CITTA' DEL VATICANO - Perdonare "è sempre molto difficile", ma "poi si scopre che questa lotta interiore per perdonare purifica dal male" ha detto Francesco durante l'Angelus. "Sono purtroppo tantissimi" i cristiani che nel nostro tempo "subiscono persecuzioni in nome della fede come santo Stefano". Lo ha detto Papa Francesco all'Angelus, nel giorno di una nuova strage di cristiani nelle Filippine, ricordando la figura del primo martire, Santo Stefano, del quale ha sottolineato nella catechesi la capacità di perdonare i suoi assassini proprio come aveva fatto Gesù poco prima di lui. "La Vergine - ha invocato il Pontefice - orienti la nostra preghiera a ricevere e donare il perdono". Su Twitter, sempre oggi, è apparso lo stesso appello per cristiani perseguitati in tutto il mondo.
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"C'è un aspetto particolare nell'odierno racconto degli Atti degli Apostoli, che avvicina Santo Stefano al Signore: è il suo perdono prima di morire lapidato".
"Inchiodato sulla croce, Gesù aveva detto: 'Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno'. In modo simile Stefano 'piegò le ginocchia e gridò a gran voce: 'Signore, non imputare loro questo peccato'", ha detto il Papa. "Stefano è dunque martire, che significa testimone, perché fa come Gesù. E' infatti vero testimone chi si comporta come Lui: chi prega, chi ama, chi dona, ma soprattutto chi perdona, perché il perdono, come dice la parola stessa, è l'espressione più alta del dono".
"Ma ci potremmo chiedere a che cosa serve perdonare? E' soltanto una buona azione o porta dei risultati?", ha chiesto Francesco. "Troviamo una risposta proprio nel martirio di Stefano. Tra quelli per i quali egli implorò il perdono c'era un giovane di nome Saulo; costui perseguitava la Chiesa e cercava di distruggerla. Saulo divenne poco dopo Paolo, il grande santo, l'apostolo delle genti. Aveva ricevuto il perdono di Stefano. Possiamo dire che Paolo nasce dalla grazia di Dio e dal perdono di Stefano".
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"E' tanto brutto vivere nel rancore. per vivere questo gesto tanto alto che avvicina l'uomo a Dio. Come il nostro Padre celeste, diventiamo anche noi misericordiosi, perché attraverso il perdono vinciamo il male con il bene, trasformiamo l'odio in amore e rendiamo così più pulito il mondo". Papa Francesco ha pronunciato questa esortazione prima dell'Angelus, nel breve discorso che il 26 dicembre è tradizionalmente dedicato alla figura di Santo Stefano, il primo martire. "Perdonare è sempre molto difficile", ha osservato domandandosi poi "come possiamo imitare Gesù? Da dove incominciare per scusare i piccoli o grandi torti che subiamo ogni giorno?".
"Anzitutto - ha elencato - dalla preghiera, come ha fatto Stefano. Si comincia dal proprio cuore: possiamo affrontare con la preghiera il risentimento che proviamo, affidando chi ci ha fatto del male alla misericordia di Dio. Poi si scopre che questa lotta interiore per perdonare purifica dal male e che la preghiera e l'amore ci liberano dalle catene interiori del rancore". "Ogni giorno - ha poi concluso Bergoglio - abbiamo l'occasione per allenarci a perdonare, per vivere questo gesto tanto alto che avvicina l'uomo a Dio".
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"C'è un aspetto particolare nell'odierno racconto degli Atti degli Apostoli, che avvicina Santo Stefano al Signore: è il suo perdono prima di morire lapidato".
"Inchiodato sulla croce, Gesù aveva detto: 'Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno'. In modo simile Stefano 'piegò le ginocchia e gridò a gran voce: 'Signore, non imputare loro questo peccato'", ha detto il Papa. "Stefano è dunque martire, che significa testimone, perché fa come Gesù. E' infatti vero testimone chi si comporta come Lui: chi prega, chi ama, chi dona, ma soprattutto chi perdona, perché il perdono, come dice la parola stessa, è l'espressione più alta del dono".
"Ma ci potremmo chiedere a che cosa serve perdonare? E' soltanto una buona azione o porta dei risultati?", ha chiesto Francesco. "Troviamo una risposta proprio nel martirio di Stefano. Tra quelli per i quali egli implorò il perdono c'era un giovane di nome Saulo; costui perseguitava la Chiesa e cercava di distruggerla. Saulo divenne poco dopo Paolo, il grande santo, l'apostolo delle genti. Aveva ricevuto il perdono di Stefano. Possiamo dire che Paolo nasce dalla grazia di Dio e dal perdono di Stefano".
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"E' tanto brutto vivere nel rancore. per vivere questo gesto tanto alto che avvicina l'uomo a Dio. Come il nostro Padre celeste, diventiamo anche noi misericordiosi, perché attraverso il perdono vinciamo il male con il bene, trasformiamo l'odio in amore e rendiamo così più pulito il mondo". Papa Francesco ha pronunciato questa esortazione prima dell'Angelus, nel breve discorso che il 26 dicembre è tradizionalmente dedicato alla figura di Santo Stefano, il primo martire. "Perdonare è sempre molto difficile", ha osservato domandandosi poi "come possiamo imitare Gesù? Da dove incominciare per scusare i piccoli o grandi torti che subiamo ogni giorno?".
"Anzitutto - ha elencato - dalla preghiera, come ha fatto Stefano. Si comincia dal proprio cuore: possiamo affrontare con la preghiera il risentimento che proviamo, affidando chi ci ha fatto del male alla misericordia di Dio. Poi si scopre che questa lotta interiore per perdonare purifica dal male e che la preghiera e l'amore ci liberano dalle catene interiori del rancore". "Ogni giorno - ha poi concluso Bergoglio - abbiamo l'occasione per allenarci a perdonare, per vivere questo gesto tanto alto che avvicina l'uomo a Dio".
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