I collaudatori pagano il prezzo dei robotaxi
di Giuditta MoscaDietro i progressi dei robotaxi si nascondono infortuni taciuti e dinamiche di lavoro complesse. La tecnologia ha un prezzo che coinvolge sempre l’uomo
I veicoli a guida autonoma, di cui i robotaxi fanno parte, riducono gli incidenti e rendono le strade più sicure. Tuttavia, nelle retrovie, dove gli esseri umani partecipano all’avanzata tecnologica, le cose sono diverse, come riporta la testata specialistica TechCrunch che ha svolto una piccola indagine scoprendo che diversi test driver, ossia le persone che siedono a bordo dei veicoli autonomi durante le prove, sono stati vittime di incidenti anche debilitanti.
Stando ai dati dell’Occupational Safety and Health Administration (Osha, l’Agenzia federale americana che si occupa della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro), i collaudatori di due delle più importanti aziende del settore, Waymo e Zoox, hanno subito decine di infortuni.
Il costo del progresso per l’essere umano
Gli infortuni registrati nel corso del 2024 e del 2025 sono stati più di due dozzine e sono stati causati principalmente da frenate improvvise o movimenti inattesi effettuati dai computer di bordo dei veicoli autonomi.
In diversi casi, i test driver sono stati costretti a rimanere a casa per mesi a causa di traumi fisici significativi. I numeri potrebbero persino essere più importanti, perché Waymo (la divisione dedicata alla guida autonoma di Alphabet) e Zoox (di proprietà di Amazon) segnalano gli incidenti alle autorità competenti, non è da escludere però che anche i collaudatori di altre aziende concorrenti subiscano infortuni analoghi, ma molte di queste imprese potrebbero essere esentate dagli obblighi di comunicazione previsti dall’Osha, contribuendo così ad annacquare la reale portata del fenomeno.
I robotaxi in Italia
L'Italia è ancora indietro rispetto ai Paesi europei che stanno già portando passeggeri a bordo. Roma intende sperimentare autobus e taxi a guida autonoma entro tre anni, ma mancano ancora interventi normativi e infrastrutturali, come ha riportato Repubblica il 29 agosto. Il Campidoglio sta cercando partner industriali e punta su veicoli di livello 4.
Alla fine dello scorso mese di luglio, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha concesso un’autorizzazione alla startup italiana Niulinx per effettuare test di guida autonoma nel contesto di un quadro europeo nel quale 18 Paesi si adoperano per armonizzare le sperimentazioni. Al di fuori delle fasi sperimentali, nella Penisola non è stato finora omologato alcun veicolo completamente autonomo per uso ordinario.
Un mercato in fermento che si sta espandendo in tutta Europa
Negli Stati Uniti i robotaxi sono in espansione, ma non sono lungi dal sollevare polemiche i cui strascichi invadono anche le sfere della politica.
Tuttavia, i robotaxi non sono più dominio esclusivo della Cina o degli Usa, tant’è che in Europa stanno facendo capolino i primi servizi commerciali. Va però detto che un operatore autorizzato siede al posto di guida, pronto a intervenire in caso di necessità. Zagabria ha fatto da apripista e, oltre alla capitale croata, i robotaxi circoleranno sulle strade di altre quattro città non ancora definite.
Londra è un vero e proprio laboratorio per robotaxi ed è territorio caro a Waymo che sta impiegando 100 vetture in una fase di test con una persona al posto di guida e nessun cliente a bordo. Una fase subordinata all’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per trasportare passeggeri.
Oltre alla già citata Waymo, l’amministrazione londinese annovera nell’elenco degli operatori che hanno manifestato interesse per i servizi autonomi anche Uber, Wayve, Baidu e Lyft.
In altre città europee, tra le quali Amburgo, Madrid, Monaco di Baviera e Zurigo, si stanno sperimentando o preparando servizi di guida autonoma di livello 4, ovvero veicoli capaci di effettuare tutte le operazioni di guida senza intervento umano, ma solo in aree e situazioni definite e controllate.