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La Ferrari F2004 di Schumacher è diventata un set LEGO. Il designer Cabral racconta come è nata

In occasione del Gran Premio d’Italia di Formula 1, Milano celebra Michael Schumacher e la Ferrari F2004 con un’installazione LEGO all’Arco della Pace, aperta fino al 6 settembre. Abbiamo intervistato Pedro Cabral, il designer che ha trasformato una delle monoposto più celebri di sempre in un set LEGO Icons

6 minuti di lettura

Nei giorni in cui la Formula 1 torna a Monza, anche Milano rende omaggio a una delle coppie che hanno segnato più profondamente la storia recente del Cavallino: Michael Schumacher e la Ferrari.

Dal 3 al 6 settembre, in occasione del Gran Premio d’Italia in programma domenica, LEGO porterà all’Arco della Pace “Costruisci la leggenda”, un’installazione dedicata ai trent’anni dal debutto di Schumacher con la Scuderia Ferrari.

Il set LEGO Icons Ferrari F2004 & Michael Schumacher è composto da 735 pezzi. Misura 32 centimetri di lunghezza, ha lo sterzo funzionante, il V10 ricostruito all’interno della carrozzeria e gli pneumatici Bridgestone Potenza.

Accanto alla macchina c’è Michael Schumacher, trasformato in minifigure LEGO con casco, trofeo e un piccolo podio dedicato al sette volte campione del mondo.

A progettare il modello è stato Pedro Cabral, portoghese di Lisbona e appassionato di Formula 1 fin da ragazzo.

La Ferrari F2004 è stata il suo primo modello.

Una coincidenza piuttosto fortunata per un designer appassionato di motorsport, ma anche un debutto impegnativo. Le Formula 1 dei primi anni Duemila erano ormai lontane dalle forme relativamente pulite delle monoposto precedenti. Alette, deviatori di flusso e superfici curve segnano una carrozzeria difficile da tradurre in mattoncini.

È proprio da questa difficoltà che comincia la nostra conversazione.

Pedro Cabral con il set LEGO che replica la Ferrari F2004 

La Ferrari F2004 è una delle monoposto più iconiche della Formula 1. Da dove si comincia per trasformare un’auto così leggendaria in un modello LEGO?

Siamo partiti da un modello concettuale: abbiamo raccolto immagini da Internet e costruito una prima bozza basata su ciò che vediamo. In seguito abbiamo avviato la collaborazione formale con il partner, in questo caso Ferrari. Poiché il set include anche la minifigure di Michael Schumacher, abbiamo lavorato a stretto contatto direttamente con il team di pubbliche relazioni dell’ex pilota tedesco.

Quanto vi siete affidati ai disegni tecnici forniti da Maranello?

Se all’inizio ci siamo basati molto sulla ricerca online, una volta avviata la partnership abbiamo ricevuto disegni tecnici, immagini e tutto ciò che abbiamo chiesto o che la scuderia ha ritenuto utile condividere. Lo stesso vale per il reparto grafico, a cui sono stati forniti loghi, font e materiali di riferimento fondamentali per ricreare con esattezza ogni particolare della vettura nel nostro formato.

Qual è stata la parte più difficile da ricreare con i mattoncini?

Senza dubbio la parte aerodinamica posteriore. Lavorare con le forme organiche della carrozzeria è molto complesso quando si utilizzano i mattoncini LEGO, che nascono per essere assemblati su una griglia rigida. I modelli simili che abbiamo già realizzato, come la McLaren di Senna o la Williams di Mansell, risalgono agli anni Novanta e non avevano le alette e i profili aerodinamici così elaborati della Ferrari F2004. È stata la grande sfida del progetto.

Una macchina come questa porta con sé aspettative enormi da parte dei fan. Quanto conta la fedeltà all’originale e quanto spazio rimane per l’interpretazione del designer?

La precisione è fondamentale: ogni modello basato su una vettura reale deve risultare immediatamente riconoscibile per i fan. Tuttavia dobbiamo bilanciare questa fedeltà con il nostro DNA. Il risultato finale deve sembrare un modello LEGO, perché il nostro scopo è celebrare sia la nostra identità costruttiva sia, in questo caso, un’icona della Formula 1. È una continua ricerca del giusto equilibrio.

Qual è il tocco personale di Pedro Cabral in questa vettura?

Ho cercato di inserire dei piccoli easter egg. Pur essendo portoghese e avendo la tentazione di nascondere una nostra bandiera da qualche parte, ho pensato che, trattandosi della Ferrari e pensando ai fan, servisse il tricolore. Così ho aggiunto delle piccole bandiere italiane sotto il telaio, invisibili agli occhi: è la mia firma personale sul set.

Qual è il primo dettaglio a cui consiglieresti di prestare attenzione durante la costruzione?

La fase di costruzione del telaio. Ho deciso di includere il fondo piatto e la tavola di legno sottoscocca, un elemento che tutte le monoposto di F1 adottano all’incirca dalla metà degli anni Novanta, ma che non avevamo inserito nelle due auto prodotte in precedenza. Mentre si assembla il telaio si utilizzano dei pezzi marroni; spero che i fan – c’è anche una nota nel libretto di istruzioni a riguardo – colgano subito il riferimento a quel preciso elemento tecnico.

C’è qualche dettaglio che potrebbe sembrare secondario a molti, ma di cui vai particolarmente fiero?

All’interno dell’abitacolo abbiamo inserito la replica di una piccola targhetta. Non si riesce a leggere nulla, ma sappiamo che in quasi tutte le auto vere, in quel punto, c’è una piastra con il numero di serie e il logo Ferrari, ed è un dettaglio che abbiamo voluto rappresentare. Un’altra chicca riguarda i perni centrali delle ruote: da un lato sono blu e dall’altro rossi, proprio come sull’auto vera, per distinguere gli pneumatici destri da quelli sinistri. È stata anche la prima volta che abbiamo prodotto quel particolare pezzo LEGO in rosso.

La F2004 è legata a una stagione dominata da Ferrari e Schumacher. Come si racconta una storia sportiva attraverso un oggetto fatto di mattoncini?

Credo che il modello parli da solo, ma la narrazione passa attraverso l’intera esperienza: la fase di costruzione, le istruzioni, la minifigure con il podio e le citazioni di Michael. È il modo migliore in cui la nostra azienda può onorare queste leggende dello sport attraverso l’esperienza di gioco.

Realizzare la minifigure di Michael Schumacher porta con sé anche una responsabilità particolare, considerando le sue condizioni di salute e la sensibilità che circonda oggi la sua figura. Questo ha influenzato la rappresentazione?

Siamo perfettamente consapevoli che lavorare con Michael Schumacher e la Ferrari porti con sé una grande responsabilità e un immenso amore da parte del pubblico. Abbiamo cercato di rendere loro giustizia nel modo più dignitoso e rispettoso possibile, rimanendo nel nostro stile. Per questo abbiamo lavorato a stretto contatto con le persone del suo team, che lo conoscono personalmente. Ogni volta che il graphic designer elaborava i dettagli del viso, del casco o della tuta, ci confrontavamo continuamente per assicurarci che fosse tutto corretto e approvato. Quando si lavora con delle leggende, il rispetto è la priorità.

Anche perché in questo caso la minifigure è un elemento fondamentale del set.

Sì, infatti il graphic designer ha incontrato diverse difficoltà nel catturare i tratti distintivi di Michael, come il mento e le linee della bocca. Ci ha dedicato molto tempo, inviando continue opzioni per capire quale fosse la resa migliore. È davvero difficile conferire tratti unici a un formato universale. La minifigure LEGO ha dei vincoli fissi quando si rappresentano gli esseri umani, e riuscire a personalizzarli al meglio all’interno di quello standard è sempre una sfida complessa.

Quanto tempo ha richiesto la progettazione del set?

In totale credo siano stati circa sei mesi di lavoro, forse poco meno.

Come viene stabilita la scala del modello? È una decisione estetica, tecnica o dipende dall’esperienza di costruzione che volete offrire?

Nella linea Icons cerchiamo di mantenere una scala uniforme tra i vari modelli, sia per le monoposto che per le vetture stradali. Solitamente scaliamo l’auto partendo dalle ruote del nostro sistema, che hanno diametri predefiniti. Questo significa che la vettura sarà sempre ben proporzionata rispetto alla sua controparte reale, ma tra modelli LEGO differenti potrebbe esserci qualche leggera variazione di scala dettata proprio dalla misura degli pneumatici a disposizione.

I set LEGO Icons sono rivolti principalmente agli adulti. Cosa cambia nel processo di progettazione rispetto a un set pensato per i bambini?

Abbiamo molto più margine di manovra per creare un’esperienza di costruzione complessa, utilizzando tecniche che internamente non suggeriamo per i set destinati ai più piccoli. Sappiamo però che i prodotti “18+” finiscono comunque anche nelle mani dei bambini, per giocarci insieme ai genitori. Il nostro obiettivo è proprio unire le generazioni: questa Ferrari è un ponte perfetto tra chi ha visto correre Schumacher e chi sta scoprendo la Formula 1 oggi.

Nei set per adulti spesso si costruiscono strutture interne complesse che, a modello finito, rimangono invisibili. C’è qualche meccanismo nascosto anche in questa Ferrari?

In questa monoposto non c’era tantissimo spazio per nascondere componenti, ma abbiamo inserito un meccanismo di sterzo funzionante. C’è un intero asse che attraversa l’interno della vettura che, di fatto, non si vede. In generale cerchiamo di celare solo gli elementi puramente funzionali che non sarebbero visibili nemmeno nella realtà. Per il resto dipende molto dal singolo progetto.

Il motorsport vive di tecnologia, competizione e soprattutto velocità. Quale di questi aspetti è più difficile da trasmettere in un modello statico?

Sicuramente la velocità, visto che questo modello non andrà mai a 300 chilometri orari! Scherzi a parte, sono tutti elementi difficili da rappresentare visivamente. Penso che il nostro vero obiettivo sia celebrare la sacralità dell’oggetto in sé e il momento storico del campionato, più che ricreare le pure prestazioni della pista.

Utilizzi mai l’intelligenza artificiale nel tuo processo creativo, magari per iterare o sperimentare più rapidamente nuove soluzioni?

Personalmente non ho mai usato l’intelligenza artificiale al lavoro. È molto difficile integrarla nella nostra routine di designer LEGO. Al momento non lo ritengo uno strumento in grado di aiutarmi a fare meglio o più velocemente il mio lavoro.

Hai studiato design industriale. Che cosa hai dovuto “dimenticare” del metodo tradizionale quando sei passato ai mattoncini LEGO?

Proprio il fatto di dover usare i mattoncini! Nel design industriale impari a creare ogni singolo elemento da zero. Qui, invece, il materiale mi viene fornito: il sistema esiste già e io devo usarlo per costruire qualcos’altro. Se avessi dovuto progettare questo set ai tempi dell’università, avrei dovuto prima disegnare le forme dei mattoncini e poi l’auto. In LEGO, metà del lavoro strutturale è già pronto; è un approccio completamente diverso.

C’è un oggetto o un simbolo legato alle tue passioni che sogni di trasformare in un set LEGO Icons?

Da portoghese, mi piacerebbe vedere una maggiore rappresentazione delle icone del mio Paese. Il tipico tram di Lisbona sarebbe un set fantastico, chissà. Voi italiani siete decisamente più fortunati: avete sempre qualcosa da costruire, dalla Ferrari al Colosseo, fino alla Fontana di Trevi. Noi per ora abbiamo avuto solo Cristiano Ronaldo: non è male, ma abbiamo senz’altro altro da offrire.

Ritieni che LEGO, e in particolare la linea Icons, sia ancora un giocattolo o ormai qualcosa di più?

Sarà sempre un giocattolo, semplicemente perché si basa su un sistema di costruzione modulare. L’essenza dei modelli LEGO è che non devono rimanere intatti per sempre: se domani voglio smontare questa Ferrari per costruirci un X-Wing di Star Wars, posso farlo. Questa è la vera magia che conserveremo sempre, a prescindere dal livello di dettaglio o dalla fascia d’età a cui ci rivolgiamo.