Vaticano

Chaouqui, chi è la donna del caso Vatileaks bis

32 anni, nata in Calabria da madre italiana e padre francese di origini marocchine. Ecco come è avvenuta l'ascesa della giovane lobbista arrestata oggi in Vaticano

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CITTA' DEL VATICANO  -  Salottiera e lobbista eppure consulente del Papa che ha fatto dell'attenzione ai poveri il tema del suo pontificato. Ora che la parabola vaticana di Francesca Immacolata Chaouqui è finita con l'arresto eseguito dalla gendarmeria, torna attuale la domanda che due anni fa circolava negli ambienti ecclesiastici: cosa c'entrava una come lei con la Chiesa di Francesco? A lei che a 30 anni era stata l'unica donna inserita nella Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative voluta dal neo eletto Bergoglio, viene ora contestato di essere tra le responsabili di una nuova fuga di notizie dai sacri palazzi, insieme al monsignore spagnolo dell'Opus Dei Lucio Angel Vallejo Balda, già segretario della Prefettura degli Affari economici e mentore di Chaouqui in Vaticano.

Nel mirino degli inquirenti d'Oltretevere ci sono due libri di prossima uscita: uno è del giornalista dell'Espresso Emiliano Fittipaldi, l'altro di Gianluigi Nuzzi, autore del volume "Sua Santità" che fu al centro del primo scandalo Vatileaks. E proprio a Nuzzi Chaouqui aveva manifestato la sua simpatia su Twitter, rispondendo ad un suo cinguettio del 2012, nel pieno della stagione dei corvi contro Benedetto XVI: "Hai fottutamente ragione", gli scrisse commentando le polemiche legate alla fuga di notizie. E ancora, quando lui riferiva di una vecchia fonte che era tornata a farsi sentire, lei replicava: "Meno male che ci sei". Sempre nel maggio di tre anni fa, citando Paolo Gabriele, il maggiordomo di Ratzinger arrestato e condannato per aver fatto uscire dall'appartamento pontificio la corrispondenza privata del Papa, Chaouqui aveva poi twittato testualmente: "Le lettere continueranno ad uscire e sacrificare Paolo nn sarà servito a niente".

In realtà, lei che nel suo curriculum si presenta come "esperta di relazioni pubbliche", è finita spesso al centro di  polveroni mediatici. Sin dalla prima volta che il suo nome è finito sulla grande ribalta. Era proprio il 2013 e a Corigliano Calabro la sedicenne Fabiana Luzzi era stata accoltellata e poi bruciata viva dal suo fidanzatino di un anno più grande di lei. Francesca  Chaouqui che è nata a San Sosti, paese della provincia di Cosenza a pochi chilometri dal luogo dell'omicidio, scrisse una lettera al Corriere della Sera descrivendo la Calabria come luogo arretrato e maschilista: "Fabiana è cresciuta come tutte noi, sentendosi dire cittu ca tu si fimmina", cioè zitta tu che sei una donna. E le sue parole scatenarono reazioni indignate. E in Vaticano non hanno nemmeno gradito la diffusione di sue foto hot, ne ha scritto anche un sito ultracattolico.

Dalla sua terra natia lei, figlia di una calabrese e di un marocchino, era andata via per iscriversi all'università. Si è laureata in giurisprudenza, è diventata consulente presso Ernst & Young Italia, ha sposato un informatico ma soprattutto è diventata molto amica di una nobildonna romana, la contessa Marisa Pinto Olori Del Poggio, che l'ha introdotta nei salotti della Capitale. E' entrata anche in una think net legata alla famiglia di Gianni ed Enrico Letta. E poi arriva alla Ferpi, la Federazione relazioni pubbliche italiana.

Ma quando il suo nome appare nel chirografo datato luglio 2013, con il quale il pontefice nomina gli esperti che lo dovranno aiutare nella riforma degli aspetti economici della curia, tornano a galla i suoi vecchi tweet. Anche quelli, che lei ha poi assicurato siano stati taroccati da qualcuno per infangarla, nei quali l'allora segretario di Stato Bertone veniva definito "corrotto" e l'ex ministro Giulio Tremonti veniva collegato a un conto Ior chiuso perché, era scritto nel cinguttio, in Vaticano avevano scoperto la sua omosessualità. Di un altro tweet, invece, Chaouqui ha ammesso la responsabilità: era quello che, sempre nel 2012, accreditava l'ipotesi secondo la quale Benedetto XVI avrebbe avuto la leucemia. Una malattia oncologica, come quella che le fonti anonime riprese dal Quotidiano Nazionale attribuiscono ora a papa Francesco.