L’IA di Microsoft supera i medici anche nei casi da pronto soccorso: lo studio su Science
di Pier Luigi PisaMicrosoft aveva già annunciato nel giugno 2025 che il suo sistema diagnostico MAI-DxO superava i medici nei casi clinici più difficili. Ora il lavoro è stato pubblicato su Science con nuovi test: l’IA mantiene un vantaggio anche su 325 casi più comuni provenienti da un pronto soccorso americano
Un paziente arriva con pochi sintomi, qualche informazione iniziale e una malattia difficile da riconoscere. Il medico comincia a fare domande, ordina gli esami che ritiene utili, scarta alcune ipotesi e ne formula altre fino ad arrivare a una diagnosi.
Microsoft ha trasformato questa sequenza in un test per l’intelligenza artificiale.
Il sistema si chiama MAI-DxO, abbreviazione di Microsoft AI Diagnostic Orchestrator, ed era stato presentato dall’azienda il 30 giugno del 2025 con risultati sorprendenti: su 304 casi particolarmente complessi pubblicati dal New England Journal of Medicine, la migliore configurazione individuava correttamente la diagnosi nell’85,5% dei casi, contro circa il 20% dei 21 medici coinvolti nell’esperimento. Il lavoro, allora, era disponibile come preprint e non era ancora stato sottoposto alla revisione di una rivista scientifica.
Lo studio pubblicato sulla rivista Science
Sedici mesi dopo, quello studio è stato pubblicato su Science con il titolo Sequential Diagnosis with Language Models. La versione definitiva conferma il vantaggio dell’IA sui casi difficili, ma aggiunge soprattutto un esperimento più vicino alla medicina quotidiana: 25 casi ricavati da cartelle cliniche anonimizzate di pazienti passati dal pronto soccorso del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, raccolte nel database di ricerca MIMIC-IV-ED.
Qui MAI-DxO ha raggiunto un’accuratezza diagnostica dell’80,3%, contro il 46,8% dei medici non specialisti. Il sistema è quindi risultato circa 1,7 volte più accurato anche davanti a situazioni cliniche molto meno eccezionali rispetto ai celebri casi del New England Journal of Medicine.
Il confronto con i medici diventa più realistico
Anche il vecchio esperimento è stato rafforzato.
Nel test pubblicato ora, MAI-DxO raggiunge l’83,2% sui 304 casi complessi del NEJM. I medici di cure primarie e gli internisti coinvolti arrivano al 22,3% senza strumenti esterni. Quando possono consultare libri e internet, la loro accuratezza sale al 36,1%. L’IA mantiene quindi un vantaggio superiore a due volte anche quando agli esseri umani viene consentito di utilizzare risorse di supporto.
MAI-DxO lavora come una piccola équipe virtuale. Diversi agenti basati sui grandi modelli linguistici propongono diagnosi, chiedono ulteriori informazioni, ordinano esami e discutono le ipotesi formulate dagli altri. Il sistema riceve inizialmente soltanto una parte della storia clinica e deve decidere quali informazioni ottenere durante il percorso, invece di trovarsi davanti a una cartella già completa. Il benchmark misura anche il costo stimato degli esami richiesti.
Microsoft ha inoltre ripetuto i test con modelli più recenti, compreso GPT-5.5, osservando che il metodo continua a funzionare senza modificare l’architettura dell’orchestratore. Una parte molto consistente delle prestazioni dipende comunque dalla qualità del modello sottostante: GPT-5 da solo arriva già vicino ai risultati di MAI-DxO nei casi più difficili.
Una superintelligenza medica
Mustafa Suleyman, amministratore delegato di Microsoft AI e tra gli autori dello studio, considera questi risultati una tappa verso quella che l’azienda chiama “medical superintelligence”.
“Credo davvero che nel 2027 saremo alle soglie di una svolta per le cartelle cliniche simile a quella avvenuta nel coding”, ha detto a TechCrunch. Suleyman immagina sistemi capaci di formulare continuamente previsioni molto accurate sull’evoluzione della storia clinica di un paziente, offrendo ai medici una capacità di anticipazione che ha definito “estremamente preziosa”.
I limiti della ricerca da tenere in conto
Le ambizioni vanno però separate da ciò che lo studio dimostra oggi. I medici coinvolti lavoravano individualmente e il confronto sui casi più complessi non comprendeva équipe di specialisti, che sono normalmente quelle chiamate ad affrontare diagnosi di questo livello.
I test restano inoltre simulazioni basate su cartelle cliniche già esistenti: MAI-DxO non ha ancora dimostrato di migliorare la salute dei pazienti in un ospedale reale.
Il prossimo test sarà con pazienti reali
Microsoft ha già preparato il passaggio successivo. In collaborazione con il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, l’azienda avvierà uno studio prospettico in cui alcuni pazienti interagiranno direttamente con MAI-DxO mentre continuano a ricevere normalmente le cure dei medici. Le valutazioni del sistema saranno poi confrontate con quelle formulate autonomamente dai professionisti sanitari.
È quel test a poter stabilire quanto il vantaggio osservato nei benchmark sopravviva all’ambiente molto più disordinato di un ospedale, dove le informazioni possono essere incomplete, i sintomi cambiano e una diagnosi corretta è soltanto una parte del lavoro medico.