ROMA - Fornire ai governi libero accesso ai dati criptati mette seriamente a rischio la cyber-sicurezza. Secondo lo studio guidato da Daniel Weitzner, dell'Istituto di Tecnologia del Massachussetts (Mit), e pubblicato su DSpace, fornire questa possibilità sarebbe come lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino: un espediente comodo, ma molto pericoloso. L'analisi rafforza i timori sull'aumento dei pericoli della rete già evidenziati dal grave attacco hacker subito dall'azienda italiana Hacking Team, che fornisce software di sorveglianza ai governi.
Da mesi molti governi occidentali, in particolare Usa e Gran Bretagna, spingono per aumentare i poteri sulla rete delle forze dell'ordine, in particolare per renderle capaci di accedere, previa autorizzazione, a dati crittografati che possano aiutare a combattere criminalità e terrorismo. Al di là delle questioni etiche e politiche i ricercatori del Mit spiegano che questi maggiori poteri si tradurrebbero però in un'arma a doppio taglio. Il rapporto sostiene che tali meccanismi pongono rischi per la sicurezza di gran lunga più gravi, tanto da mettere in pericolo l'innovazione su cui dipendono le economie mondiali.
Secondo i ricercatori, le proposte avanzate da molte agenzie, come Fbi, peggiorerebbero la già traballante sicurezza informatica. Uno dei punti deboli sarebbe in particolare la richiesta che i sistemi informatici garantiscano alle forze dell'ordine l'accesso di tutte le informazioni crittografate memorizzate. Questo vorrebbe dire quindi registrare tutte le 'chiavi' necessarie ad aprire i documenti criptati. "Sarebbe come raccogliere - - ha spiegato Daniel Weitzner, uno degli autori - tutti i documenti sensibili e al posto di distruggerli lasciarli sul tavolo di un ufficio aperto". Queste politiche aprirebbero pericolosissime falle nella sicurezza del cyber-mondo. "Sarebbe come lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino", ha aggiunto Weitzner. "Può essere conveniente, ma allo stesso tempo diamo modo a chiunque di entrare in casa nostra".
Da mesi molti governi occidentali, in particolare Usa e Gran Bretagna, spingono per aumentare i poteri sulla rete delle forze dell'ordine, in particolare per renderle capaci di accedere, previa autorizzazione, a dati crittografati che possano aiutare a combattere criminalità e terrorismo. Al di là delle questioni etiche e politiche i ricercatori del Mit spiegano che questi maggiori poteri si tradurrebbero però in un'arma a doppio taglio. Il rapporto sostiene che tali meccanismi pongono rischi per la sicurezza di gran lunga più gravi, tanto da mettere in pericolo l'innovazione su cui dipendono le economie mondiali.
Secondo i ricercatori, le proposte avanzate da molte agenzie, come Fbi, peggiorerebbero la già traballante sicurezza informatica. Uno dei punti deboli sarebbe in particolare la richiesta che i sistemi informatici garantiscano alle forze dell'ordine l'accesso di tutte le informazioni crittografate memorizzate. Questo vorrebbe dire quindi registrare tutte le 'chiavi' necessarie ad aprire i documenti criptati. "Sarebbe come raccogliere - - ha spiegato Daniel Weitzner, uno degli autori - tutti i documenti sensibili e al posto di distruggerli lasciarli sul tavolo di un ufficio aperto". Queste politiche aprirebbero pericolosissime falle nella sicurezza del cyber-mondo. "Sarebbe come lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino", ha aggiunto Weitzner. "Può essere conveniente, ma allo stesso tempo diamo modo a chiunque di entrare in casa nostra".