Le notifiche? Distraggono come rispondere a chiamate o sms
di SIMONE COSIMI
Non basta ignorarle, l'attenzione crolla finché non controlliamo. Uno studio statunitense approfondisce gli effetti della pioggia di avvisi sonori, e non solo, che transitano principalmente dallo smartphone ma anche da braccialetti e smartwatch: "Le performance attentive possono essere rovinate anche se non si interagisce con questi dispositivi"
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NON BASTA impostare lo smartphone in modalità silenziosa. Anche una vibrazione o una schermata momentanea costituiscono fonte di profonda distrazione. In generale, ogni elemento - in particolare sonoro, su questo si concentra un recentissimo studio della Florida State University pubblicato sul Journal of Experimental Psychology - in grado di notificarci una qualche attività sul nostro dispositivo. Di più: ciascun blip, blop, cloc e drin può uccidere l'attenzione alla pari di un atteggiamento proattivo. Vale a dire, in termini cognitivi è come se rispondessimo a un messaggino o a una telefonata. La slavina di notifiche che i telefoni, ma non solo, ci proiettano addosso è uno degli elementi responsabili del fenomeno sul quale diversi altri studi hanno lanciato l'allarme: qualche tempo fa un'indagine Microsoft ci raccontava per esempio che se da una parte negli ultimi anni siamo diventati campioni del multitasking, dall'altra la nostra capacità di rimanere concentrati è pari a soli otto secondi. Nel 2000 era di 12. Il pesce rosso resiste fino a nove.
Le notifiche più moleste
Cary Stothart, Ainsley Mitchum e Courtney Yehnert hanno approfondito esattamente questo aspetto. Cioè quello dell'incessante bombardamento di notifiche. Domandando a 150 studenti di completare un test d'attenzione piuttosto noto, consistente nella reazione a una sequenza di cifre, proiettate singolarmente ogni secondo su uno schermo. A ciascun numero doveva corrispondere un'azione su una tastiera. A tutti tranne che ad uno: il 3. Ovviamente l'esperimento è stato realizzato due volte. La prima senza interrompere i volontari con alcuna fonte di disturbo, la seconda indirizzando ai dispositivi di alcuni studenti chiamate e messaggi. Dunque provocando notifiche, suoni, squilli di vario tipo durante il test. Il risultato? Quale che fosse il genere di notifica - ecco perché, pur concentrandosi su chiamate e messaggi, la ricerca ha senso per qualsiasi avviso sia stato attivato sullo smartphone ma anche sui dispositivi indossabili o su altri strumenti - la performance ha subito dei crolli notevoli. Perché è lo smartphone, di per sé stesso, a costituire la fonte regina di distrazione.
La chiave è nella psicologia: anche se ci limitiamo, sappiamo di aver ricevuto un qualche tipo di notifica, contenuto, messaggio. Siamo cioè coscienti che c'è qualcosa che ci aspetta. Basta questo chirurgico meccanismo a far volare via la nostra attenzione da ciò che stiamo facendo. "I risultati della nostra ricerca suggeriscono che i telefonini possono rovinare le performance attentive anche se non si interagisce col dispositivo - scrivono infatti gli autori - i telefoni hanno progressivamente integrato compiti e funzioni molto diversi, per questo può diventare sempre più complesso per le persone metterli da una parte e concentrarsi su un compito specifico, qualsiasi esso sia".
Una via di mezzo fra irresistibile tentazione e latente dipendenza. Una morsa micidiale all'interno della quale le soglie attentive precipitano anche senza fare nulla. Senza, cioè, verificare il nuovo Mi piace incassato su Facebook, la scarica di messaggini su WhatsApp, il risultato raggiunto in termini di passi quotidiani o il contenuto di un'e-mail. Poco importa, dunque, l'origine del disturbo: verrebbe anzi da dire che, se non perdendosi in un certosino lavoro di differenziazione degli avvisi e proprio perché ce ne sono ormai infinite, ogni notifica vale l'altra ed è difficilmente distinguibile il livello di urgenza o importanza.
L'altro lato della medaglia, di quell'"attenzione divisa", come la chiamano gli studiosi, è quello che produce danni anche in assenza di notifiche. Si tratta cioè di quell'atteggiamento che consiste nel dare uno sguardo allo smartphone anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. Quando, cioè, non è arrivato alcun avviso sonoro: lo mettiamo in pratica, dicono i ricercatori, proprio perché vogliamo appianare gli stessi pensieri legati alle notifiche. Come se, tirando fuori il telefono ogni cinque minuti, volessimo sempre rimanere aggiornati, quasi anticipare l'arrivo di una qualche notifica. Il punto è fondamentale perché proprio da questo tipo di alert passano le caratteristiche essenziali non solo di molte applicazioni ma della stessa utilità di questi dispositivi: un braccialetto che non vibra al raggiungimento dell'obiettivo o un telefono silenziato e dunque non in grado di fornirci notifiche a che serve? Un bel circolo vizioso.