Manifattura, la sfida è nell'innovazione
di Sibilla Di PalmaFatturato e mercati esteri sostengono il settore, gli investimenti puntano sempre più sulle nuove tecnologie. L'IA ridisegna la competizione
La manifattura torna a essere uno dei terreni decisivi della competizione globale. Dopo anni in cui una parte della crescita sembrava destinata a passare soprattutto dai servizi e dal digitale, tensioni geopolitiche, ridefinizione delle catene di fornitura e corsa alle tecnologie stanno cambiando le coordinate dell’industria. La geografia della produzione è tornata a pesare, insieme alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla disponibilità di tecnologie e alla capacità di aumentare la produttività.
Per l’Italia il passaggio è particolarmente importante. La forza costruita sulla specializzazione delle filiere, sulla qualità delle produzioni e sulla presenza sui mercati internazionali resta un vantaggio, mentre la concorrenza accelera sul terreno dell’innovazione. Automazione, robotica e intelligenza artificiale entrano sempre più nel confronto tra sistemi manifatturieri. Per le imprese italiane significa presidiare l’export e portare nuove tecnologie anche nelle fabbriche più piccole.
I dati più recenti confermano il peso dei mercati internazionali. Secondo un’indagine dell’Area Studi Mediobanca condotta su 1.700 tra le principali società italiane, nel 2025 il fatturato della manifattura è cresciuto dell’1,7% rispetto al 2024, trainato dalle vendite all’estero, più 2,9%, mentre quelle interne sono rimaste stabili, più 0,3%. Gli investimenti rappresentano un altro tassello del quadro. Secondo l’Analisi dei Settori Industriali realizzata dal Research Department di Intesa Sanpaolo con Prometeia, nella prima parte del 2026 la ripresa degli investimenti in beni strumentali ha sostenuto l’attività manifatturiera, favorita dagli incentivi fiscali e dall’avanzamento dei progetti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Per l’intero anno lo studio stima un fatturato manifatturiero sostanzialmente stabile a prezzi costanti, più 0,2%, ma in aumento del 3,8% a prezzi correnti, fino a 1.168 miliardi di euro. Tra il 2027 e il 2030 è attesa una crescita media annua dell’1% a prezzi costanti.
Se l’export resta un punto di forza, tensioni commerciali, concorrenza cinese e nuovi equilibri nelle catene globali aumentano le incognite. Intesa Sanpaolo e Prometeia prevedono per i prossimi mesi un contributo delle esportazioni più contenuto rispetto al passato, con una maggiore capacità di tenuta per i settori più diversificati geograficamente e legati alla doppia transizione. Tra questi, elettrotecnica, elettronica e meccanica.
L’incertezza dello scenario si riflette anche nelle valutazioni delle imprese. Secondo l’Osservatorio Mecspe, realizzato in collaborazione con Nomisma per la fiera dedicata all’industria manifatturiera, nel primo quadrimestre 2026 oltre tre aziende su quattro hanno registrato un fatturato stabile o in crescita rispetto allo stesso periodo del 2025 e l’85% guarda al 2027 con una fiducia almeno moderata. L’incertezza internazionale resta però la preoccupazione più diffusa, segnalata dal 48% degli imprenditori. Le risposte delle aziende passano in buona parte dagli investimenti. Sempre secondo l’Osservatorio Mecspe, automazione e robotica sono indicate dal 34% delle imprese tra le tendenze destinate a rafforzarsi, davanti alla digitalizzazione e all’interconnessione dei processi. In questo percorso entra anche l’intelligenza artificiale, sempre più vicina alla produzione fisica attraverso l’integrazione con robotica, computer vision, sensori e sistemi autonomi. Le applicazioni riguardano il controllo della qualità, la manutenzione degli impianti e l’ottimizzazione dei processi, con la possibilità di utilizzare i dati raccolti dalle macchine per intervenire più rapidamente sulle decisioni produttive.
L’Italia dispone di competenze consolidate nella meccanica e nell’automazione ed è il secondo mercato europeo per nuove installazioni di robot industriali, dopo la Germania. Secondo l’International Federation of Robotics, nel 2025 ne sono stati installati circa 7.800. La diffusione delle nuove tecnologie rappresenta però una sfida soprattutto per un sistema produttivo caratterizzato da una presenza molto ampia di Pmi, per le quali investimenti e competenze possono costituire ostacoli maggiori. La pressione competitiva è forte soprattutto sul fronte asiatico. La Cina ha costruito negli ultimi anni un ecosistema industriale che riunisce produttori di robot, componentistica, sensori, software e intelligenza artificiale, accelerando il passaggio dalla ricerca all’applicazione industriale.
La competizione non riguarda quindi soltanto i costi, ma sempre più la capacità di sviluppare tecnologie, integrarle nelle fabbriche e portarle rapidamente su scala industriale. L’impatto si misurerà soprattutto sulla produttività. Robotica e Ia possono ridurre sprechi e tempi di lavorazione, aumentare la qualità e rendere più flessibili le linee, ma richiedono competenze capaci di collegare macchine, software, dati e organizzazione produttiva.