Neva SGR, il venture capital di Intesa Sanpaolo che anticipa i mercati del futuro
di Luca IndeminiDallo spazio alle biotecnologie, dall'energia all'agritech: come Neva SGR sceglie e accompagna le startup capaci di anticipare i mercati, puntando sui team e sulla rete del Gruppo
Sei anni di attività, 600 milioni di euro di capitale raccolto attraverso sei fondi di venture capital, 273 milioni investiti in oltre 50 società innovative in Italia e all’estero e 55 milioni incassati dalle exit. Sono i numeri con cui Neva SGR, la società di venture capital del Gruppo Intesa Sanpaolo, fa il punto sul proprio percorso all’Annual Meeting “Connettiamo l’innovazione alla crescita”, alle Officine Grandi Riparazioni di Torino.
Fondata nel 2020, Neva nasce con l’obiettivo di combinare le competenze di un team internazionale specializzato nel venture capital con la rete industriale e le competenze di Intesa Sanpaolo. Un modello che punta a individuare a livello globale i nuovi category leader, le aziende destinate a operare nei mercati che nasceranno intorno alle grandi sfide tecnologiche e industriali.
Anticipare i trend tecnologici
«Il nostro compito è anticipare i trend tecnologici prima che il mercato li riconosca pienamente – spiega Mario Costantini, amministratore delegato e direttore generale di Neva SGR – Ciò che mi rende più orgoglioso di questi sei anni è vedere che siamo stati in grado di farlo in diversi settori. Penso ad esempio al quantum computing, alla fusione nucleare o all’aerospazio, dove abbiamo iniziato a investire già nel 2020, a partire da D-Orbit».
Leader internazionale nella logistica spaziale e nei servizi per satelliti, D-Orbit è nata nel 2011 da un’intuizione dei founder Luca Rossettini e Renato Panesi, attualmente Chief Commercial Officer, che ricorda: «All’epoca non si parlava ancora di space economy, ma noi abbiamo intravisto che avrebbe potuto evolversi verso qualcosa che si sarebbe potuto aprire ai privati portandosi dietro la necessità di infrastrutture e servizi di logistica». Il primo obiettivo è stato la gestione di tutte le fasi della vita di un satellite, fino alla sua rimozione. A questa attività si è poi aggiunto un ulteriore servizio: quello che oggi chiamiamo “cloud in orbita”. L’idea è processare i dati dei satelliti direttamente a bordo, invece di doverli inviare tutti a terra, per fornire più rapidamente all’utente finale il dato di interesse commerciale.
«Guardando a cinque anni, l’obiettivo è lavorare sempre più intorno alla Terra e poi iniziare a spostarci verso la Luna, con infrastrutture e costellazioni dedicate a servizi come geolocalizzazione e connettività», spiega Panesi.
Saper anticipare i bisogni è indubbiamente una delle caratteristiche che Neva cerca nelle sue startup. E lo fa in diversi settori, cercando soluzioni innovative alle grandi sfide globali. Si spazia dal cambiamento climatico all’efficienza energetica, dalla trasformazione digitale, alle opportunità della space economy, dalle tecnologie produttive più evolute alle nuove frontiere delle scienze della vita.
È il caso ad esempio di Tr1X, fondata nel 2021, partendo da 30 anni di studi della Professoressa Maria Grazia Roncarolo sulle cellule T regolatorie di tipo 1, le cosiddette Tr1, che hanno il compito di garantire la tolleranza immunologica. Nelle malattie autoimmuni questo equilibrio tra le cellule T regolatorie e il sistema immunitario non funziona correttamente ed è lì che interviene Tr1X. «La nostra sfida è stata industrializzare la produzione delle Tr1 e usarle per sviluppare terapie contro le malattie autoimmuni – spiega David De Vries, Co-founder e Ceo Tr1X – Vogliamo passare da una terapia che dura tutta la vita per controllare la malattia a una cura efficace e definitiva».
Dopo i risultati promettenti di TRX103, la startup ha sviluppato altri due prodotti: TRX319, che combina la funzione regolatoria con la capacità di eliminare le cellule B grazie a un recettore CAR, e TRX501, ancora in fase preclinica, concepito per trasformare le cellule T del paziente in cellule terapeutiche direttamente nel suo organismo, attraverso un’iniezione.
Criteri per una startup vincente
Altra sfida fondamentale per Neva è, tra startup che operano in settori tanto diversi, individuare i criteri più efficaci per selezionare società con il potenziale per diventare grandi imprese. Per farlo segue principalmente due percorsi paralleli.
«Da un lato abbiamo team specializzati sui verticali, che analizzano l’idea imprenditoriale, il suo potenziale impatto sul mercato di riferimento, tempi e costi – sottolinea Costantini – Ci sono poi altri due elementi determinanti, che esulano dal settore di riferimento. Valutiamo il team che c’è dietro la startup, gli studi su cui si basa, e cerchiamo di capire se la compagine dei nostri compagni di viaggio nell’investimento abbia la capacità finanziaria e relazionale per sostenere la crescita della società».
Nel biotech c’è oggi un grande interesse da parte delle case farmaceutiche, il mercato delle acquisizioni è vivo e attivo. Il settore dell’energia, legato alla crescente richiesta di Intelligenza Artificiale e data center, è quello che propone le sfide più interessanti, dal nucleare di nuova generazione all’energy storage, che serve a ottimizzare l’utilizzo delle rinnovabili.
Lo dimostra il caso di Energy Dome, nata nel 2020 sviluppando una tecnologia innovativa per l'accumulo di energia di lunga durata basata sull'utilizzo della CO₂. Esempio perfetto dell’importanza del team: «Abbiamo un gruppo di persone che lavorava assieme da 15 anni nel settore dell’ingegneria di processo e delle turbo macchine – racconta Claudio Spadacini, Founder e Ceo Energy Dome – Partendo da una tecnologia già disponibile, abbiamo introdotto innovazione nel processo di accumulo e oggi siamo l’unica realtà in grado di sviluppare una tecnologia di long duration storage non basata sul litio, già disponibile commercialmente».
Non solo capitale
Gli investimenti, come detto, giocano un ruolo fondamentale nel percorso di crescita di una startup, ma non rappresentano l’unico contributo che un grande gruppo industriale può apportare.
«Quando investiamo, vogliamo che l’azienda abbia successo – ribadisce Costantini – Oltre al capitale portiamo tutto il sistema di relazioni istituzionali, commerciali e finanziarie del Gruppo Intesa Sanpaolo, questo ci permette di aprire opportunità che altrimenti sarebbero difficili da ottenere».
Nel caso di xFarm, piattaforma digitale dedicata alla trasformazione sostenibile dell’agricoltura, il supporto di Neva è stato essenziale per il percorso di internazionalizzazione. «L’app è nata per permettermi di ottimizzare la gestione dell’azienda agricola di famiglia, a cui mi dedicavo nei fine settimana – racconta il founder e Ceo Matteo Vanotti – Poi il progetto è cresciuto, nel 2018 sono uscito da Accenture, dove lavoravo, e ho fondato la startup. Neva ci ha affiancato quasi dall’inizio, nel round di serie B del 2022, e ci ha accompagnato nella crescita fuori dall’Italia, prima in Grecia, Spagna, Francia, Germania e Uk, poi in Sud America e in India». Oggi xFarm gestisce dati relativi a quasi 25 milioni di ettari, con circa 600 mila aziende agricole attive sulla piattaforma e oltre 100 clienti corporate. «Siamo partiti come software company – conclude Vanotti, indicando il percorso per il futuro – oggi la nostra sfida è l’evoluzione in data company».