza superiore rispetto agli adulti.
Fogu ha successivamente precisato che lo stesso dato compariva in un’altra slide.
Sul banco dei testimoni è finito anche Arturo Béjar, ex engineering director di Meta.
Béjar ha detto che il CEO Mark Zuckerberg e la leadership aziendale ha privilegiato crescita e utilizzo della piattaforma rispetto ad alcuni interventi sulla sicurezza dei minori. Meta respinge anche questa ricostruzione.
Un processo da miliardi di dollari
La causa di Oakland doveva durare circa sei settimane.
Secondo Reuters, gli Stati avevano avanzato richieste che avrebbero potuto portare a sanzioni complessive vicine ai 200 miliardi di dollari.
L’intesa raggiunta con i procuratori generali ha permesso a Meta di limitare l’incertezza legata al verdetto di evitare che alcune delle accuse più pesanti vengano decise fino in fondo dal tribunale.