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Abbiamo provato iPhone Duo, il pieghevole Apple: com’è dal vivo e che sensazioni ci ha dato

Il primo foldable di Apple sorprende soprattutto quando si apre. La cerniera dà subito fiducia, il display interno opaco nasconde molto bene la piega e iOS rende il passaggio tra i due schermi estremamente naturale. Da chiuso, invece, spessore e larghezza si sentono più di quanto suggeriscano le specifiche

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CUPERTINO – Ci sono caratteristiche di uno smartphone che una scheda tecnica racconta bene e altre che diventano comprensibili soltanto dopo averlo preso in mano. Con iPhone Duo - durante i minuti trascorsi a provarlo allo Steve Jobs Theatre, e nei successivi briefing sul dispositivo organizzati da Apple - la prima impressione è arrivata ancora prima di aprirlo.

La prima sensazione è quella di un oggetto molto solido

È un telefono robusto. Il titanio, la rigidità della struttura e la qualità generale dei materiali restituiscono subito la sensazione di avere tra le mani un prodotto costruito con grande attenzione. I 254 grammi sulla bilancia non sono pochissimi, ma durante la nostra breve prova il peso ci è sembrato accettabile. Probabilmente aiuta il formato, più largo e meno allungato rispetto a quello di uno smartphone tradizionale, che distribuisce meglio la massa nella mano.

Da aperto colpiscono soprattutto i 5,2 millimetri di spessore. È persino più sottile di iPhone Air, che si ferma a 5,64 millimetri. Nel catalogo Apple soltanto iPad Pro da 13 pollici scende ancora più in basso, a 5,1 millimetri.

La percezione cambia però quando si richiude il telefono. In questa configurazione iPhone Duo arriva a 11,3 millimetri, ai quali bisogna aggiungere la sporgenza del modulo fotografico. Si tratta di un lavoro ingegneristico notevole – soprattutto se si considera che questo è il primo pieghevole in assoluto prodotto da Apple – ma è inevitabile che l’effetto “wow” sia più contenuto di quanto ci si potrebbe aspettare.

I pieghevoli fanno ormai parte del panorama degli smartphone da diverso tempo e – soprattutto negli ultimi due anni – vedere un dispositivo che si chiude su sé stesso fino a raggiungere lo spessore di un telefono tradizionale ha perso parte della sua capacità di sorprendere.

La raffinatezza del progetto Duo emerge quindi emerge nei dettagli e nella qualità dell’esecuzione, più che nel semplice gesto di piegare lo schermo.

Anche il telaio influisce sul primo approccio col dispositivo. Apple ha scelto una finitura lucida che ci non ci ha convinto molto: su un prodotto del genere avremmo preferito una superficie opaca, anche perché il bordo può diventare piuttosto scivoloso quando si prova ad aprire il telefono. Con una mano l'operazione richiede attenzione e la resistenza della cerniera rende molto più naturale usare entrambe.

Il formato ‘passaporto’ si sente subito

Da chiuso, iPhone Duo ha un display da 5,4 pollici e proporzioni piuttosto insolite per gli standard degli smartphone attuali.

È largo e relativamente basso. Il paragone con un passaporto, utilizzato per descriverlo fin dalla presentazione, funziona bene.

Lo schermo esterno sembra piccolo dopo anni trascorsi con iPhone sempre più grandi, ma il corpo più largo è sicuramente più comodo – per la digitazione e la fruizione di contenuti – della forma stretta e allungata tipica di alcuni pieghevoli. Usandolo con una sola mano, la tastiera ci è sembrata gestibile e tutti i tasti raggiungibili.

Ci è piaciuto un dettaglio del telaio che nelle immagini passa facilmente inosservato. Sul lato della cerniera i bordi rimangono decisamente squadrati; sul lato opposto, dove si trovano i magneti che tengono chiuse le due metà, Apple li ha arrotondati. La differenza si vede e si sente nel palmo della mano.

È una scelta che aiuta anche ad aprirlo, perché il bordo arrotondato offre alle dita un riferimento immediato.

La cerniera è uno dei dettagli che ci ha convinto di più

Il componente meccanico che ci ha dato maggiore fiducia è la cerniera di iPhone Duo. Apple ha lavorato sulla resistenza lungo tutta la corsa e la differenza si sente chiaramente.

Avvicinandosi alla completa apertura, il movimento diventa progressivamente più duro e accompagna le due metà fino alla posizione piatta. Durante la chiusura accade qualcosa di diverso: quando i pannelli sono ormai vicini, la resistenza diminuisce e i magneti completano il gesto.

Anche il suono della chiusura conta. È secco e coerente con la rigidità percepita del telaio.

La cerniera può essere fermata in diverse posizioni. Con i due pannelli quasi perpendicolari, una metà diventa una base e il Duo si trasforma in una specie di minuscolo notebook per guardare un video. Si può appoggiare anche in modalità tenda oppure lasciarlo semiaperto su un comodino, usando una metà come supporto per un orologio o una fotografia [volendo c’è posto per entrambi, con lo schermo diviso a metà]. Samsung ha già esplorato a lungo questo genere di utilizzi con il suo Flex Mode. Apple li porta dentro iOS con una propria interpretazione.

Una prova di pochi minuti permette di giudicare la qualità percepita della meccanica. L'affidabilità invece è tutta da dimostrare. Un pieghevole viene aperto migliaia di volte e ciascun utente lo sottopone a ritmi diversi. Cerniera e pannello flessibile andranno quindi osservati dopo mesi di utilizzo reale.

Aperto ci ha ricordato immediatamente iPad mini

Il carattere del Duo emerge quando si arriva a 180 gradi. Il display interno misura 7,6 pollici e la prima associazione che abbiamo fatto è stata con iPad mini, un dispositivo che abbiamo usato a lungo in passato e del quale abbiamo sempre apprezzato proprio il rapporto tra superficie dello schermo, manegevolezza e trasportabilità, non solo in movimento ma anche in casa.

Aperto, Duo offre uno spazio abbastanza grande per leggere, guardare un film, giocare con un videogame o usare due applicazioni insieme. Chiuso, ritorna nelle dimensioni di uno smartphone che può entrare in tasca, anche più agevolmente di un telefono tradizionale.

Lo schermo interno ha una finitura opaca ma mantiene colori molto vividi. Sotto le luci intense della zona hands-on di Apple Park ci è sembrato capace di gestire i riflessi molto meglio di un pannello tradizionalmente lucido. La stessa superficie svolge un'altra funzione decisiva sui pieghevoli: rende la piega molto meno evidente.

La scanalatura c'è. Passando il dito nella zona centrale si avverte, soprattutto quando la si cerca deliberatamente. Guardando il display frontalmente durante l'uso normale, invece, tende magicamente a sparire.

Alcuni video pubblicati subito dopo la presentazione potevano far pensare a uno schermo completamente privo di piega. Dal vivo la situazione è leggermente diversa. Inclinando il Duo e cercando la luce giusta, la piega si riesce a individuare, ma bisogna davvero andarla a cercare. Al primo contatto siamo rimasti sorpresi proprio dalla sua quasi totale assenza: per trovarla abbiamo dovuto osservare il display da più angolazioni e persino passando un dito sulla superficie non è stato immediato percepirla.

La superficie ci è piaciuta anche al tatto. Ricorda vagamente quella di alcuni display e-ink o degli schermi Nxtpaper di TCL, con un contatto meno vetroso rispetto a quello a cui ci hanno abituato gli smartphone. Durante la lettura è particolarmente piacevole. Ci è sembrato, inoltre, che questa finitura possa resistere anche meglio ai graffi.

C'è un'animazione che cambia la percezione dell'apertura

Aprendo iPhone Duo a libro ci siamo accorti quasi subito di uno dei lavori software più interessanti fatti da Apple su questo dispositivo.

Il contenuto visualizzato sullo schermo esterno passa al pannello interno attraverso una sfocatura progressiva. Mentre le due metà si aprono, l'interfaccia sembra dissolversi dal display piccolo e ricomporsi su quello da 7,6 pollici. Richiudendo il telefono, l'animazione procede nella direzione opposta.

Descritto così sembra un particolare marginale. Dal vivo modifica parecchio la sensazione del gesto perché elimina lo stacco netto tra una configurazione e l'altra. Il contenuto sembra seguire fisicamente il movimento delle mani. Lo abbiamo trovato un espediente magnifico.

La transizione con sfocatura è probabilmente uno degli interventi che spiegano perché il Duo, pur essendo il primo pieghevole di Apple, ci sia sembrato software alla mano un prodotto già molto maturo. Il mercato ha foldable da anni e molte delle funzioni viste su Duo hanno precedenti diretti sui Galaxy Z Fold e su altri dispositivi Android. Apple ha dedicato molta attenzione alle frazioni di secondo che separano uno stato dall'altro.

Ed è proprio durante quelle frazioni di secondo che ci si accorge del lavoro fatto su iOS.

Due app alla volta, video e molta lettura

Siamo andati abbastanza presto a provare il multitasking su iPhone Duo.

Apple ha scelto una gestione controllata: sul display interno si possono affiancare due applicazioni, una per ogni metà dello schermo.

Samsung sul Galaxy Z Fold 8 permette di arrivare a tre finestre contemporaneamente e concede maggiore libertà nella loro organizzazione. Sul Duo le due app rimangono più vincolate nella disposizione e nelle dimensioni. Ma sono sufficienti per fare gran parte delle operazioni quotidiane, come per esempio affiancare un editor di testo a un chatbot IA con cui si sta lavorando. Insomma anche il foldable Apple può diventare una piccola workstation portatile.

I due pannelli interni dell’iPhone pieghevole hanno lo stesso aspect ratio e questo rende il display particolarmente versatile quando si ruota il telefono.

Con il Duo in orizzontale, film e serie TV in 16:9 occupano gran parte dello schermo e lasciano bande nere relativamente contenute. Si può ingrandire ulteriormente il contenuto fino a riempire quasi tutta la superficie. Ruotandolo in verticale cambia immediatamente il tipo di esperienza: pagine web ed ebook sfruttano molto bene le proporzioni del pannello e torna quella sensazione da piccolo tablet che ci aveva fatto pensare a iPad mini.

Netflix è stata immediatamente una delle applicazioni più interessanti da provare perché fa intuire quanto conterà il lavoro degli sviluppatori: il passaggio dal display esterno a quello interno, nel corso di una scena di un film o di una serie tv, è estremamente fluido: si riparte dallo stesso frame, solo più esteso.

Ingrandire semplicemente un'app per riempire 7,6 pollici dà più spazio al contenuto, ma sfrutta soltanto una parte del vantaggio del foldable.

Le applicazioni progettate pensando al Duo prevedono invece controlli diversi o aggiunti, e in generale un’organizzazione diversa di contenuti e spazi che valorizzano al meglio la superficie estesa. Saranno app come quella di Netflix a decidere quanto il grande pannello interno diventerà utile una volta passato l'effetto novità.

Touch ID torna ad avere molto senso

Sul Duo, Face ID lascia spazio al Touch ID, integrato nel tasto laterale. Per chi arriva dagli ultimi iPhone è un cambiamento evidente, anche perché il riconoscimento facciale è ormai uno dei gesti più automatici nell'uso quotidiano dei telefoni Apple.

Il sensore laterale ha però un vantaggio pratico su un dispositivo che cambia continuamente forma. Il dito raggiunge lo stesso pulsante quando iPhone Duo è chiuso, aperto completamente o lasciato a metà corsa.

Apple non ha spiegato ufficialmente l'assenza di Face ID come conseguenza dello spazio richiesto dal sistema TrueDepth, quindi attribuire la scelta esclusivamente allo spessore sarebbe prematuro. Dal punto di vista del progetto, il Touch ID evita comunque di dover garantire lo stesso riconoscimento del volto usando due display posti in configurazioni molto diverse.

Sulle fotocamere si rinuncia al tele del Pro

Sul retro ci sono due fotocamere da 48 megapixel: una principale e una ultra-grandangolare. Dal sensore principale Apple ricava anche un ingrandimento 2x definito di “qualità ottica”, ottenuto ritagliando la parte centrale del sensore.

Manca un teleobiettivo dedicato.

Il confronto con iPhone 18 Pro e 18 Pro Max rende evidente cosa si perde. I due modelli Pro dispongono di un modulo Fusion Telephoto da 48 megapixel e arrivano fino a un ingrandimento 8x di qualità ottica. iPhone Duo si ferma a 2x, mentre lo zoom digitale arriva fino a 10x.

Chi fotografa spesso usando focali lunghe sentirà probabilmente questa assenza più di altre rinunce imposte dal formato. Il Duo recupera almeno una funzione resa possibile dalla sua struttura: quando si scatta una fotografia a qualcuno, lo schermo esterno può diventare un'anteprima per il soggetto, che vede l'inquadratura mentre viene fotografato.

La certificazione IP68 fa meglio della concorrenza

Tra le specifiche che ci hanno colpito ce n'è una meno spettacolare del display interno, ma importante per un telefono con una cerniera e uno schermo flessibile: iPhone Duo è certificato IP68. Il competitor Galaxy Z Fold 8, invece, ha una certificazione IP48. In entrambi i casi l'ultima cifra indica un'elevata protezione dall'acqua. Cambia invece quella relativa all'ingresso di corpi solidi.

Il 6 assegnato a iPhone Duo è il livello massimo previsto dalla classificazione per la protezione contro la polvere. Il 4 del Fold 8 indica una difesa inferiore nei confronti delle particelle solide.

Su uno smartphone pieghevole questo numero è particolarmente importante. La cerniera deve muoversi e l'intera struttura contiene zone nelle quali piccoli detriti possono diventare particolarmente fastidiosi. Le prime generazioni di foldable, alla fine degli anni Duemiladieci, avevano mostrato molto chiaramente quanto una particella riuscita a penetrare vicino alla cerniera o sotto il display potesse creare problemi.

La certificazione IP68 rende quindi il progetto del Duo rassicurante sulla carta. L'uso quotidiano dirà molto di più: polvere, tasche, sabbia, migliaia di aperture e mesi di pressione sulla piega sono condizioni impossibili da riprodurre durante un hands-on di pochi minuti.

Prezzo e disponibilità in Italia

iPhone Duo sarà uno degli smartphone più costosi sul mercato, con un listino che in Italia partirà da 2.369 euro per la versione da 256 GB. Le spedizioni inizieranno il prossimo 23 ottobre, anche nel nostro Paese.

Dopo pochi minuti, il software resta la cosa che ricordiamo di più

iPhone Duo ci ha lasciato soprattutto una sensazione di solidità. Il telaio in titanio assicura robustezza, la cerniera ha un movimento convincente e la piega del display è abbastanza discreta da smettere rapidamente di attirare lo sguardo.

Ci sono compromessi, ovviamente. Da chiuso, iPhone Duo è sensibilmente più spesso di un iPhone 18 Pro: 11,3 millimetri contro 8,75. Inoltre il sistema fotografico perde il teleobiettivo degli iPhone Pro.

Poi si apre il telefono e l'esperienza prende una direzione diversa. Il grande schermo opaco ricorda davvero un piccolo tablet, la finitura riduce i riflessi e iOS accompagna ogni movimento della cerniera con una continuità che si percepisce immediatamente.

Nei pochi minuti trascorsi con il Duo a Cupertino, però, il gesto che ci è rimasto più impresso è estremamente banale, ma non per questo di poco conto. Si comincia a sollevare una metà, il contenuto sul display esterno sfuma, lo schermo interno prende vita e ciò che pochi istanti prima sembrava uno smartphone compatto assume le proporzioni di un piccolo iPad. Con un accorgimento software, la Mela ha trasformato l’apertura di un pieghevole in una nuova normalità. Questa, per ora, è la rivoluzione più grande