Siria, tra i cristiani che restano ad Aleppo nonostante la paura: "Altrove ci sentiremmo persi"
Paolo Rodari , di PAOLO RODARILa testimonianza di Pascal, laico consacrato del Movimento dei focolari: "L'unica certezza è poter morire da un momento all'altro". Ma in tanti - nella città martire di Aleppo - continuano a sperare. Magari chiedendo, davanti a un crocifisso di una chiesa, la forza per andare avanti
Un tempo erano 250 mila. Oggi sono appena 50 mila. E il numero è destinato a scendere. Sono i cristiani di Aleppo, la città martire, divisa in zone nel braccio di ferro fra governo e i vari gruppi islamisti. Pascal, 40 anni, libanese, vive qui, insieme ad altri laici consacrati del Movimento dei focolari. È rimasto per scelta, per restare dove soltanto i più coraggiosi hanno deciso di rimanere, per testimoniare la propria amicizia e vicinanza a un popolo che ormai, dopo 4 anni di una guerra assurda e senza fine, ha perso ogni speranza. Vivere ad Aleppo è un'esperienza surreale. Tutti i giorni si è appesi fra la vita e la possibilità di morire. Ogni cosa parla di morte. A cominciare da quelle pallottole che dal cielo ogni istante cadono a peso morto. "Camminiamo con la nostra vita in mano. Abbiamo una vita per un verso normale anche se normale non è", dice sorridendo Pascal.
A Roma per qualche giorno, Pascal riparti…
A Roma per qualche giorno, Pascal riparti…
Un tempo erano 250 mila. Oggi sono appena 50 mila. E il numero è destinato a scendere. Sono i cristiani di Aleppo, la città martire, divisa in zone nel braccio di ferro fra governo e i vari gruppi islamisti. Pascal, 40 anni, libanese, vive qui, insieme ad altri laici consacrati del Movimento dei focolari. È rimasto per scelta, per restare dove soltanto i più coraggiosi hanno deciso di rimanere, per testimoniare la propria amicizia e vicinanza a un popolo che ormai, dopo 4 anni di una guerra assurda e senza fine, ha perso ogni speranza. Vivere ad Aleppo è un'esperienza surreale. Tutti i giorni si è appesi fra la vita e la possibilità di morire. Ogni cosa parla di morte. A cominciare da quelle pallottole che dal cielo ogni istante cadono a peso morto. "Camminiamo con la nostra vita in mano. Abbiamo una vita per un verso normale anche se normale non è", dice sorridendo Pascal.
A Roma per qualche giorno, Pascal ripartirà tra due giorni per la Siria. Roma, Beirut, Damasco e infine Aleppo, un viaggio non semplice, che può durare intere giornate anche per lui che ha un passaporto libanese, il che gli permette di entrare e uscire dal Paese, dove ora vive, senza particolari problemi. Non così per i siriani. Quante volte, al confine con il Libano, ha visto intere famiglie, donne, anziani, bambini, costretti a ritornare sui propri passi perché respinti alla frontiera. Tornano verso la morte, il nulla, la disperazione. "Oggi i cristiani, come tutti i civili rimasti ad Aleppo, hanno un orizzonte nero di fronte a sé. Non sanno cosa succederà. L'unica certezza è la possibilità di morire da un momento all'altro", dice Pascal.
Eppure ci sono tanti che ancora sperano. Durante la Pasqua ortodossa, ad esempio, le chiese erano strapiene, nonostante il pericolo. C'era e c'è il rischio di essere impallinati dai cecchini. A volte, sono i razzi a cadere sui quartieri civili. Quando succede, i morti non si contano. Proprio intorno alla Pasqua sono stati distrutti interi palazzi in un colpo solo. Una famiglia ha sentito un razzo partire. Ha avuto l'istinto di uscire di casa e così tutti i componenti si sono salvati. Dice Marie, la mamma di questa famiglia: "Qui era tutta la nostra vita. Ora casa nostra non c'è più. Ma non ce ne andiamo. Abbiamo perso ciò che avevamo sì, ma ci è rimasta una famiglia" quella con cui condividono lutti e nascite, lacrime e speranze. Una famiglia di cristiani e anche musulmani.
Simon, sposato con due bambini piccoli, qualche tempo fa aveva il biglietto pronto per partire, lasciare per sempre questa città di morte. Voleva scappare in Europa. Salutando un prete prima di partire gli ha detto: "Sto per prendere una decisione che mi strazia il cuore... Non vorrei mai partire". "Non farlo", gli ha detto il sacerdote. Così, entrato in una chiesa, di fronte a Gesù crocifisso gli ha detto: "Rimango qui per te. Ti affido la nostra famiglia e il nostro futuro...". Uscito dalla chiesa, ha stracciato il biglietto. È rimasto, nonostante tanta paura, che volta per volta ha vinto mettendosi a lavorare nel quartiere, insieme ai suoi amici, al servizio di chi è nel bisogno. Certo, ancora oggi i bambini vanno a scuola, gli ospedali sono aperti, i negozi pure, ma molto è distrutto, le case e le fabbriche depredate. Tanti resistono e vogliono rimanere perché in fondo altrove si sentirebbero persi. Ma più ancora perché amano la loro terra, la Siria, e si rifiutano di pensare che la sua storia sia finita e le sue perle di umanità calpestate per sempre.
Una sera due bambini, i figli di una coppia amica di Pascal, giocano sul balcone di casa vestiti a festa. La mamma e il papà escono qualche minuto per sbrigare le ultime faccende prima di tornare a prendere i figli per andare tutti insieme a un matrimonio. Di colpo un razzo sale alto nel cielo. Poi scende, dritto sul balcone dove giocano i due piccoli. Che muoiono all'istante, così, vestiti nei loro abiti migliori. Pascal e la comunità dei suoi amici gli sono accanto, non hanno parole da dire. C'è da condividere, sostenere, ascoltare, consolare... Una vicinanza che fa rinascere la speranza e il senso della vita. Dopo alcuni mesi la coppia attende un nuovo figlio. La vita si dimostra più forte della morte. L'ha capito un taxista musulmano che Pascal aveva aiutato tempo fa. Una sera, vistolo tornare da un viaggio in Libano, ha suonato a casa sua. In mano aveva un mazzo di rose con un biglietto che valeva più di un ringraziamento: "Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio". Aleppo agonizza. Ma chi rimane mantiene viva la speranza. Tutto un giorno rinascerà.
A Roma per qualche giorno, Pascal ripartirà tra due giorni per la Siria. Roma, Beirut, Damasco e infine Aleppo, un viaggio non semplice, che può durare intere giornate anche per lui che ha un passaporto libanese, il che gli permette di entrare e uscire dal Paese, dove ora vive, senza particolari problemi. Non così per i siriani. Quante volte, al confine con il Libano, ha visto intere famiglie, donne, anziani, bambini, costretti a ritornare sui propri passi perché respinti alla frontiera. Tornano verso la morte, il nulla, la disperazione. "Oggi i cristiani, come tutti i civili rimasti ad Aleppo, hanno un orizzonte nero di fronte a sé. Non sanno cosa succederà. L'unica certezza è la possibilità di morire da un momento all'altro", dice Pascal.
Eppure ci sono tanti che ancora sperano. Durante la Pasqua ortodossa, ad esempio, le chiese erano strapiene, nonostante il pericolo. C'era e c'è il rischio di essere impallinati dai cecchini. A volte, sono i razzi a cadere sui quartieri civili. Quando succede, i morti non si contano. Proprio intorno alla Pasqua sono stati distrutti interi palazzi in un colpo solo. Una famiglia ha sentito un razzo partire. Ha avuto l'istinto di uscire di casa e così tutti i componenti si sono salvati. Dice Marie, la mamma di questa famiglia: "Qui era tutta la nostra vita. Ora casa nostra non c'è più. Ma non ce ne andiamo. Abbiamo perso ciò che avevamo sì, ma ci è rimasta una famiglia" quella con cui condividono lutti e nascite, lacrime e speranze. Una famiglia di cristiani e anche musulmani.
Simon, sposato con due bambini piccoli, qualche tempo fa aveva il biglietto pronto per partire, lasciare per sempre questa città di morte. Voleva scappare in Europa. Salutando un prete prima di partire gli ha detto: "Sto per prendere una decisione che mi strazia il cuore... Non vorrei mai partire". "Non farlo", gli ha detto il sacerdote. Così, entrato in una chiesa, di fronte a Gesù crocifisso gli ha detto: "Rimango qui per te. Ti affido la nostra famiglia e il nostro futuro...". Uscito dalla chiesa, ha stracciato il biglietto. È rimasto, nonostante tanta paura, che volta per volta ha vinto mettendosi a lavorare nel quartiere, insieme ai suoi amici, al servizio di chi è nel bisogno. Certo, ancora oggi i bambini vanno a scuola, gli ospedali sono aperti, i negozi pure, ma molto è distrutto, le case e le fabbriche depredate. Tanti resistono e vogliono rimanere perché in fondo altrove si sentirebbero persi. Ma più ancora perché amano la loro terra, la Siria, e si rifiutano di pensare che la sua storia sia finita e le sue perle di umanità calpestate per sempre.
Una sera due bambini, i figli di una coppia amica di Pascal, giocano sul balcone di casa vestiti a festa. La mamma e il papà escono qualche minuto per sbrigare le ultime faccende prima di tornare a prendere i figli per andare tutti insieme a un matrimonio. Di colpo un razzo sale alto nel cielo. Poi scende, dritto sul balcone dove giocano i due piccoli. Che muoiono all'istante, così, vestiti nei loro abiti migliori. Pascal e la comunità dei suoi amici gli sono accanto, non hanno parole da dire. C'è da condividere, sostenere, ascoltare, consolare... Una vicinanza che fa rinascere la speranza e il senso della vita. Dopo alcuni mesi la coppia attende un nuovo figlio. La vita si dimostra più forte della morte. L'ha capito un taxista musulmano che Pascal aveva aiutato tempo fa. Una sera, vistolo tornare da un viaggio in Libano, ha suonato a casa sua. In mano aveva un mazzo di rose con un biglietto che valeva più di un ringraziamento: "Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio". Aleppo agonizza. Ma chi rimane mantiene viva la speranza. Tutto un giorno rinascerà.