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OpenAI manda in pensione i Gpt personalizzati. Al loro posto arrivano i plugin

OpenAI manda in pensione i Gpt personalizzati. Al loro posto arrivano i plugin

OpenAI prepara il ritiro dei custom Gpt e sposta i flussi di lavoro verso i plugin, contenitori che riuniscono istruzioni riutilizzabili, competenze e collegamenti ai servizi esterni. Per le aree Enterprise interessate la migrazione è prevista dal 17 settembre 2026, la creazione di nuovi Gpt termina il 25 settembre e il ritiro è fissato all’11 dicembre

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OpenAI sta preparando un cambiamento nell’architettura di ChatGpt, come si legge dalle FAQ ufficiali dedicate al ritiro e alla migrazione che descrivono e spiegano il passaggio dai custom Gpt ai plugin.

Il ritiro riguarda il formato usato per creare assistenti specializzati dentro ChatGpt e, per quanto possa sembrare un aspetto marginale, cambia il modo in cui istruzioni, documenti, strumenti e collegamenti ai servizi esterni vengono organizzati e richiamati.

L'introduzione dei Gpt personalizzati da parte di OpenAI, avvenuta a novembre del 2023, ha posto le basi per il successivo lancio del Gpt Store a gennaio del 2024, una piattaforma integrata in ChatGpt che consente agli utenti di scoprire, utilizzare e condividere Gpt specializzati sviluppati da privati, aziende e organizzazioni per svolgere attività specifiche come scrittura, ricerca, formazione, programmazione, analisi dei dati e supporto alla produttività.

Che cosa sono i Gpt personalizzati

Un Gpt personalizzato è una versione di ChatGpt configurata per uno scopo preciso. OpenAI lo descrive come un assistente costruito dentro ChatGpt attraverso una configurazione visuale. Il creatore stabilisce il comportamento, il tono, gli obiettivi e le regole operative. Può aggiungere documenti da usare come base di conoscenza e può attivare funzioni come ricerca sul web, generazione di immagini e analisi dei dati. Inoltre, può collegare app o servizi esterni.

L’introduzione dei Gpt nasce come risposta a un problema pratico. Infatti, gli utenti tendevano a conservavare lunghi prompt e procedure da incollare in ogni nuova conversazione e, con i Gpt, quelle stesse istruzioni diventavano permanenti all’interno di un assistente dedicato. Il progetto è cresciuto con una certa rapidità, tant’è che, con l’apertura del Gpt Store, OpenAI ha censito più di tre milioni di versioni personalizzate di ChatGpt create in due mesi.

Ora, la nuova architettura dei plugin sposta il centro di gravità dal singolo assistente al flusso di lavoro.

Che cosa sono i plugin nel nuovo ChatGpt

Il termine plugin può generare confusione, soprattutto per chi ricorda i primi plugin di ChatGpt sperimentati durante i mesi precedenti. Nella documentazione attuale sui plugin OpenAI usa questa parola per indicare un pacchetto di capacità riutilizzabili. Un plugin può contenere una o più skill, una o più app collegate e modelli di configurazione destinati agli amministratori aziendali.

In parole più semplici, il plugin è il contenitore, mentre una skill spiega a ChatGpt come svolgere un lavoro e l’app consente collegamenti a dati e azioni esterne. Una skill è una procedura riutilizzabile, un flusso di lavoro condivisibile composto da istruzioni, esempi, risorse e, se del caso, codice o script. Una skill può dire a ChatGpt come analizzare un contratto, come scrivere un report secondo lo stile aziendale, come classificare un incidente informatico o come produrre un documento rispettando una sequenza precisa di passaggi.

Un’app collegata svolge un ruolo diverso, unisce ChatGpt a un servizio esterno, per esempio Google Drive, Slack o altri sistemi compatibili, così da cercare informazioni, leggere contenuti o compiere azioni autorizzate.

Perché OpenAI cambia architettura

La motivazione ufficiale è soprattutto architetturale. OpenAI descrive i plugin come un modo per riunire istruzioni riutilizzabili e app connesse, permettendo alla stessa procedura di lavorare accanto agli strumenti e alle informazioni richieste da una specifica attività. Il vantaggio operativo è la modularità, una competenza può essere richiamata dentro ChatGpt, mentre le app mantengono separati accessi, autorizzazioni e azioni disponibili. OpenAI vuole quindi passare da assistenti separati a elementi componibili.

Sintetizzando in modo accessibile anche a chi è meno avvezzo all’uso dei chatbot, un Gpt è simile a una piccola applicazione autonoma dentro ChatGpt, un plugin assomiglia a una cassetta degli attrezzi che ChatGpt può aprire quando il compito richiede proprio quelle istruzioni o quei collegamenti.

Le date da annotare

Stando alle già citate FAQ di OpenAI, per le aziende che usano ChatGpt Enterprise, OpenAI ha fissato una transizione in quattro tappe. L’11 settembre 2026 gli amministratori delle aree di lavoro aziendali hanno ricevuto il primo avviso, pensato per dare alle organizzazioni il tempo di censire i Gpt personalizzati utilizzati dai dipendenti e preparare il passaggio al nuovo sistema. Il 17 settembre OpenAI prevede di iniziare a rendere disponibile lo strumento di migrazione che potrà essere usato da chi ha creato un Gpt e desidera trasformarlo in un plugin attraverso un comando dedicato.

La seconda scadenza è prevista per il 25 settembre, giorno a partire dal quale OpenAI prevede di chiudere la possibilità di creare nuovi Gpt personalizzati negli ambienti Enterprise coinvolti.

Quelli già esistenti continueranno a funzionare, così aziende e utenti avranno ancora alcune settimane per trasferire istruzioni, documenti e strumenti nel nuovo formato.

Il passaggio definitivo è previsto per l’11 dicembre 2026, giorno in cui i Gpt personalizzati interessati dal programma Enterprise cesseranno di funzionare e spariranno dalla directory, ovvero il catalogo interno attraverso cui gli utenti possono trovarli e avviarli.

Per gli altri piani di ChatGpt, OpenAI prevede la stessa transizione generale, con tempi e modalità comunicati attraverso gli avvisi mostrati nei singoli account.

Sugli account personali Free, Go, Plus e Pro la creazione e la pubblicazione di nuovi Gpt risultano già chiuse, quelli già esistenti restano utilizzabili e modificabili fino alle rispettive scadenze.

I plugin e la privacy

L’installazione del plugin e l’accesso ai dati seguono due livelli differenti. Le regole amministrative per plugin e app mantengono separati il permesso di installare un plugin, il diritto di usare una certa app, l’autorizzazione dell’account presso il fornitore e le azioni di lettura o scrittura concesse.

In altre parole, collegare un plugin che usa Google Drive permette a ChatGpt di lavorare entro i confini dell’account e delle cartelle già autorizzate. Il plugin aggiunge un flusso di lavoro e i permessi del servizio collegato continuano a stabilire quali informazioni entrano davvero nel raggio d’azione.

Questa separazione assume un peso specifico nelle organizzazioni. Un amministratore può rendere un plugin disponibile a un gruppo, installarlo automaticamente per un ruolo, abilitare soltanto alcune app e stabilire quali azioni richiedono conferma. Il nuovo modello punta quindi a un controllo più granulare tra logica del lavoro, accesso ai dati e capacità operative.