Vaticano

Papa Francesco: "Democrazia partecipativa da amalgama delle culture"

Il pontefice in America Latina: "Superare sbagli e soprusi della Storia.Vita degna per tutti"

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QUITO - Costruire una società giusta e una democrazia "partecipativa e includente". Non scartare né giovani né anziani. Costruire sulle culture del Paese, superando "sbagli e soprusi, gli errori della storia": "l'amalgama irradia tanta esuberanza che ci permette di guardare al futuro con speranza". Questo l'appello del Papa nell'incontro con i rappresentanti della società civile in Ecuador.  E tra coloro che parlano davanti al papa latinoamericano c'è Imelda Caicedo Vega, 85 anni, catechista da 60, figlia di campesinos, rappresentante del popolo montubio. L'incontro si svolge nella Chiesa di San Francesco a Quito.

Subito prima sono state regalate al Papa le chiavi della città: "il signor sindaco - ha commentato Bergoglio - mi ha consegnato le chiavi della città, quindi posso dire che qui, sono di casa e la vostra dimostrazione di fiducia e affetto nell'aprirmi le porte, mi permette di introdurre alcune chiavi per vivere insieme come cittadini, a partire dalla vita familiare". Sulla famiglia, ha detto, si fondano i valori di "gratuità, solidarietà e sussidiarietà".

Ecco i temi che il Pontefice butta sul tappeto: "gratuità non complemento ma un requisito essenziale della giustizia"; affermazione della destinazione sociale dei beni, richiesta del superamento del "concetto economico di giustizia". Impegno perché "lo sfruttamento delle risorse naturali così abbondanti in Ecuador"  non sia per "ricercare il guadagno immediato". E ancora: opportunità per l'Ecuador e tutte le popolazioni amazzoniche di praticare una "ecologia integrale"; cercare risposte a fenomeni sociali come "migrazioni, concentrazione urbana, consumismo". "La speranza di un futuro migliore - ha detto ancora papa Francesco - richiede di offrire reali opportunità ai cittadini, soprattutto ai giovani, creando occupazione, con una crescita economica che arrivi a tutti, e non rimanga nelle statistiche macroeconomiche, con uno sviluppo sostenibile che generi un tessuto sociale forte e ben coeso".

Papa Francesco parla molto a braccio, tra l'altro ricorda le economie europee, un tempo le prime, in cui oggi ci sono tassi di disoccupazione giovanile del 40 per cento. "'Ma padre, perché parla sempre degli esclusi?'. Semplicemente perché - si risponde il Papa - questa realtà, e la risposta a questa realtà, è nel cuore del Vangelo, è iscritta nel protocollo in base al quale saremo giudicati, (capitolo 25 Vangelo di Matteo, il giudizio, ndr)",

L'incontro si è svolto nel più antico edificio cattolico di tutta l'America latina, e la chiesa sorge in un sito di grande significato simbolico per le popolazioni indigene in quanto sede dei comandi militari di Inca e Caranqui.  "In una democrazia partecipativa - ha voluto sottolineare il Pontefice conquistandosi un applauso prolungato - ciascuna delle forze sociali, i gruppi indigeni, gli afro-ecuadoriani, le donne, le aggregazioni civili e quanti lavorano per la collettività nei servizi pubblici, sono protagonisti essenziali in questo dialogo". "Le pareti - ha aggiunto - i cortili e i chiostri di questo luogo lo dicono con maggiore eloquenza: appoggiato su elementi della cultura Inca e Caranqui, la bellezza delle loro forme e proporzioni, l'audacia dei loro stili diversi combinati in maniera mirabile, le opere d'arte che vengono chiamate 'scuola di Quito', riassumono un ampio dialogo, con successi ed errori, della storia ecuadoriana. L'oggi è pieno di bellezza, - ha rimarcato - e se è vero che in passato ci sono stati sbagli e soprusi - come negarlo? - possiamo dire che l'amalgama irradia tanta esuberanza che ci permette di guardare al futuro con grande speranza".