LEILA è una ragazza molto timida, non ha un buon rapporto con i ragazzi della sua età, né riesce a stare al passo con il vorticoso mondo contemporaneo. Detesta la superficialità, il modo in cui i coetanei interagiscono sui social, sfoggiando solo l'abito migliore della loro vita, vantandosi per ogni sciocchezza, parlando di futilità. Un inutile chiacchiericcio impregnato di ego. "L'ultima cosa che volevo era diventare come loro. Eppure mi chiedevo come facevano a sembrare tutte sveglie, a esprimersi nel modo giusto, a rispondere con una velocità incredibile in quel codice tutto loro". Così Lottie Moggach, 37 anni, racconta i pensieri della giovane protagonista del suo romanzo d'esordio, "Prendi la mia vita", appena pubblicato in Italia, da Casa Editrice Nord (300 pagine: euro 16,40 il cartaceo; 9,99 l'ebook).
Un thriller che scandaglia il rapporto, ormai imprescindibile, tra vita reale e virtuale. Fino a sviscerarlo, fino a rivelare l'opportunità, concessa dalla protezione dello schermo, di mettere in piedi una doppia identità. Un messaggio che sembra contrapporsi alla tesi proposta da "Il Cerchio", di Dave Eggers, dove i social network diventano sinonimo di estrema trasparenza, quasi fossero uno specchio capace di riflettere la nostra natura. "Credo che i nuovi strumenti digitali di comunicazione siano affascinanti per il fatto che incoraggiano contemporaneamente sia lo svelamento sia la disonestà", spiega Moggach a Repubblica.it. "Quando li usiamo, diciamo tutti delle bugie. Tutto il tempo. Persino se si tratta di piccole frottole o omissioni. Come raccontare alle persone il grande party a cui siamo stati una sera. E tralasciare che la sera successiva siamo rimasti seduti da soli a casa a guardare la tv. Diversamente dalla vita reale, online possiamo controllare come il mondo ci vede. Diventiamo un giornale, in cui siamo contemporaneamente sia il soggetto della storia, sia il giornalista, sia l'editore".
Insomma, in altri termini: diventiamo agenti di noi stessi. Una sorta di sponsor per dei neo prodotti digitali. Ma il personaggio tratteggiato da Moggach è fuori dai canonici schemi. Non inquina il web con dettagliate informazioni personali, pubblica solo riflessioni e post di servizio. Passa le giornate in casa, a leggere, o a giocare al computer su World of Warcraft. E soprattutto ad aiutare la mamma, malata di sclerosi multipla, sua unica amica. E unico legame affettivo. Alla sua morte, la ragazza rimane sola, senza punti di riferimento. È in questa fase della vita che inizia a frequentare un forum. Chiamato Red Pill, la Pillola Rossa, è un chiaro riferimento alla magica capsula del film Matrix che mette il protagonista di fronte alla realtà, fino a quel momento ignorata. "Un antidoto al resto del web o, per meglio dire, al resto del mondo", annota entusiasta Leila. Un blog dalle tinte anarchiche, dove è possibile evitare le cosiddette "small talk", i frivoli pettegolezzi, per dibattere di diverse tematiche in modo approfondito. Dall'amicizia all'economia. Dalla politica all'eticità del download di musica pirata, passando per i consigli su avvenimenti concreti. Diverse le opinioni accolte, pochi gli imperativi categorici da rispettare: "Le regole ammettevano solo argomentazioni razionali. Non si tollerava un uso superficiale del linguaggio (alla lettera significava alla lettera), e diversamente da altri forum si richiedeva un uso corretto della punteggiatura e il rispetto dell'ortografia". Il fondatore è un misterioso personaggio, Adrian Dervish, che si definisce "un ultralibertario per natura".
La giovane protagonista, tanto impacciata nelle relazioni interpersonali, si rivela subito ferrata nelle discussioni di alto profilo. Le basta poco per farsi notare. Presto Dervish in persona le chiede un incontro privato. Leila pensa che voglia affidarle un incarico da moderatore, mentre l'uomo la sceglie per una missione speciale: aiutare un'altra donna a morire. O, meglio, prendere il suo il posto virtuale durante l'assenza. Per non preoccupare i parenti. D'altra parte, secondo Moggach, è proprio la paura di ferire qualcuno che frena spesso gli aspiranti suicidi. Da qui l'idea di un alter ego digitale. Il loro obiettivo? Procrastinare il dolore della perdita. Da questo momento in poi "Prendi la mia vita" cambia registro, prende una piega diversa, il ritmo diventa più serrato. E si sfiora un altro tema di grande attualità: il diritto all'eutanasia. Lo dimostra la cronaca locale, con gli infermieri italiani che chiedono una legge ad hoc per il fine vita. Quanto la cronaca estera, come rivela il caso francese. Ma ci si spinge sino alle più estreme conseguenze. Precisa l'autrice: "Non sono d'accordo con la protagonista, ma sostengo che le persone abbiano il diritto di controllare come finisce la loro vita, se ne sono in grado". La posizione presa da Leila è, invece, ancora più estrema. Crede che "decidere quando e dove morire sia la massima espressione della sovranità individuale". E aggiunge: "La vita è una questione di qualità, non di qualità, e sta al singolo individuo stabilire se la sua merita di essere vissuta". Accetta l'incarico.
Dall'altra parte trova Tess: una quarantenne con un fisico da urlo e mille pretendenti, ma braccata da una grave forma di depressione che le inibisce una vita normale. Tess e Leila sono due donne diverse, ai limiti dell'antinomia, la trasformazione non è facile. Eppure la ragazza studia ogni suo comportamento con tale pedanteria da riuscire a interpretare la futura scomparsa. E ingannare a lungo gli amici, persino i parenti. No, non filerà tutto liscio. Da Londra sarete catapultati fino in una comune spagnola. Il romanzo dimostra - però - come sia possibile, grazie al web, fingersi una persona diametralmente opposta a ciò che si è nella quotidianità. Conclude Moggach: "Online è molto facile diventare qualcuno di completamente diverso. Siamo tutti esseri complessi, con tante sfaccettature. E se hai tempo di cercare e cambiare ciò che scrivi sul web, è semplice prendere in prestito opinioni e idee da altre persone. O di sembrare più sicura, tosta e cool di quanto tu sia con le persone faccia a faccia, quando devi far fronte alle conseguenze delle tue parole e delle tue azioni. E, come Leila scoprirà nel libro, persino se sei incoerente e fai degli errori, le persone generalmente non se ne accorgono, nemmeno lo notano; sono troppo avvolte nel loro stesso effetto online". Così, l'ultimo ammonimento, lo ritroviamo nella citazione di Douglas Adams: "Non credete a tutto quello che leggete in rete. Tranne che a questo. Be', forse neanche a questo, immagino".
Un thriller che scandaglia il rapporto, ormai imprescindibile, tra vita reale e virtuale. Fino a sviscerarlo, fino a rivelare l'opportunità, concessa dalla protezione dello schermo, di mettere in piedi una doppia identità. Un messaggio che sembra contrapporsi alla tesi proposta da "Il Cerchio", di Dave Eggers, dove i social network diventano sinonimo di estrema trasparenza, quasi fossero uno specchio capace di riflettere la nostra natura. "Credo che i nuovi strumenti digitali di comunicazione siano affascinanti per il fatto che incoraggiano contemporaneamente sia lo svelamento sia la disonestà", spiega Moggach a Repubblica.it. "Quando li usiamo, diciamo tutti delle bugie. Tutto il tempo. Persino se si tratta di piccole frottole o omissioni. Come raccontare alle persone il grande party a cui siamo stati una sera. E tralasciare che la sera successiva siamo rimasti seduti da soli a casa a guardare la tv. Diversamente dalla vita reale, online possiamo controllare come il mondo ci vede. Diventiamo un giornale, in cui siamo contemporaneamente sia il soggetto della storia, sia il giornalista, sia l'editore".
Insomma, in altri termini: diventiamo agenti di noi stessi. Una sorta di sponsor per dei neo prodotti digitali. Ma il personaggio tratteggiato da Moggach è fuori dai canonici schemi. Non inquina il web con dettagliate informazioni personali, pubblica solo riflessioni e post di servizio. Passa le giornate in casa, a leggere, o a giocare al computer su World of Warcraft. E soprattutto ad aiutare la mamma, malata di sclerosi multipla, sua unica amica. E unico legame affettivo. Alla sua morte, la ragazza rimane sola, senza punti di riferimento. È in questa fase della vita che inizia a frequentare un forum. Chiamato Red Pill, la Pillola Rossa, è un chiaro riferimento alla magica capsula del film Matrix che mette il protagonista di fronte alla realtà, fino a quel momento ignorata. "Un antidoto al resto del web o, per meglio dire, al resto del mondo", annota entusiasta Leila. Un blog dalle tinte anarchiche, dove è possibile evitare le cosiddette "small talk", i frivoli pettegolezzi, per dibattere di diverse tematiche in modo approfondito. Dall'amicizia all'economia. Dalla politica all'eticità del download di musica pirata, passando per i consigli su avvenimenti concreti. Diverse le opinioni accolte, pochi gli imperativi categorici da rispettare: "Le regole ammettevano solo argomentazioni razionali. Non si tollerava un uso superficiale del linguaggio (alla lettera significava alla lettera), e diversamente da altri forum si richiedeva un uso corretto della punteggiatura e il rispetto dell'ortografia". Il fondatore è un misterioso personaggio, Adrian Dervish, che si definisce "un ultralibertario per natura".
La giovane protagonista, tanto impacciata nelle relazioni interpersonali, si rivela subito ferrata nelle discussioni di alto profilo. Le basta poco per farsi notare. Presto Dervish in persona le chiede un incontro privato. Leila pensa che voglia affidarle un incarico da moderatore, mentre l'uomo la sceglie per una missione speciale: aiutare un'altra donna a morire. O, meglio, prendere il suo il posto virtuale durante l'assenza. Per non preoccupare i parenti. D'altra parte, secondo Moggach, è proprio la paura di ferire qualcuno che frena spesso gli aspiranti suicidi. Da qui l'idea di un alter ego digitale. Il loro obiettivo? Procrastinare il dolore della perdita. Da questo momento in poi "Prendi la mia vita" cambia registro, prende una piega diversa, il ritmo diventa più serrato. E si sfiora un altro tema di grande attualità: il diritto all'eutanasia. Lo dimostra la cronaca locale, con gli infermieri italiani che chiedono una legge ad hoc per il fine vita. Quanto la cronaca estera, come rivela il caso francese. Ma ci si spinge sino alle più estreme conseguenze. Precisa l'autrice: "Non sono d'accordo con la protagonista, ma sostengo che le persone abbiano il diritto di controllare come finisce la loro vita, se ne sono in grado". La posizione presa da Leila è, invece, ancora più estrema. Crede che "decidere quando e dove morire sia la massima espressione della sovranità individuale". E aggiunge: "La vita è una questione di qualità, non di qualità, e sta al singolo individuo stabilire se la sua merita di essere vissuta". Accetta l'incarico.
Dall'altra parte trova Tess: una quarantenne con un fisico da urlo e mille pretendenti, ma braccata da una grave forma di depressione che le inibisce una vita normale. Tess e Leila sono due donne diverse, ai limiti dell'antinomia, la trasformazione non è facile. Eppure la ragazza studia ogni suo comportamento con tale pedanteria da riuscire a interpretare la futura scomparsa. E ingannare a lungo gli amici, persino i parenti. No, non filerà tutto liscio. Da Londra sarete catapultati fino in una comune spagnola. Il romanzo dimostra - però - come sia possibile, grazie al web, fingersi una persona diametralmente opposta a ciò che si è nella quotidianità. Conclude Moggach: "Online è molto facile diventare qualcuno di completamente diverso. Siamo tutti esseri complessi, con tante sfaccettature. E se hai tempo di cercare e cambiare ciò che scrivi sul web, è semplice prendere in prestito opinioni e idee da altre persone. O di sembrare più sicura, tosta e cool di quanto tu sia con le persone faccia a faccia, quando devi far fronte alle conseguenze delle tue parole e delle tue azioni. E, come Leila scoprirà nel libro, persino se sei incoerente e fai degli errori, le persone generalmente non se ne accorgono, nemmeno lo notano; sono troppo avvolte nel loro stesso effetto online". Così, l'ultimo ammonimento, lo ritroviamo nella citazione di Douglas Adams: "Non credete a tutto quello che leggete in rete. Tranne che a questo. Be', forse neanche a questo, immagino".