Vaticano

Papa proclama 4 nuovi santi: per la prima una volta anche una coppia di coniugi

Rito in piazza San Pietro per i genitori di santa Teresa di Lisieux, per il sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi e per una suora spagnola. Francesco: "La vera autorità della Chiesa è nel servizio, non nel potere"

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CITTA' DEL VATICANO - Papa Francesco, con la formula canonica pronunciata nella messa in Piazza San Pietro davanti a 65 mila fedeli, ha proclamato santi i beati Vincenzo Grossi, Maria dell'Immacolata Concezione e i coniugi Ludovico Martin e Maria Azelia Guerin. E' la prima volta che viene canonizzata una coppia di sposi, nello specifico i genitori di Santa Teresa di Lisieux. "Li iscriviamo nell'Albo dei Santi - ha detto il Papa -, stabilendo che in tutta la Chiesa siano devotamente onorati tra i Santi". Subito dopo sono state portate all'altare le reliquie.

Santa Teresa di Lisieux è la protettrice delle missioni, nota come Teresina di Gesù Bambino. I suoi genitori, oggi proclamati santi, erano l'orologiaio Ludovico Martin (1823-1894) e Maria Azelia Guèrin (1831-1877), merlettaia. Dai tempi dei primi martiri cristiani, la Chiesa non aveva mai canonizzato due sposi insieme.

Nello stesso rito, il Papa ha proclamato santi anche don Vincenzo Grossi (1845-1917), figlio di un mugnaio, ordinato sacerdote nel 1869, che operò nella quarta diocesi di Cremona e fondò l'Istituto delle Figlie dell'Oratorio; e Maria Isabel Salvat Romer. Nata nel 1926 a Madrid, nel quartiere di Salamanca, a 18 anni lasciò tutto per entrare nella Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce, un istituto fondato a Siviglia nel 1875 da Angela de la Cruz e dedito alla cura dei bisognosi e all'educazione delle bambine più povere, oggi presente anche in Italia ed Argentina. Nota come suor Maria dell'Immacolata Concezione, la religiosa spagnola è morta nel 1998.

Alla messa era presente il ministro per le Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, con l'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Daniele Mancini. La delegazione francese è stata rappresentata da ministro dell'Interno, Bernard Cazeneuve, responsabile anche per i Culti, mentre quella spagnola era guidata dal ministro dell'Interno, Jorge Fernandez Diaz.

Papa Francesco ha incentrato il suo discorso sulla contrapposizione tra potere e servizio: "Di fronte a gente che briga per ottenere il potere e il successo, per farsi vedere, di fronte a gente che cerca siano riconosciuti i propri meriti e i propri lavori, i discepoli sono chiamati a fare il contrario - ha detto Bergoglio - : Gesù indica il servizio quale stile dell'autorità nella comunità cristiana. Chi serve gli altri ed è realmente senza prestigio esercita la vera autorità nella Chiesa. Gesù ci invita a cambiare mentalità e passare dalla bramosia del potere alla gioia di scomparire e servire; a sradicare l'istinto del dominio sugli altri ed esercitare la virtù dell'umiltà".

"Gesù - ha scandito - esercita essenzialmente un sacerdozio di misericordia e di compassione. Egli ha fatto l'esperienza diretta delle nostre difficoltà, conosce dall'interno la nostra condizione umana; il non aver sperimentato il peccato non gli impedisce di capire i peccatori". Secondo Bergoglio, la gloria di Gesù "non è quella dell'ambizione o della sete di dominio, ma è la gloria di amare gli uomini, assumere e condividere la loro debolezza e offrire loro la grazia che risana, accompagnare con tenerezza infinita il loro tribolato cammino". "In quanto battezzati", tutti dobbiamo seguire il suo esempio, ha concluso, divenendo anche noi "canali del suo amore, della sua compassione, specialmente verso quanti sono nel dolore, nell'angoscia, nello scoraggiamento e nella solitudine".