GLI ANONYMOUS stavolta sono molto cauti, ma l'hacker tunisino a cui danno la caccia, Majdi, potrebbe essere già in carcere, arrestato dalla polizia tunisina. Majdi è considerato per importanza il secondo amministratore di sistema dei siti dello Stato Islamico a cui i vendicatori di Anonymous hanno dichiarato la cyberguerra. Quello che è certo, confermato da giornali di lingua francese, è che ben sei sembri del Fallaga Team, responsabile di attacchi ai siti web di scuole e ospedali in Francia, sono stati portati in galera. E il Fallaga Team sarebbe proprio la creatura di Majdi, l'hacker jihadista ricercato dagli Anonymous nell'operazione AntiIsis che dal 9 febbbraio li vede incrociare le sciabole digitali con gli agguerriti hacker del cybercaliffato.
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Che Majdi possa essere tra gli arrestati sembra confermato anche dal silenzio del suo account Twitter, bad_shark1 (lo squalo cattivo), e di altri account da cui era consueto sfidare gli occidentali, in particolare del suo account Facebook, che lo ritraeva come un giovane gaudente piuttosto che come un integralista religioso. Non è così però per gli hacker islamici tunisini del Fallaga team che twittano ancora e hanno una pagina su Facebook dove rivendicano la libertà di stampa, d'opinione e d'espressione: "La libertà di parola, di pensiero e di espressione e dei media e dell'editoria è garantito. Non si può esercitare censura preventiva su queste libertà. Lo Stato garantisce il diritto all'informazione e il diritto di accesso alle informazioni".
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Se l'account Twitter di Majdi, bad_shark1, è stato sospeso da giorni, il gruppo Fallaga vive in rete come nome collettivo, quindi è presumibile che ne sentiremo ancora parlare. Fallaga è parola che sta per "partigiano" ed era un nome dato ai partecipanti della resistenza anticoloniale francese in Algeria. Questo nome è usato anche in Marocco. E oggi viene usato esattamente come il nome Anonymous, quale pseudonimo di chi si riconosce nella causa jihadista seppur da una prospettiva più laica e meno religiosa.
[[ge:rep-locali:repubblica:107521105]]
La battaglia tra Anonymous e Is si fa intanto più complessa. Da una parte la costante caccia all'uomo degli esperti informatici dell'Is, vero obiettivo delle azioni che hanno portato a chiudere e bloccare migliaia di account Twitter riferiti alla galassia filo-islamica del Califfato; dall'altra l'intrusione nelle operazioni degli Anonymous di elementi fondamentalisti cristiani o apparenti tali. Nel profilo di uno degli hacker più attivi di Anonymous, Kamikaze Ghost, compare oggi una croce e una scritta in latino che si appella al Dio cristiano e, sempre dal suo account è stata diffusa una lista di ricercati sui quali è stata messa una taglia: dagli 8 dollari per il profilo twitter di uno jihadista fino a 250 dollari per un dossier su Al Baghdadi. Due fatti abbastanza nuovi nel panorama delle azioni degli Anon che non hanno mancato di suscitare critiche e perplessità.
Nel frattempo tutti gli altri partecipanti all'operazione AntiIsis - che non è la stessa cosa dell'operazione IceIsis-, continuano la loro attività di "vigilantism" denunciando come gli estremisti pro-Isis creano gli account Twitter e copiaincollando migliaia di profili identificati come appartenenti ai supporter dell'Isis, con i jihadisti che hanno risposto occupando l'account del settimanale Newsweek per augurare un pessimo San Valentino a Michelle Obama. Ma, mentre Twitter si riempe degli sfottò tra Anonymous e Is, i sysadmin (gli amministratori informatici) dello Stato Islamico vengono denunciati uno per uno all'Interpol e all'Europol. È di ieri la pubblicazione del profilo completo di un altro di questi, tale Abdullah.
[[ge:rep-locali:repubblica:107521107]]
Gli Anonymous hanno rivolto persino un appello a Github (un servizio di web di hosting per lo sviluppo di progetti software) di non ospitare i software dell'Is e hanno chiesto ad archive.org di ripulire i siti che l'omonima Fondazione memorizza quando hanno dentro propaganda jihadista, finora senza successo.
[[ge:rep-locali:repubblica:107521050]]
Anche per questo un hacker arabo che sta con gli Anonymous ha creato una "daeshbag", una sorta di hashtag che sulla base di uno script in linguaggio python intercetta i tweet sospetti contententi parole come jihad, Isis, cybercaliffato, eccetera, e poi le "risputa" su di un account creato ad hoc. Dalla guerra di propaganda siamo passati alla netwar.
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Che Majdi possa essere tra gli arrestati sembra confermato anche dal silenzio del suo account Twitter, bad_shark1 (lo squalo cattivo), e di altri account da cui era consueto sfidare gli occidentali, in particolare del suo account Facebook, che lo ritraeva come un giovane gaudente piuttosto che come un integralista religioso. Non è così però per gli hacker islamici tunisini del Fallaga team che twittano ancora e hanno una pagina su Facebook dove rivendicano la libertà di stampa, d'opinione e d'espressione: "La libertà di parola, di pensiero e di espressione e dei media e dell'editoria è garantito. Non si può esercitare censura preventiva su queste libertà. Lo Stato garantisce il diritto all'informazione e il diritto di accesso alle informazioni".
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Se l'account Twitter di Majdi, bad_shark1, è stato sospeso da giorni, il gruppo Fallaga vive in rete come nome collettivo, quindi è presumibile che ne sentiremo ancora parlare. Fallaga è parola che sta per "partigiano" ed era un nome dato ai partecipanti della resistenza anticoloniale francese in Algeria. Questo nome è usato anche in Marocco. E oggi viene usato esattamente come il nome Anonymous, quale pseudonimo di chi si riconosce nella causa jihadista seppur da una prospettiva più laica e meno religiosa.
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La battaglia tra Anonymous e Is si fa intanto più complessa. Da una parte la costante caccia all'uomo degli esperti informatici dell'Is, vero obiettivo delle azioni che hanno portato a chiudere e bloccare migliaia di account Twitter riferiti alla galassia filo-islamica del Califfato; dall'altra l'intrusione nelle operazioni degli Anonymous di elementi fondamentalisti cristiani o apparenti tali. Nel profilo di uno degli hacker più attivi di Anonymous, Kamikaze Ghost, compare oggi una croce e una scritta in latino che si appella al Dio cristiano e, sempre dal suo account è stata diffusa una lista di ricercati sui quali è stata messa una taglia: dagli 8 dollari per il profilo twitter di uno jihadista fino a 250 dollari per un dossier su Al Baghdadi. Due fatti abbastanza nuovi nel panorama delle azioni degli Anon che non hanno mancato di suscitare critiche e perplessità.
Nel frattempo tutti gli altri partecipanti all'operazione AntiIsis - che non è la stessa cosa dell'operazione IceIsis-, continuano la loro attività di "vigilantism" denunciando come gli estremisti pro-Isis creano gli account Twitter e copiaincollando migliaia di profili identificati come appartenenti ai supporter dell'Isis, con i jihadisti che hanno risposto occupando l'account del settimanale Newsweek per augurare un pessimo San Valentino a Michelle Obama. Ma, mentre Twitter si riempe degli sfottò tra Anonymous e Is, i sysadmin (gli amministratori informatici) dello Stato Islamico vengono denunciati uno per uno all'Interpol e all'Europol. È di ieri la pubblicazione del profilo completo di un altro di questi, tale Abdullah.
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Gli Anonymous hanno rivolto persino un appello a Github (un servizio di web di hosting per lo sviluppo di progetti software) di non ospitare i software dell'Is e hanno chiesto ad archive.org di ripulire i siti che l'omonima Fondazione memorizza quando hanno dentro propaganda jihadista, finora senza successo.
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Anche per questo un hacker arabo che sta con gli Anonymous ha creato una "daeshbag", una sorta di hashtag che sulla base di uno script in linguaggio python intercetta i tweet sospetti contententi parole come jihad, Isis, cybercaliffato, eccetera, e poi le "risputa" su di un account creato ad hoc. Dalla guerra di propaganda siamo passati alla netwar.