Così Periscope racconta tutto il mondo in diretta. Ma proprio tutto...
di LAURA MONTANARI e GERARDO ADINOLFI
(afp)
Dalla prof di latino alla colazione vegana, ai cani ai gatti, dalla messa di Pasqua di Scola alla direzione del Pd: spopola la nuova app per iPhone in maniera trasversale. Una sperimentazione senza limiti
Aggiornato alle 4 minuti di lettura
INTERNO di un'aula scolastica, un liceo. Titolo della diretta live: "Saluti dalla prof". L'insegnante sta spiegando il piano d'appoggio, ignara di essere di streaming su Periscope, la nuova app di Twitter, e di essere seguita da decine di sconosciuti collegati da varie parti del mondo attraverso i loro smartphone. Studente: "Prof, la salutano...". Lei abbozza una smorfia, mezzo sorriso, ma non capisce: "Cosa fai con quel telefonino?" chiede. "Prof dicono che sei bella...". E lei pensando a una battuta del suo allievo: "Perché non vai a fare l'animatore nei villaggi turistici?". Ore 11, altra aula scolastica, altra città, altra ignara prof che dalla cattedra spiega come il senato di Roma faceva le leggi, va alla lavagna per lo schema, scrive di consoli e aristocrazia, intanto è in diretta a sua insaputa sotto il titolo: "Lezione di latino". Periscope, l'applicazione di Twitter che permette le dirette live entra ogni mattina clandestinamente in decine di classi e di istituti scolastici. E' facile da usare, un tocco al display dell'iPhone (presto la App arriverà anche su Android) e si va online, senza filtri e senza rete. E' così diventiamo il pubblico della studentessa che contesta il voto di italiano, della classe che fa casino nell'ora "buca", degli sbadigli durante una lezione di scienze, del "cicchino" fumato fuori dal portone prima di entrare per Inglese, della insistente zoomata su Monica, la compagna di scuola che per fortuna ha un maglioncino accollato.
Cosa c'è nel tuo frigo? Scatta l'ironia su Periscope
Dal 26 marzo c'è un mondo da guardare in diretta su Periscope, un buco della serratura che ci fa entrare in case sconosciute, passeggiare con gli occhi lungo le spiagge, i marciapiedi, le città, i palazzi, gli stadi, le università, gli studi tv e mille altri luoghi e angoli. Conosciamo in live streaming cani, gatti e canarini che abitano da Bolzano a Siracusa, guardiamo uno che fa la colazione vegan, Marco (e molti altri) che piazzano il telefonino sul cruscotto e mentre guidano parlano e vanno live "go to work". Una giovane ostetrica di Cagliari, Teresa, manda online la sua uscita dal turno di notte in ospedale, Marzia la commessa di un negozio sportivo, in assenza dei clienti, dialoga in diretta per ammazzare la noia: "Volete vedere il posto?" e gira intorno l'iPhone fra i manichini con sneacker ai piedi e divise da tennis e da calcio. "Siamo a Cagliari, nel Bronx di Cagliari...".
Periscope vs Meerkat, guerra di app per i video live
Con la leggerezza con cui schiacciamo un bottone consegniamo ai social altre parti delle nostre vite: il primo bagno a Novaglie (Puglia) in una giornata di sole, Tommaso che canta davanti allo schermo, vi chiede di scegliere quale canzone volete ascoltare dalla sua voce e dal repertorio di Vasco Rossi e Ligabue, come in un juke box. Martina che si annoia nel fare colazione da sola, piazza l'iPhone vicino alla tazza. Una compagnia silenziosa, fatta di risposte stringate alle domande: "Di dove sei?", "cosa mangi?", saluti e cuoricini rosa e verdi, i "mi piace" di Periscope. E guai a chi resta connesso a guardare, senza interagire. Su Periscope i voyeur non piacciono. "Ci sono 20 persone connesse e nessuno dice niente?", si lamenta Mirella, diciottenne di un liceo della Calabria. Così anche Robby, seduto all'ultimo banco durante la lezione di storia. "Gira la camera, fai vedere la professoressa", scrive un utente. Robby obbedisce, la prof lo scopre: "Che stai facendo, spegni subito, che è quella roba?". Le dirette restano online al massimo 24 ore, un rullo continuo che alimenta il traffico da ogni angolo del mondo, in una sorta di teletrasporto virtuale.
Periscope, come si usa l'app per gli streaming video
Ogni video mostra il nome (o più spesso il nick name) di chi trasmette e la città. E scandiscono le ore della giornata: la mattina fioccano le dirette degli italiani bloccati nel traffico oppure a scuola e all'Università. A sera, invece, l'occhio di Periscope arriva nei pub, fra gli shottini, nelle piazze della movida di Firenze, Roma, Bologna. C'è chi lo usa per condividere un momento di solitudine, chi di noia. Chi vuole esserci, e far vedere agli altri cosa sta provando in quel momento.
Il mondo in diretta non ha confini, né geografici né di settore. Così il Cardinale Ettore Scola ha usato Periscope per trasmettere in streaming la Messa di Pasqua e il Pd lo ha usato per mandare worldwide il discorso del premier Matteo Renzi alla direzione del partito. La tv non basta più, e neanche il web tradizionale. Ciascuno prova e sperimenta. Ad Arezzo Periscope ha fatto il suo ingresso anche nella sanità. L'idea è venuta a Simone Albiani, esperto di comunicazione e al suo dentista Giacomo Crocini. "Perché considerare Periscope solo uno strumento ludico e non una vetrina per artigiani e per chi usa la manualità". Così Simone è diventato il primo paziente in Italia operato in diretta su Periscope. L'operazione è semplice: un restauro di un dente devitalizzato con il dentista che opera su Twitter, spiega ogni passaggio, risponde ai commenti dei cento utenti collegati in diretta. "Non è un esperimento medico - spiega Crocini - ma di social network. Così portiamo i pazienti all'interno degli ambulatori".
Jovanotti invece i suoi 40.217 fan su Periscope, a cui si aggiungono centinaia di utenti occasionali in tutto il mondo li porta spesso nella sua sala prove di Cortona. In neanche un mese il cantautore ha già collezionato 435.786 cuori/like. Tra i suoi fan anche Fiorello, che di follower ne ha invece 31317: una mattina si collega dalla sua camera d'albergo di Montecatini, città in cui debutta col suo nuovo spettacolo, un'altra è a passeggio per le strade di Ferrara: "Belli questi negozi...". Altri "Periscope addicted" in ordine sparso: Pif, Diego Abatantuono, Fabio Volo, il direttore di Rai Uno Giancarlo Leone, Maccio Capatonda e i Facchinetti, padre e figlio. E poi ci sono i talk show televisivi: da Virus a Piazza Pulita a Quarto Grado oppure i talent come The Voice, che usa Periscope per i dietro le quinte. E ancora le radio, le redazioni dei quotidiani, le aziende che vedono nella app di Twitter un nuovo modo di fare marketing.
Tutto è ammesso, in Periscope, o quasi. E' bandita la pornografia, così come i contenuti violenti. "Se vengono rilevati video pedopornografici - spiegano dallo staff della app - vengono subito segnalati alle autorità". Come per la maggioranza delle piattaforme video, il lavoro di monitoraggio viene fatto dalla comunità. "Gli utenti - spiegano da Periscope - possono segnalare gli abusi per garantire che le regole siano rispettate". Quasi ogni giorno la app rilascia un aggiornamento, è in continua evoluzione. Tra gli ultimi la possibilità di gestire i commenti testuali alla diretta. Prima erano liberi, ora invece possono essere limitati e si può scegliere se permettere a tutti di commentare o soltanto ai contatti di cui siamo follower. Con il lucchetto poi, si può scegliere se condividere il video anche soltanto con una persona. Fino a quando, ovviamente, la batteria, o la connessione dati, lo permette.