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Lombardia, innovazione e competitività

Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia: “Il primato manifatturiero sarà mantenuto soltanto attraverso una crescente apertura all’innovazione,

alle nuove tecnologie e alle nuove generazioni"

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La capacità di trasformare la ricerca in applicazioni industriali, favorire l’incontro tra startup e imprese consolidate e mobilitare capitali per gli investimenti è sempre più decisiva per il futuro della manifattura italiana, a partire dalla Lombardia. Una necessità che riguarda tanto i comparti tecnologicamente avanzati quanto quelli tradizionali, chiamati a rinnovare prodotti e processi. “L’innovazione è una leva strategica indispensabile per competere sui mercati. Anche i comparti tradizionali lombardi hanno mantenuto la competitività rinnovando prodotti e processi. Ma questo vantaggio non è acquisito: occorre continuare a investire in nuove tecnologie per non perdere terreno”, sottolinea Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia. Uno degli ambiti in cui questa trasformazione è già evidente è quello della sostenibilità, che impone alle imprese di conciliare gli obiettivi ambientali con la tenuta economica degli investimenti.

Guidesi cita la siderurgia: “La Lombardia ospita il più grande distretto siderurgico d’Europa, che per il 90% ha già compiuto la transizione energetica. È necessario che l’Europa lasci alle imprese libertà di scelta sulle tecnologie con cui raggiungere gli obiettivi ambientali, secondo il principio della neutralità tecnologica, e rafforzi il sostegno finanziario e creditizio agli investimenti”. Se per le aziende consolidate il problema è sostenere i costi della trasformazione, per le nuove imprese innovative la difficoltà è spesso riuscire a raggiungere il mercato.

"La priorità è ridurre il rischio che i progetti più promettenti si fermino prima della maturità industriale. Il problema è soprattutto l’accesso ai capitali nelle fasi iniziali. Regione Lombardia interviene con strumenti di compartecipazione e garanzie pubbliche per attrarre investitori privati e accompagnare le nuove imprese verso l’industrializzazione”, spiega Guidesi.

Il sostegno finanziario, tuttavia, da solo non è sufficiente. Per crescere, le startup devono trovare anche competenze, partner industriali e opportunità commerciali. “La collaborazione tra startup e imprese consolidate può generare benefici per entrambe: le prime accedono a strutture produttive, conoscenze e mercati, le seconde possono integrare nuove tecnologie. Favorire queste alleanze significa rafforzare la capacità innovativa dell’intero sistema economico”, osserva l’assessore.

Proprio il rapporto tra innovazione e sistema produttivo è stato il filo conduttore di “Persone e Innovazione”, evento organizzato nei giorni scorsi a Milano da Regione Lombardia in collaborazione con Italian Tech. La giornata ha messo a confronto imprese, startup, ricercatori e investitori, coinvolgendo cinque filiere – agroindustria, edilizia sostenibile, chimica verde, siderurgia e tessile – e la XXIV edizione di Start Cup Lombardia, dedicata ai progetti imprenditoriali nati dalla ricerca.

La capacità di far dialogare mondi diversi è anche uno dei principali punti di forza della Lombardia, secondo Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), intervenuto all’evento. “La Lombardia può contare su distretti industriali forti e sulla vicinanza del mondo finanziario. Le università completano questo quadro, creando competenze e cultura sia tecnologica sia imprenditoriale. Gli ecosistemi funzionano quando tutte queste componenti sono presenti”, osserva.

La disponibilità di queste risorse non basta a garantire una dimensione competitiva internazionale. Per questo assume rilievo la collaborazione avviata dalla Lombardia con Liguria e Piemonte nell’ambito della Cabina economica del Nord-Ovest, il tavolo istituito nel 2023 per coordinare le politiche industriali e rafforzare la competitività dei territori. “La scala degli ecosistemi è fondamentale. Per competere a livello mondiale occorre almeno mettere in rete il triangolo industriale del Nord-Ovest, puntando sulle nuove tecnologie. Unendo competenze e capacità produttive si può raggiungere una massa critica più adeguata”, sostiene Metta.

Una collaborazione che la Regione ha già ampliato anche a Veneto ed Emilia-Romagna, dando vita al Distretto Manifatturiero Unico del Nord, per rafforzare l’integrazione delle capacità produttive e favorire una maggiore complementarità tra le filiere manifatturiere. Secondo Metta, la maggiore integrazione territoriale potrebbe rafforzare le filiere tecnologiche, soprattutto quelle che richiedono numerose specializzazioni. È il caso della robotica, che coinvolge fornitori e produttori.

"Un’area più ampia consentirebbe una capacità produttiva maggiormente integrata e una copertura più completa della filiera”, evidenzia Metta. “Bisogna però costruire reti anche su scala europea: oggi, per alcuni componenti essenziali, siamo spesso costretti a rivolgerci a fornitori esterni all’Europa”.