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Windows XP compie 25 anni e c’è chi lo usa ancora

Rilasciato ufficialmente il 25 ottobre 2001, ha raggiunto l’85% circa del mercato dei sistemi operativi e, ancora oggi, genera lo 0,05% del traffico web. Windows XP è la storia di un successo costruito anche con correzioni invisibili agli utenti ma essenziali per l’informatica contemporanea. Ecco cosa ha insegnato

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La collina verde, il cielo attraversato dalle nuvole e il pulsante Start. Elementi distintivi dell’interfaccia grafia di Windows XP, il sistema operativo che ha accompagnato la diffusione di massa di computer nelle case, negli uffici e nelle scuole.

Un semplicità visiva che nascondeva un lavoro meno visibile perché, con XP, Microsoft ha costruito meccanismi capaci di riconoscere vecchi programmi difettosi e adattare, caso per caso, le risposte del sistema operativo.

A volte quell’adattamento consisteva in una piccola menzogna: all’applicazione veniva comunicato che stava usando una versione precedente di Windows. In altri casi la soluzione era molto più radicale, fino a recuperare parti del gestore della memoria di Windows 95. Non era una funzione magica che faceva partire qualunque software, ma la scelta ingegneristica di proteggere l’investimento degli utenti nel software che avevano già acquistato.

Oggi, 25 anni dopo l’uscita, XP è quasi scomparso dalle statistiche della navigazione online, ma non dalla realtà materiale. È ancora presente in una parte delle infrastrutture industriali e dei sistemi specializzati. Capire come abbia conquistato il mondo aiuta anche a spiegare perché liberarsene, quando si tratta di tecnologie critiche, non sia affatto semplice.

Windows XP e la retrocompatibilità

Arrivato sul mercato il 25 ottobre del 2001 nelle edizioni Home, destinata agli utenti domestici, e Professional, pensata per le aziende, Windows XP (dove XP sta per Experience) ha segnato una svolta importante tanto per Microsoft quanto per i clienti.

Infatti, per la prima volta, la solida architettura Windows NT, già utilizzata in ambito professionale, è diventata la base anche del sistema operativo per il grande pubblico, sostituendo progressivamente la linea tecnologica di Windows 95, 98 e Me. Da quel momento il kernel, cioè il componente fondamentale che gestisce memoria, processi e dispositivi hardware, è diventato comune a tutte le principali versioni di Windows.

Il passaggio a un’architettura diversa avrebbe potuto rendere inutilizzabile una quantità di software tra videogiochi, gestionali e una quantità di applicazioni verticali costruite per svolgere un solo compito. Alcuni erano stati scritti dando per scontate caratteristiche di Windows 95 o 98 che in XP non esistevano più o funzionavano diversamente. Altri contenevano errori che sulle vecchie macchine non provocavano conseguenze apparenti.

La retrocompatibilità è la capacità di un prodotto nuovo di continuare a utilizzare file, strumenti o programmi pensati per versioni precedenti. Per gli utenti significa non dover rinnovare il parco software e, per il produttore del sistema operativo, significa accettare la sfida colossale di fare dei limiti dei software in circolazione un problema da risolvere per conto proprio.

L’85% del mercato

Secondo le rilevazioni di Net Applications riportate dalla stampa specializzata, la quota di XP fra i sistemi osservati online arrivò all’85,3% nel dicembre 2006. Un’ulteriore rilevazione di febbraio 2007, citata da Computerworld, la collocava all’84,3%.

Dietro il risultato c’erano motivi tecnici e commerciali, c’erano la stabilità percepita rispetto a Windows 98 e Windows Me, la disponibilità di programmi e periferiche, la familiarità dell’interfaccia e l’enorme parco di pc venduti con XP preinstallato.

Dieci anni dopo il lancio, Windows XP era ancora attuale. Computerworld riferiva ancora il 52,4% nel maggio 2011 e, poco più di un anno dopo, Statcounter stimava il 27,64% nel settembre 2012.

A settembre del 2014, cinque mesi dopo la fine del supporto ordinario, era istallato sul 23,89% dei pc presi in esame dalle statistiche e nel 2016 (15 anni dopo il debutto), girava ancora sul 5,46% delle macchine.

La diffusione di XP nel 2026 è minima, ma non dice tutto

I dati più freschi risalgono allo scorso mese di settembre e segnalano che Windows XP è istallato sullo 0,05% dei computer (anche in Italia).

Come ordine di grandezza, equivale a una visualizzazione sul web riconducibile a XP ogni duemila visualizzazioni effettuate dalle versioni Windows desktop misurate, non a un computer su duemila censito fisicamente. Statcounter infatti non conta le licenze installate o le macchine accese, raccoglie i dati delle pagine visualizzate sui siti che utilizzano il suo codice di misurazione ricavando, tra diverse informazioni, anche il sistema operativo comunicato dal browser. Ciò significa che chi naviga molto pesa più di chi non naviga e significa, in definitiva, che una postazione che non esce su internet può essere del tutto invisibile.

Perciò non esiste, nelle fonti pubbliche affidabili consultate, un conteggio verificabile e aggiornato di tutti i dispositivi del mondo che nel 2026 eseguono Windows XP, comprese le macchine isolate.

Convertire lo 0,05% in un numero preciso di computer non avrebbe senso, anche perché misurare quanto XP partecipi ancora alla vita digitale degli utenti non dice quante macchine lo eseguono dietro le quinte.

Fabbriche, sanità e sistemi che non si possono aggiornare con un clic

Gli impieghi residui più significativi non coincidono necessariamente con il computer personale che qualcuno conserva per nostalgia. Comprendono soprattutto ambienti in cui il sistema operativo è un pezzo di un insieme più grande come, per esempio, macchine utensili e linee produttive, apparecchiature sanitarie, strumenti di laboratorio, terminali e postazioni specialistiche. In questi casi un aggiornamento può richiedere di cambiare anche controllori, periferiche, software proprietario e procedure di sicurezza. Non è raro che l’intero impianto sia stato progettato e collaudato attorno a un sistema ormai superato.

A giugno del 2026 gli specialisti dell’azienda di consulenza tecnica Efi Global hanno descritto un’insospettabile presenza, nelle fabbriche, di computer con a bordo XP, Windows 95 e anche DOS, ancora attivi proprio perché migrare ad altri sistemi operativi può compromettere l’affidabilità di processi validati e anche la produttività.

A maggio del 2026 l’azienda di cybersecurity TXOne Networks, interrogando 550 responsabili della sicurezza e delle tecnologie operative in sei paesi europei (Italia inclusa), ha evidenziato la difficoltà delle imprese industriali nell’eliminare le piattaforme obsolete e il costo degli incidenti associati ai sistemi legacy. In questo caso, però, il termine “legacy” comprende un insieme di piattaforme datate, non soltanto Windows XP.

La fine del supporto e la sicurezza

Microsoft ha chiuso il supporto esteso delle comuni edizioni di Windows XP l’8 aprile 2014, momento a partire dal quale i nuovi problemi di sicurezza non venivano più supportati da Microsoft, salvo qualche eccezione. Nel 2017, ad esempio, il ransomware WannaCry ha indotto il gigante di Redmond a rilasciare aggiornamenti anche per XP.

XP dimostra che il software non invecchia da solo

A venticinque anni dal lancio, il dato più interessante non è il minuscolo 0,05% rilevato nelle visite web. È la distanza tra due emisferi dell’informatica contemporanea. Da una parte l’emisfero dei dispositivi personali, sostituiti ogni pochi anni, e quello delle apparecchiature che devono funzionare per decenni. Ciò che ha insegnato XP è che la compatibilità dei software ha un valore ed è un insegnamento che Microsoft ha fatto proprio.