CITTA' DEL VATICANO - "Se non sappiamo unire la compassione alla giustizia finiamo con essere inutilmente severi e profondamente ingiusti". Papa Francesco lo ricorda alla vigilia del sinodo che si apre con la messa solenne di domenica e che è chiamato ad affrontare le problematiche legate alle famiglie contemporanee. Bergoglio ha parlato durante la veglia organizzata in piazza San Pietro dalla Cei ed alla quale hanno partecipato migliaia di persone da tutta Italia, insieme ai padri sinodali e agli uditori che lunedì inizieranno il dibattito.
"Dal tesoro della viva tradizione - ha auspicato Francesco - i padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunità ecclesiale e della città dell'uomo". Più che "parlare" di famiglia, ha precisato, si tratta di "mettersi alla sua scuola, nella disponibilità a riconoscerne sempre la dignità, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla". Il sinodo, ha insistito il pontefice, "sappia ricondurre a un'immagine compiuta di uomo l'esperienza coniugale e familiare, riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c'è di bello, di buono e di santo, abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture".
Un anno fa, alla veglia che ha preceduto il sinodo straordinario e preparatorio, il Papa argentino aveva chiesto ai vescovi di evitare di imporre pesi che essi stessi non avrebbero saputo sopportare. Ora l'atteggiamento auspicato dal pontefice per il confronto che proseguirà fino al 24 ottobre è quello di una Chiesa che, ha detto, "protegge senza sostituirsi, che corregge senza umiliare, che educa con l'esempio e la pazienza, a volte, semplicemente con il silenzio di un'attesa orante e aperta". Ma anche una comunità ecclesiale "lontana da grandezze esteriori, accogliente nello stile sobrio dei suoi membri e, proprio per questo, accessibile alla speranza di pace che c'è dentro ogni uomo, compresi quanti hanno il cuore ferito e sofferente".
Bergoglio ricorda alla sua Chiesa di essere misericordiosa perché essa stessa "per prima vive l'esperienza di essere incessantemente rigenerata nel cuore misericordioso del Padre". E solo con questa consapevolezza può "rischiarare davvero la notte dell'uomo, additargli con credibilità la meta e condividerne i passi".
Galantino: "Non gridiamo contro qualcuno" - Prima del Papa avevano parlato i responsabili dei grandi movimenti ecclesiali: da Matteo Truffelli dell'Azione cattolica a Maria Voce dei focolarini, da don Julian Carron di Cl a Kiko Arguello del Cammino neocatecumenale e Salvatore Martinez del Rinnovamento nello Spirito.
E' stato il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ad accogliere il pontefice: "L'esperienza quotidiana - ha detto - ci vede coinvolti in una trasformazione epocale della cultura sociale, che interessa profondamente la famiglia". E ha aggiunto: "Non vogliamo lasciare che il lamento, la stanchezza o la paura prevalgano sullo stupore, sulla gioia e sul coraggio, né che le analisi, legate a un contesto in cui sembra vincere la dinamica del non legarsi a niente e nessuno, ci frenino sulla disponibilità ad accompagnare i giovani nella scelta coraggiosa del matrimonio".
Alla folla si era rivolto in precedenza il segretario dei vescovi italiani, Nunzio Galantino: "Vogliamo anche noi gridare, ma non contro qualcuno. Il nostro è un grido di preghiera perché Dio possa accompagnare la Chiesa, chiamata a mettere occhio ma anche cuore nell'esperienza sinodale".
In piazza i 'colori' della Chiesa - "La famiglia è alla svolta?", chiedeva la scritta su uno striscione in piazza San Pietro. Davanti al Papa sventolavano vessilli di associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali. Tantissimi i bambini, anche sul sagrato, ai piedi del quale si è creato un inedito parcheggio di passeggini. In prima fila i drappi di diocesi del Sud, da Monreale a Cassano Jonio. Poi i forum familiari e i consultori. "Non abbiamo paura delle differenze: qui sono insieme i tanti colori della Chiesa italiana", ha sottolineato don Paolo Gentili mentre piazza San Pietro si riempiva.
Tre le testimonianza scelte dagli organizzatori: sul palco sono saliti una coppia di fidanzati - lei di Alghero, lui cubano -, due genitori con i figli e infine una coppia di nonni pisani insieme ai nipoti. Ed è stata proprio la signora toscana a raccontare in piazza lo stato d'animo con il quale grazie alla sua famiglia sta affrontando la sindrome gravissima e invalidante che la affligge: "Dire ti amo - è stato il cuore del suo intervento - significa dire che tu non morirai mai".
Al Papa poi una famiglia con 4 figli, uno dei quali affetto dalla sindrome di Down, ha portato una lampada che Bergoglio ha benedetto. Da essa, la fiamma si è propagata alle fiaccole che la folla dei fedeli aveva in tutta la piazza e il gesto si è ripetuto in contemporanea in tutte le diocesi italiane: "La luce che si è irradiata da San Pietro è il segno visibile di questa fabbrica di speranza che sono le famiglie", sottolinea don Paolo Gentili.
"Dal tesoro della viva tradizione - ha auspicato Francesco - i padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunità ecclesiale e della città dell'uomo". Più che "parlare" di famiglia, ha precisato, si tratta di "mettersi alla sua scuola, nella disponibilità a riconoscerne sempre la dignità, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla". Il sinodo, ha insistito il pontefice, "sappia ricondurre a un'immagine compiuta di uomo l'esperienza coniugale e familiare, riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c'è di bello, di buono e di santo, abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture".
Un anno fa, alla veglia che ha preceduto il sinodo straordinario e preparatorio, il Papa argentino aveva chiesto ai vescovi di evitare di imporre pesi che essi stessi non avrebbero saputo sopportare. Ora l'atteggiamento auspicato dal pontefice per il confronto che proseguirà fino al 24 ottobre è quello di una Chiesa che, ha detto, "protegge senza sostituirsi, che corregge senza umiliare, che educa con l'esempio e la pazienza, a volte, semplicemente con il silenzio di un'attesa orante e aperta". Ma anche una comunità ecclesiale "lontana da grandezze esteriori, accogliente nello stile sobrio dei suoi membri e, proprio per questo, accessibile alla speranza di pace che c'è dentro ogni uomo, compresi quanti hanno il cuore ferito e sofferente".
Bergoglio ricorda alla sua Chiesa di essere misericordiosa perché essa stessa "per prima vive l'esperienza di essere incessantemente rigenerata nel cuore misericordioso del Padre". E solo con questa consapevolezza può "rischiarare davvero la notte dell'uomo, additargli con credibilità la meta e condividerne i passi".
Galantino: "Non gridiamo contro qualcuno" - Prima del Papa avevano parlato i responsabili dei grandi movimenti ecclesiali: da Matteo Truffelli dell'Azione cattolica a Maria Voce dei focolarini, da don Julian Carron di Cl a Kiko Arguello del Cammino neocatecumenale e Salvatore Martinez del Rinnovamento nello Spirito.
E' stato il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, ad accogliere il pontefice: "L'esperienza quotidiana - ha detto - ci vede coinvolti in una trasformazione epocale della cultura sociale, che interessa profondamente la famiglia". E ha aggiunto: "Non vogliamo lasciare che il lamento, la stanchezza o la paura prevalgano sullo stupore, sulla gioia e sul coraggio, né che le analisi, legate a un contesto in cui sembra vincere la dinamica del non legarsi a niente e nessuno, ci frenino sulla disponibilità ad accompagnare i giovani nella scelta coraggiosa del matrimonio".
Alla folla si era rivolto in precedenza il segretario dei vescovi italiani, Nunzio Galantino: "Vogliamo anche noi gridare, ma non contro qualcuno. Il nostro è un grido di preghiera perché Dio possa accompagnare la Chiesa, chiamata a mettere occhio ma anche cuore nell'esperienza sinodale".
In piazza i 'colori' della Chiesa - "La famiglia è alla svolta?", chiedeva la scritta su uno striscione in piazza San Pietro. Davanti al Papa sventolavano vessilli di associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali. Tantissimi i bambini, anche sul sagrato, ai piedi del quale si è creato un inedito parcheggio di passeggini. In prima fila i drappi di diocesi del Sud, da Monreale a Cassano Jonio. Poi i forum familiari e i consultori. "Non abbiamo paura delle differenze: qui sono insieme i tanti colori della Chiesa italiana", ha sottolineato don Paolo Gentili mentre piazza San Pietro si riempiva.
Tre le testimonianza scelte dagli organizzatori: sul palco sono saliti una coppia di fidanzati - lei di Alghero, lui cubano -, due genitori con i figli e infine una coppia di nonni pisani insieme ai nipoti. Ed è stata proprio la signora toscana a raccontare in piazza lo stato d'animo con il quale grazie alla sua famiglia sta affrontando la sindrome gravissima e invalidante che la affligge: "Dire ti amo - è stato il cuore del suo intervento - significa dire che tu non morirai mai".
Al Papa poi una famiglia con 4 figli, uno dei quali affetto dalla sindrome di Down, ha portato una lampada che Bergoglio ha benedetto. Da essa, la fiamma si è propagata alle fiaccole che la folla dei fedeli aveva in tutta la piazza e il gesto si è ripetuto in contemporanea in tutte le diocesi italiane: "La luce che si è irradiata da San Pietro è il segno visibile di questa fabbrica di speranza che sono le famiglie", sottolinea don Paolo Gentili.