AVEVA chiesto aiuto alla Apple per accedere al contenuto dell'iPhone del figlio, morto a 13 anni dopo mesi di sofferenza dovuti a un osteosarcoma che non è riuscito a sconfiggere. La sua è la battaglia di un padre che chiede di recuperare una parte dei ricordi del figlio scomparso, custoditi nel suo telefono che non riesce a sbloccare. L'azienda di Cupertino, che ha detto no anche all'Fbi, rifiutandosi di fornire un accesso ai dati del telefono dell'autore della strage di San Bernardino in nome della tutela della privacy degli utenti, ha declinato, con gentilezza, la richiesta di Fabbretti. Che però non si è dato per vinto. E qualcosa ora si è mosso.
La Cellebrite, l'azienda israeliana che avrebbe sbloccato il telefono del terrorista di San Bernardino, è riuscita ad entrare, almeno parzialmente, nell'iPhone di Dama Fabbretti, su richiesta, appunto, del genitore. E' riuscita a leggere le directory e a vedere tutti i file contenuti, ma ancora sbloccato il telefono. Lo racconta lui stesso, in un'intervista via Skype da Foligno alla Cnn. Fabbretti ricorda come, già raccontato a Repubblica, aveva cercato di aprire il telefono del figlio usando l'impronta digitale che il figlio gli aveva dato, ma serviva il codice di accesso. Dopo il no di Apple, la Cellebrite ha fatto qualche passo in avanti, ridando al padre di Dama la speranza di poter finalmente vedere che cosa è rimasto nel telefono del ragazzo. In particolare, racconta il signor Fabbretti alla Cnn, ci sono cinque foto che Dama ha scattato prima di morire quando era in ospedale. "Mi chiedo che cosa abbia fotografato", dice, "perché stava molto male".
Come genitore crede di aver diritto ad accedere a quelle foto e a quei ricordi. "La situazione che si è creata è molto spiacevole", aggiunge. Ed è convinto della fondatezza della sua battaglia perché un genitore, sottolinea, deve avere la possibilità di accedere al contenuto del telefono di un figlio minorenne per poterlo proteggere. Visto come sono andate le cose, aggiunge nell'intervista, non pensa che i genitori dovrebbero comprare l'iPhone ai figli.
Fabbretti dice di comprendere le motivazioni legate alla sicurezza ma ribadisce che dovrebbero esserci delle eccezioni, come nel suo caso. Quello di un genitore che vorrebbe poter recuperare qualcosa di molto privato: immagini, dati, ricordi di un figlio che non c'è più.
La Cellebrite, l'azienda israeliana che avrebbe sbloccato il telefono del terrorista di San Bernardino, è riuscita ad entrare, almeno parzialmente, nell'iPhone di Dama Fabbretti, su richiesta, appunto, del genitore. E' riuscita a leggere le directory e a vedere tutti i file contenuti, ma ancora sbloccato il telefono. Lo racconta lui stesso, in un'intervista via Skype da Foligno alla Cnn. Fabbretti ricorda come, già raccontato a Repubblica, aveva cercato di aprire il telefono del figlio usando l'impronta digitale che il figlio gli aveva dato, ma serviva il codice di accesso. Dopo il no di Apple, la Cellebrite ha fatto qualche passo in avanti, ridando al padre di Dama la speranza di poter finalmente vedere che cosa è rimasto nel telefono del ragazzo. In particolare, racconta il signor Fabbretti alla Cnn, ci sono cinque foto che Dama ha scattato prima di morire quando era in ospedale. "Mi chiedo che cosa abbia fotografato", dice, "perché stava molto male".
Come genitore crede di aver diritto ad accedere a quelle foto e a quei ricordi. "La situazione che si è creata è molto spiacevole", aggiunge. Ed è convinto della fondatezza della sua battaglia perché un genitore, sottolinea, deve avere la possibilità di accedere al contenuto del telefono di un figlio minorenne per poterlo proteggere. Visto come sono andate le cose, aggiunge nell'intervista, non pensa che i genitori dovrebbero comprare l'iPhone ai figli.
Fabbretti dice di comprendere le motivazioni legate alla sicurezza ma ribadisce che dovrebbero esserci delle eccezioni, come nel suo caso. Quello di un genitore che vorrebbe poter recuperare qualcosa di molto privato: immagini, dati, ricordi di un figlio che non c'è più.