Vaticano

Giubileo, padre Spadaro: "Così il Papa spiazza vetero-marxisti e catto-rigoristi"

Il gesuita direttore della Civiltà Cattolica introduce l'Anno Santo: "Non c'è nulla di predeterminato né momenti clou preconfezionati". E sul tema scelto da Bergoglio dice: "Misericordia è la parola chiave di Francesco"

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Padre Antonio Spadaro, si apre l'8 dicembre il Giubileo della misericordia. Anzitutto perché, a suo avviso, al Papa è venuto in mente di indire un Giubileo? Cosa l'ha mosso?
"L'8 dicembre, data di inaugurazione dell'Anno santo, è anche il giorno del cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, nel 1965. Si ricorda la chiusura di una porta e se ne apre un'altra. E dalla "porta" si passa al "volto". Porta Fidei era il titolo della Lettera apostolica in forma di "Motu proprio" di Papa Benedetto XVI con la quale l'11 ottobre dell'Anno 2011 si indiceva l'Anno della fede. Dalla Porta Fidei adesso si passa al Misericordiae Vultus. Cristo è "porta" perché ha un volto umano. Davvero umano. La porta può fare due cose: aprire e chiudersi. Il volto umano può avere una infinità di sfumature e di adattamenti alla persona che si ha di fronte. Il volto umano muta nel tempo, viene modificato dalla storia, cioè dal tempo che passa, e viene modificato dalle situazioni e dall'altro che si ha davanti, anzi dal volto che ho davanti a me. C'era bisogno di questo Giubileo per riscoprire oggi il volto di Dio".
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L'Anno Santo che si apre è dedicato alla misericordia. Perché?
"La misericordia è la parola chiave del pontificato di Francesco. Nel solo 2013, cioè nei primi nove mesi di pontificato, il Papa ha usato la parola "misericordia" in circa 200 passaggi dei suoi discorsi. A partire dalla prima messa nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, il 17 marzo 2013: "Il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia". Il motto episcopale di Jorge Mario Bergoglio è Miserando atque eligendo. Per Bergoglio "Misericordia" è uno dei nomi di Dio, è Dio stesso. La misericordia non è un'idea. Per Francesco il pericolo più grave che corre il cristianesimo è quello di trasformarsi in un sistema di idee o di precetti. Il cristianesimo ha come fondamento la relazione con un Dio che ha assunto il volto dell'uomo. Si è fatto uomo. Dunque ha un volto. Parlare di misericordia significa parlare di questo volto, non di una idea di Dio. In fondo Francesco non chiede una riflessione sui modi pastorali, ma l'impegno a riaprire la questione di Dio, su chi sia Dio, sul suo volto, in un mondo che ormai agisce a prescindere dalla sua esistenza. Ci sono immagini di Dio che inducono all'ateismo. Abbiamo a volte oscurato il vero volto di Dio annunciando un Dio di regole che punisce e si vendica. Abbiamo sovraccaricato l'immagine di Dio con idee che lo allontanano dalla sua vera immagine di Dio 'amante della vita', come dice la Bibbia".

Il 17 marzo del 2013 Francesco, durante il suo primo Angelus, citò un libro del cardinale Kasper intitolato "Misericordia". Poi, durante tutto il suo pontificato, questa parola è tornata. Cosa significa per la Chiesa oggi insistere su questa parola?
"L'onnipotenza di Dio va nuovamente proclamata con forza e nella sua vera dimensione. Non nel senso del potere mondano, ma in quello della sua onnipotenza di misericordia. Da qui la passione di Papa Francesco per il quadro del Caravaggio che presenta la vocazione di san Matteo: "Quel dito di Gesù così... verso Matteo. Così sono io. Così mi sento. Come Matteo", mi ha confidato nell'intervista del 2013. E qui il Papa si è fatto deciso, come se avesse colto l'immagine di sé che andava cercando: "È il gesto di Matteo che mi colpisce: afferra i suoi soldi, come a dire: 'No, non me! No, questi soldi sono miei!'. Ecco, questo sono io: 'Un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi'". Questa è l'esperienza dell'incontro con la misericordia: sentirsi guardati personalmente, ricevere un invito, percepire una dolcezza, una tenerezza profonda. È questa fede ad essere "rivoluzionaria" e "combattiva": non una combattività di scontro che riceve il suo potenziale di liberazione da ideologie, ma una forza di fede capace di cambiare il mondo e che ha un valore civile e politico. Per Bergoglio la misericordia ha un valore politico per il mondo, diventando sinonimo di 'pace', 'dialogo', 'impegno'. Tutto ciò che ha a che fare con l'incontro amorevole di due volti. La logica della misericordia non accetta di considerare niente e nessuno come 'perduto': sia che si parli dei rapporti con Dio, con gli altri o tra nazioni, popoli e Stati. E così la misericordia attiva processi, costruisce...".
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C'è chi ha detto che insistere troppo sulla misericordia metterebbe in secondo piano la giustizia. Cosa pensa in merito?
"Solamente i vetero-marxisti possono andare d'accordo con i catto-rigoristi uniti dal sospetto che misericordia sia sostituto di giustizia. Infatti il pensiero ideologico è unico e univoco. La tentazione di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile, ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e più significativa. La misericordia va oltre la giustizia. Giuda non ha saputo leggere la misericordia negli occhi del Maestro: per questo si è impiccato. Ecco la porta della fede si apre guardando il volto della misericordia. Non c'è altra chiave. Non c'è altra password se non questa".
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Quale sarà a suo avviso il momento più importante del Giubileo e perché?
"Non posso saperlo. In questo Giubileo non c'è nulla di predeterminato né momenti clou preconfezionati. Certo c'è un evento che mi colpisce molto: il 6 novembre nella Basilica di San Pietro si celebrerà il Giubileo dei Carcerati. Il carcere per Francesco è un luogo peculiare: è un luogo di separazione che però non deve diventare un luogo di scarto. Ogni volta che è entrato in un carcere il Papa dice di aver provato la sensazione di essere proprio come uno dei reclusi e di non essere finito tra le sbarre solo per misericordia. Lo ha detto più volte. Quindi il carcere è un luogo importante per Francesco perché è una sfida fortissima a superare la cultura dello scarto. Misericordia significa proprio anche questo: per Dio mai nessuno è definitivamente perduto, mai nessuno ai suoi occhi è uno scarto".