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24 ore di news con conduttori e ospiti generati dall’IA: com’è andato l’esperimento di Mirage

La startup di video generativi ha trasmesso su X un canale televisivo costruito quasi interamente con intelligenza artificiale. L’esperimento ha attirato decine di migliaia di spettatori, ma è costato circa 50mila dollari soltanto in token e ha mostrato quanto sia ancora difficile trasformare l’AI in televisione credibile

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Per 24 ore, sul social network X è andato in onda un telegiornale in cui quasi nulla di ciò che appariva sullo schermo esisteva davvero.

I conduttori erano avatar generati dall’intelligenza artificiale, così come gli ospiti e gran parte della macchina produttiva che costruiva la trasmissione.

A mettere in piedi il canale è stata Mirage, la startup newyorkese conosciuta fino a poco tempo fa come Captions, che ha usato la diretta streaming come banco di prova per capire fin dove può spingersi oggi una televisione prodotta dall’IA. Per 24 ore consecutive il suo Mirage News Network ha mandato in onda quattro conduttori creati con l’intelligenza artificiale, servizi di cronaca e interviste con versioni sintetiche di personaggi reali.

L’intera programmazione è stata orchestrata da Claude, l’intelligenza artificiale di Anthropic. I fatti arrivavano invece da una grande agenzia di stampa internazionale e gli ospiti avevano autorizzato l’uso della propria immagine. Più di cento segmenti sono stati trasmessi da un sistema che, secondo Mirage, poteva funzionare su una singola macchina.

Cinquantamila dollari in token per un solo giorno

La parte più impressionante dell’esperimento è il conto: Mirage sostiene di aver speso circa 50mila dollari in token per costruire e gestire quelle 24 ore di programmazione. È il consumo dei modelli di intelligenza artificiale utilizzati per scrivere e generare il materiale necessario alla trasmissione.

Una cifra simile, mantenuta ogni giorno, porterebbe il costo oltre il milione di dollari al mese ancora prima di considerare altre spese operative.

Il progetto dimostra così quanto l’automazione possa ridurre la quantità di lavoro umano necessaria per produrre video, mentre il costo computazionale resta molto elevato quando l’AI deve lavorare senza interruzioni e su contenuti complessi.

Gli avatar funzionano meglio dello show

Mirage considera l’esperimento riuscito soprattutto dal punto di vista tecnico.

Più di 50mila persone si sono collegate alla diretta e la società parla di oltre 3 milioni di impression su X.

La permanenza media, però, è stata di circa un minuto. Gli avatar riuscivano a mantenere aspetto e identità per periodi molto più lunghi rispetto ai normali video generativi di pochi secondi, mentre le conversazioni apparivano spesso piatte, con pause artificiali e una voce troppo uniforme. Durante la trasmissione sono passati anche due errori fattuali, successivamente corretti da Mirage.

Mirage spinge sui video creati dall’IA

L’esperimento arriva mentre Mirage prova a trasformarsi da produttore dell’app Captions in una società specializzata nei modelli per la generazione video.

Fondata a New York da Gaurav Misra, ex ingegnere di Snap, e Dwight Churchill, la startup ha raccolto a marzo 75 milioni di dollari da General Catalyst, portando i finanziamenti complessivi oltre 175 milioni.

La diretta di Mirage News Network mostra quanto siano avanzati i sistemi capaci di creare presentatori e programmi sintetici su larga scala. Mostra anche il limite economico che accompagna questa ambizione: per ottenere un solo giorno di televisione artificiale, Mirage ha dovuto bruciare circa 50mila dollari in token.