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AI Forum, il futuro più umano di Meta si lega a quello delle PMI italiane

Angelo Mazzetti, Direttore Relazioni Istituzionali di Meta in Italia 

Nel museo milanese, gli occhiali IA sviluppati da Meta ed EssilorLuxottica accompagnano ciechi e ipovedenti davanti ai capolavori del museo. Il progetto è arrivato all’AI Forum organizzato da Meta a Roma, dove l’azienda ha il volto buono dell’intelligenza artificiale: quello che aumenta l’autonomia delle persone e può aiutare le piccole imprese italiane, che però continuano a usarla poco

7 minuti di lettura

Tra le tante alternative di futuro a cui punta Meta, quella più positiva e meno distopica passa per un museo italiano.

Alla Pinacoteca di Brera, a Milano, un paio di occhiali dotati di intelligenza artificiale può riconoscere il quadro che una persona ha davanti e raccontarglielo attraverso gli speaker inseriti nelle aste. Per un visitatore cieco o ipovedente significa poter ascoltare la descrizione dell’opera mantenendo le mani libere, percepire ciò che accade nella sala e muoversi con maggiore autonomia.

Il progetto si chiama Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo ed è nato dalla collaborazione tra Meta, Pinacoteca di Brera ed EssilorLuxottica, insieme all’Associazione Nazionale Subvedenti, all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e alla Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano. È stato lanciato a Brera lo scorso 13 ottobre e, due settimane dopo, è diventato uno dei casi centrali dell’AI Forum organizzato da Meta a Palazzo Rondinini, nel centro di Roma.

Nelle sale del palazzo romano sono arrivate anche riproduzioni digitali dei capolavori della Pinacoteca, utilizzate per mostrare come funziona l’esperienza. L’occhiale diventa l’interfaccia: il visitatore si avvicina all’opera, attiva il dispositivo e ascolta i contenuti senza dover tenere uno smartphone in mano o cercare informazioni su uno schermo.

Due riproduzioni digitali dei capolavori ospitati dalla Pinacoteca di Brera 

È una dimostrazione di ciò che, nell’industria tecnologica, viene chiamato ambient computing: computer, sensori e intelligenza artificiale si spostano progressivamente dallo schermo agli oggetti che indossiamo e all’ambiente nel quale ci muoviamo. Nel caso del museo milanese questa idea assume una funzione precisa, perché la tecnologia cerca di rimuovere un ostacolo durante l’esperienza culturale.

"Con la Pinacoteca di Brera abbiamo mostrato come possano aprire nuove possibilità di accesso all’arte e alla cultura – ha detto Angelo Mazzetti, Direttore Relazioni Istituzionali di Meta in Italia, aprendo il forum sull’IA organizzato a Roma -. Con Fondazione Mondo Digitale esploriamo il loro contributo all’inclusione digitale tra generazioni; con Viola Walk Home abbiamo avviato una partnership pilota per esplorare come l’integrazione con gli AI glasses possa migliorare il servizio offerto da Viola. L’Italia, grazie alle sue competenze manifatturiere, creative e imprenditoriali, può avere un ruolo da protagonista in questa trasformazione. Perché queste opportunità possano raggiungere sempre più persone, servono competenze, accesso alle tecnologie e collaborazione tra imprese, istituzioni, ricerca e comunità".

I capolavori raccontati dagli occhiali

Sensing Art parte da un lavoro che alla Pinacoteca esiste da circa dieci anni. Il percorso DescriVedendo, sviluppato dall’Associazione Nazionale Subvedenti, traduce le immagini in descrizioni molto dettagliate, costruite per aiutare le persone con disabilità visiva a formarsi una rappresentazione mentale dell’opera.

Il nuovo sistema sviluppato in collaborazione con Meta ed EssilorLuxottica comprende otto capolavori della collezione, tra cui opere di Caravaggio, Raffaello, Andrea Mantegna e Francesco Hayez.

Per ciascuno sono disponibili diversi contenuti. La descrizione morfologica ricostruisce a parole forme e posizione dei soggetti, soffermandosi anche sui dettagli visivi. A questa si aggiungono un approfondimento storico-artistico e una biografia dell’autore. Gli occhiali IA permettono di ascoltarli direttamente dagli altoparlanti open-ear integrati nella montatura, lasciando quindi libero l’orecchio e mantenendo il contatto con ciò che accade intorno.

Chiara Rostagno, vicedirettrice della Pinacoteca di Brera, durante l’AI Forum romano ha ricondotto il progetto a un’idea del museo molto più ampia dell’accessibilità tecnologica.

"Noi, per statuto e per vocazione della natura dei nostri musei, crediamo che possano costituire delle palestre pacifiche, o una palestra di cittadinanza, dove si possano dirimere in fondo anche i conflitti interiori", ha spiegato. "Siamo convinti che l’esperienza dell’arte dia coraggio per il futuro. Creare un senso di comunità e rendere ciascuna delle persone protagonista dell’esperienza culturale è per noi l’obiettivo cardine".

Chiara Rostagno, Vicedirettrice della Pinacoteca di Brera 

L’intimità evocata da Rostagno è importante anche per capire la scelta degli occhiali. Un’audioguida tradizionale richiede un dispositivo separato, mentre uno smartphone porta inevitabilmente l’attenzione verso un display. Qui l’interazione viene incorporata dentro un oggetto che il visitatore può già indossare.

"Questo progetto ci porta in una direzione sognata da tempo", ha continuato Rostagno, "quella di permettere al nostro pubblico, ciascuno con le proprie particolari abilità, di creare un rapporto intimo con le nostre opere, che sono opere per tutti e di tutti".

Un’IA che pesa meno di cinquanta grammi

Dietro la filosofia della Pinacoteca milanese c’è un oggetto nel quale EssilorLuxottica e Meta hanno concentrato videocamera e microfoni, oltre ad altoparlanti, connettività e software di intelligenza artificiale dentro una montatura Ray-Ban che pesa meno di cinquanta grammi.

Per Elena Dimichino, Chief Sustainability Officer di EssilorLuxottica, gli smart glasses rappresentano un nuovo passaggio nella lunga evoluzione dell’occhiale. Nato come dispositivo medico, nel tempo è diventato anche oggetto di design e parte dell’identità di chi lo indossa. L’elettronica aggiunge ora un ulteriore livello.

"Integrare all’interno dell’occhiale un contenuto tecnologico così importante va a ridefinire ulteriormente il ruolo dell’occhiale - ha spiegato Dimichino - Lo fa diventare un dispositivo intelligente, quindi un oggetto che aiuta ancora di più a interagire con la realtà che ci circonda, a partecipare ancora più pienamente a quello che è il mondo attorno a noi".

Dentro la montatura trovano posto una videocamera per foto e video, l’audio per musica e chiamate e Meta AI, l’assistente dell’azienda. Una luce LED segnala inoltre quando la videocamera è in funzione, un accorgimento progettato per rendere visibile alle persone circostanti l’attivazione della registrazione.

Meta AI Glasses 

La possibilità di fotografare e riprendere ciò che ci circonda in modo più discreto rispetto a uno smartphone è proprio uno degli aspetti che preoccupano maggiormente i regolatori e le autorità per la tutela della privacy. Davanti a un quadro, però, la videocamera assume una funzione diversa: diventa semplicemente lo strumento che consente anche a chi non può vederlo di conoscere l’opera e apprezzarne i dettagli.

Dimichino ha insistito soprattutto sulla forma del dispositivo: "La sfida è stata andare a inserire il contenuto tecnologico all’interno di un oggetto bello, di un oggetto leggero". Il risultato, nella sua lettura, cambia anche il rapporto fisico con l’informatica: "Questa è la magia di questo oggetto e di questa intelligenza artificiale: ti fa alzare gli occhi dallo schermo e ti fa guardare dritto nel mondo e vivere veramente il momento".

A Brera questa promessa viene sottoposta a una verifica particolarmente esigente. Un assistente integrato negli occhiali può riconoscere ciò che si trova davanti alla videocamera e rispondere a domande sull’ambiente circostante. Attraverso l’integrazione con Be My Eyes, può inoltre mettere una persona cieca in contatto con volontari vedenti o operatori che possono aiutarla a distanza. Sensing Art aggiunge a queste funzioni contenuti realizzati appositamente per le opere del museo.

Il ruolo degli utenti nello sviluppo degli occhiali IA

Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha spiegato durante l’evento di Roma che la sperimentazione entrerà ora in una fase diversa. UICI ha avviato un’intesa con EssilorLuxottica e con l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità per studiare come gli occhiali possano evolvere partendo direttamente dall’esperienza delle persone che li utilizzano.

"L’idea è: lavoriamo tutti seriamente. La tecnologia offre tanto, studiamo - ha detto Barbuto -. Si sta creando un’équipe di ingegneri, psicologi e persone non vedenti, con l’aiuto di EssilorLuxottica e anche di Meta, che ha messo a disposizione un certo numero di occhiali oltre alla tecnologia".

La scelta riguarda anche il modo in cui vengono costruiti i prodotti digitali. "I destinatari sono quelli che devono partecipare alla fase di sviluppo”, ha aggiunto Barbuto. È una frase che sposta il progetto dalla semplice applicazione dell’IA a un problema di progettazione: una funzione può essere tecnicamente sofisticata e rivelarsi comunque poco utile quando nasce senza conoscere le abitudini delle persone alle quali è destinata.

L’esempio portato da Barbuto riguarda una capacità ormai comune nei sistemi di IA generativa: il riassunto automatico. Sintetizzare un testo può essere molto utile quando si vuole coglierne rapidamente il contenuto, ma diventa un limite se una persona cieca chiede agli occhiali di leggere integralmente ciò che ha davanti. In quel caso l’IA, scegliendo autonomamente cosa conservare e cosa tralasciare, finisce per sottrarre all’utente una parte dell’informazione.

Mario Barbuto, Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) 

"L’occhiale cerca di fare un riassunto del testo - ha raccontato Barbuto - Sarebbe importante invece conoscere il testo parola per parola, dalla prima all’ultima. Va bene il riassunto, ovviamente ringraziamo gli occhiali, fanno un ottimo servizio, ma tante volte una poesia vogliamo leggercela dalla prima all’ultima parola".

L’AI Forum allarga il discorso all’IA e il lavoro

Sensing Art ha fornito al Forum romano una rappresentazione particolarmente immediata dell’IA applicata a un bisogno concreto. Palazzo Rondinini ospitava però una discussione molto più ampia, dalla diffusione degli strumenti intelligenti nelle aziende all’inclusione digitale tra le generazioni.

Meta ha usato l’evento anche per presentare una ricerca realizzata da Ipsos sulle micro, piccole e medie imprese italiane. Lo studio è stato condotto online nell’ottobre 2026 su un campione ponderato di 500 persone tra titolari e fondatori, insieme ad amministratori e dipendenti con responsabilità decisionali in aziende con meno di 250 addetti. I numeri descrivono una distanza considerevole tra interesse e utilizzo quotidiano.

La ricerca Ipsos sulle PMI italiane e l’intelligenza artificiale

Il 68% degli intervistati da Ipsos ritiene che l’intelligenza artificiale possa permettere di svolgere attività che in passato richiedevano più tempo oppure costi e personale maggiori. Oggi, però, soltanto il 25% dichiara di usarla nelle proprie attività quotidiane.

La distanza cresce nelle aziende più piccole. Tra le microimprese con meno di dieci dipendenti, il 31% dichiara di non avere mai utilizzato strumenti di IA; tra piccole e medie imprese la quota indicata dalla ricerca scende al 14%. Quasi due aziende su tre, il 63%, ritengono intanto che chi eviterà di adottare l’intelligenza artificiale rischi di perdere terreno nei confronti dei concorrenti.

Il dato fotografa un fenomeno che riguarda gran parte del mercato dell’IA generativa. Chatbot e assistenti sono entrati velocemente nell’uso individuale, mentre portarli nei processi di un’impresa richiede competenze specifiche e integrazione con i software esistenti. A questo si aggiunge una valutazione molto più precisa dei costi e dei benefici.

Chiara Ferrari, Service Line Leader, Public Affairs di Ipsos 

Il problema delle piccole aziende è trovare clienti

Tra gli imprenditori intervistati da Ipsos, il 45% indica l’acquisizione di nuovi clienti tra le principali difficoltà. Nelle microimprese la percentuale arriva al 46%.

Sono attività alle quali le aziende di intelligenza artificiale guardano con particolare interesse. Un modello generativo può preparare una prima versione di un testo pubblicitario e analizzare informazioni sui clienti. Può anche organizzare richieste arrivate attraverso diversi canali oppure assistere chi gestisce vendite e comunicazione. Il valore economico dipende da quanto bene questi strumenti riescono a integrarsi con il lavoro reale dell’azienda.

Per il 2027, il 59% delle imprese intervistate prevede di aumentare l’uso dell’IA nel marketing e nella creazione di contenuti. Il 48% pensa di impiegarla maggiormente nello sviluppo di prodotti o servizi, il 47% nella comunicazione con i clienti e il 45% nell’acquisizione di nuovi clienti.

L’interesse, quindi, esiste. Le condizioni per trasformarlo in utilizzo diffuso risultano invece molto meno mature. Il 45% delle imprese chiede formazione specifica per il proprio settore e il 36% indica come incentivo utile periodi di prova gratuiti oppure prezzi più bassi. Il 73% ritiene necessario un maggiore supporto o incentivi per permettere alle PMI di sfruttare pienamente questi strumenti.

Meta guarda in particolare alla cosiddetta IA agentica, sistemi capaci di ricevere un compito e svolgere autonomamente una sequenza di operazioni per completarlo. Un normale chatbot risponde a una richiesta mentre un agente può, almeno in teoria, cercare informazioni e organizzarle, usare software e procedere attraverso diversi passaggi prima di restituire il risultato.

Secondo la ricerca Ipsos, tra le aziende che dichiarano di usare regolarmente assistenti di questo tipo, il 42% afferma di avere già risparmiato tempo nelle attività di routine. Meta ha collegato questi dati alla propria strategia commerciale: negli Stati Uniti e in Canada ha lanciato a settembre Muse for Small Business, una serie di funzioni pensate per utilizzare il suo agente IA nella gestione delle attività aziendali.

Va detto che i tempi con cui Muse arriverà in Europa non solo sono ignoti, ma anche incerti.

La Pinacoteca di Brera come laboratorio dell’IA

A Palazzo Rondinini la distanza fra le promesse dell’industria e le applicazioni già utilizzabili appariva così nelle sue due forme più interessanti.

Da una parte centinaia di piccole aziende che riconoscono il potenziale dell’IA e cercano ancora ragioni sufficienti per inserirla stabilmente nel proprio lavoro. Dall’altra un museo dove quella tecnologia viene testata su un bisogno definito e con persone coinvolte direttamente nella progettazione.

Per l’IA anche l’arte può essere un laboratorio, ma per accelerare l’adozione nelle aziende, come abbiamo visto dai dati Ipsos, servirà molto più della poesia.