CITTÀ DEL VATICANO - Anche nel 2015 il numero di rifugiati approdati in Italia è stato consistente (153.842 al 31 dicembre 2015), seppure di molto inferiore allo straordinario flusso registrato verso la Grecia e attraverso i Balcani, composto in gran parte da cittadini siriani.
Arrivano invece soprattutto dall'Africa e in misura minore dal Medio Oriente (Pakistan, Afghanistan, Iraq) i richiedenti asilo che approdano sulle nostre coste. Le richieste di protezione presentate in Italia nel corso dell'anno sono state 83.970, con un incremento di circa 20mila domande rispetto al 2014.
LEGGI Papa ai migranti: "Perdonateci, siete un dono non un peso"
Continua, anche se in misura sempre minore, il fenomeno dei cosiddetti "transitanti", cioè di quei migranti forzati (soprattutto eritrei, siriani, somali e sudanesi) che dopo lo sbarco in Italia scelgono di proseguire il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo.
È la fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2015 si sono rivolti al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che l'Associazione gestisce. Il report è stato presentato questa mattina dal presidente del Senato, Pietro Grasso, alla presentazione del Rapporto Annuale 2016 del Centro Astalli.
Sempre più sistematicamente i richiedenti asilo allo sbarco vengono distribuiti in tutte le regioni d'Italia: più che in passato anche i territori del nord sono coinvolti nell'accoglienza di chi è arrivato da poco. Roma resta però un polo di attrazione importante, soprattutto per chi incontra maggiori difficoltà nel percorso di integrazione e cerca, nelle grandi città, più estese reti di sostegno informale.
Dopo l'estate gli effetti del cosiddetto "approccio hotspot" previsto dalle decisioni del Consiglio d'Europa hanno portato, specialmente in Sicilia, a crescenti difficoltà nell'accesso alla protezione: centinaia di persone in seguito ai cosiddetti "respingimenti differiti" sono state abbandonate senza assistenza.
L'accoglienza resta la sfida maggiore che l'Italia si è trovata ad affrontare nel corso del 2015: il totale dei posti disponibili ha superato i 100mila, ma si è registrato un rallentamento rispetto al previsto ampliamento del sistema SPRAR. Alla scadenza dell'ultimo bando è risultata infatti insufficiente la risposta degli enti locali, che preferiscono non impegnarsi su questo fronte per timore di perdere consensi. Più che mai urgente invece sarebbe abbandonare meccanismi emergenziali e programmare un'accoglienza mirata fin da subito a facilitare i processi d'integrazione.
I percorsi verso l'autonomia restano ardui e fragili, specialmente per i rifugiati più segnati dai traumi della fuga e del viaggio e per i nuclei familiari. Nel 2015 sono cresciute le richieste di aiuto per gli affitti, soprattutto da parte di famiglie con bambini. Ancora più faticoso è il percorso per madri sole con uno o più minori a carico.
Le opportunità di formazione e tirocinio per gli ospiti dei centri di accoglienza, anche se possono fare la differenza per le singole persone, restano ancora episodiche, in mancanza di un piano organico per l'integrazione che veda l'impegno non occasionale di tutte le istituzioni competenti. L'auspicio è che nel 2016 si compiano passi avanti significativi in questo senso.
Gli ostacoli più incomprensibili e inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono quelli burocratici. Il 2015 ha visto l'introduzione di nuovi criteri e procedure per l'utilizzo degli indirizzi fittizi, per l'iscrizione anagrafica e per il rinnovo dei permessi di soggiorno, con non poche ripercussioni sulla quotidianità di molte persone. Un lungo e paziente lavoro di dialogo e mediazione con le istituzioni competenti ha portato alla soluzione della maggior parte delle difficoltà, anche se alcuni punti restano ancora da chiarire.
Nel 2015 il Centro Astalli, grazie al contributo dell'Elemosineria Vaticana, ha erogato 25mila euro in contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio di permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 287 rifugiati riconosciuti. Proprio nel momento in cui le persone iniziano, con difficoltà, il loro percorso in Italia, viene loro chiesto un pagamento non irrilevante, che nel caso dei nuclei familiari diventa un ostacolo significativo.
Un altro paradosso, ancora tutto da risolvere, riguarda le modifiche legislative stabilite in merito all'esenzione dal pagamento del ticket sanitario. La restrizione dell'esenzione ai soli disoccupati ha fatto sì che gli inoccupati si siano trovati improvvisamente nella condizione di dover pagare esami diagnostici, visite specialistiche e farmaci prima gratuiti, rendendo problematico l'accesso alle cure per molti migranti forzati e scoraggiando di fatto qualunque percorso di prevenzione.
Le persone in situazioni di particolare fragilità - vittime di tortura, violenza intenzionale o abusi sessuali - che nel corso dell'anno sono state accompagnate dal Centro Astalli attraverso l'azione coordinata del servizio medico e dello sportello legale - sono state complessivamente 620. Quasi tutte le donne seguite dal servizio di ginecologia (281 nel 2015) sono vittime di tortura, di violenza di genere o di abusi, subiti nei Paesi di origine, durante i viaggi e, purtroppo, anche a Roma, in particolare se risiedono in stabili occupati. Le vittime di tortura che si sono sottoposte a una visita per il rilascio del certificato medico-legale da presentare alla Commissione Territoriale sono state 171, in prevalenza uomini, provenienti soprattutto da Senegal, Mali e Costa d'Avorio.
Dicono dal Centro: "Spesso il disagio di queste persone, che fatica sempre più ad emergere nelle prime concitate fasi dello sbarco e dell'arrivo, esplode più tardi: la risposta delle strutture preposte resta insufficiente e sono paradossalmente i più vulnerabili che rischiano di rimanere tagliati fuori dall'assistenza e di non trovare risposte adeguate alla complessità dei loro bisogni. I servizi di bassa soglia, come la mensa, sempre più spesso restano l'unico riferimento per queste persone a forte rischio di esclusione sociale".
E ancora: "Mai come nel 2015 si è parlato di rifugiati e di profughi. Immagini fortemente simboliche hanno mobilitato l'opinione pubblica. La risposta della società civile è spesso generosa e pronta a raccogliere le sfide dell'incontro con flessibilità e concretezza. L'accoglienza diffusa, che porta con sé una sempre più quotidiana interazione tra cittadini e rifugiati, indica la strada per costruire un'Italia diversa, più preparata a cogliere le opportunità dell'incontro. Sempre più significativo, a Roma, è diventato l'impegno delle comunità religiose: nel 2015 sono state 14 le Congregazioni che hanno deciso di aprirsi all'accoglienza di rifugiati e altri 9 istituti si stanno preparando a vivere questa esperienza. Durante l'anno sono state accolte 68 persone, sia singoli che nuclei familiari, di 19 Paesi diversi".
Secondo i responsabili del Centro, "questa e altre esperienze positive continuano purtroppo a trovare poca attenzione in un racconto mediatico non sempre scevro da toni allarmistici e a volte anche xenofobi: durante il 2015 il Centro Astalli ha continuato nel suo servizio di promozione di un'informazione corretta e una maggiore consapevolezza e serenità rispetto a questi temi, attraverso un costante lavoro con i media e una capillare attività di informazione, sensibilizzazione e comunicazione. Quasi 24.000 studenti sono stati coinvolti nei progetti didattici sul diritto d'asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città italiane e alcuni progetti specifici sono stati realizzati per moltiplicare le opportunità di incontro e di approfondimento a Roma e nel Lazio".
A maggio 2015, più di 200 iscritti hanno partecipato al corso Rifugiati. Diritti al cuore dell'Europa, tre incontri nei quali si è parlato del ruolo che l'Europa, sia come Unione, sia come singoli stati membri, svolge nell'affrontare il fenomeno della migrazione forzata. Enzo Bianchi alla presentazione del Rapporto Annuale, ma anche Stefano Rodotà e Giancarlo Perego in occasione della Giornata del Rifugiato, si sono spesi per ribadire che i rifugiati vanno accolti e protetti e che rappresentano una ricchezza per le nostre società.
Quotidianamente, per tutto l'anno, il Centro Astalli ha toccato con mano che sono sempre più numerose le persone che scelgono di dedicare tempo, energie, competenze e professionalità ai richiedenti asilo e rifugiati: nel 2015, nelle 8 città in cui il Centro Astalli opera (Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova) 554 volontari hanno reso possibili, con il loro impegno, i servizi descritti in questo rapporto e molti altri hanno sostenuto le attività del Centro attraverso offerte e donazioni. Particolarmente significativo è stato l'impegno di 17 giovani in Servizio Civile, nell'ambito del progetto Rete Bianca e Bernie e del programma Garanzia Giovani: un'occasione importante di formazione e di servizio, che dallo scorso anno è aperta anche ai cittadini stranieri.
Arrivano invece soprattutto dall'Africa e in misura minore dal Medio Oriente (Pakistan, Afghanistan, Iraq) i richiedenti asilo che approdano sulle nostre coste. Le richieste di protezione presentate in Italia nel corso dell'anno sono state 83.970, con un incremento di circa 20mila domande rispetto al 2014.
LEGGI Papa ai migranti: "Perdonateci, siete un dono non un peso"
Continua, anche se in misura sempre minore, il fenomeno dei cosiddetti "transitanti", cioè di quei migranti forzati (soprattutto eritrei, siriani, somali e sudanesi) che dopo lo sbarco in Italia scelgono di proseguire il viaggio per chiedere asilo in un altro Paese europeo.
È la fotografia aggiornata sulle condizioni di richiedenti asilo e rifugiati che durante il 2015 si sono rivolti al Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e hanno usufruito dei servizi di prima e seconda accoglienza che l'Associazione gestisce. Il report è stato presentato questa mattina dal presidente del Senato, Pietro Grasso, alla presentazione del Rapporto Annuale 2016 del Centro Astalli.
Sempre più sistematicamente i richiedenti asilo allo sbarco vengono distribuiti in tutte le regioni d'Italia: più che in passato anche i territori del nord sono coinvolti nell'accoglienza di chi è arrivato da poco. Roma resta però un polo di attrazione importante, soprattutto per chi incontra maggiori difficoltà nel percorso di integrazione e cerca, nelle grandi città, più estese reti di sostegno informale.
Dopo l'estate gli effetti del cosiddetto "approccio hotspot" previsto dalle decisioni del Consiglio d'Europa hanno portato, specialmente in Sicilia, a crescenti difficoltà nell'accesso alla protezione: centinaia di persone in seguito ai cosiddetti "respingimenti differiti" sono state abbandonate senza assistenza.
L'accoglienza resta la sfida maggiore che l'Italia si è trovata ad affrontare nel corso del 2015: il totale dei posti disponibili ha superato i 100mila, ma si è registrato un rallentamento rispetto al previsto ampliamento del sistema SPRAR. Alla scadenza dell'ultimo bando è risultata infatti insufficiente la risposta degli enti locali, che preferiscono non impegnarsi su questo fronte per timore di perdere consensi. Più che mai urgente invece sarebbe abbandonare meccanismi emergenziali e programmare un'accoglienza mirata fin da subito a facilitare i processi d'integrazione.
I percorsi verso l'autonomia restano ardui e fragili, specialmente per i rifugiati più segnati dai traumi della fuga e del viaggio e per i nuclei familiari. Nel 2015 sono cresciute le richieste di aiuto per gli affitti, soprattutto da parte di famiglie con bambini. Ancora più faticoso è il percorso per madri sole con uno o più minori a carico.
Le opportunità di formazione e tirocinio per gli ospiti dei centri di accoglienza, anche se possono fare la differenza per le singole persone, restano ancora episodiche, in mancanza di un piano organico per l'integrazione che veda l'impegno non occasionale di tutte le istituzioni competenti. L'auspicio è che nel 2016 si compiano passi avanti significativi in questo senso.
Gli ostacoli più incomprensibili e inattesi che i rifugiati incontrano in Italia sono quelli burocratici. Il 2015 ha visto l'introduzione di nuovi criteri e procedure per l'utilizzo degli indirizzi fittizi, per l'iscrizione anagrafica e per il rinnovo dei permessi di soggiorno, con non poche ripercussioni sulla quotidianità di molte persone. Un lungo e paziente lavoro di dialogo e mediazione con le istituzioni competenti ha portato alla soluzione della maggior parte delle difficoltà, anche se alcuni punti restano ancora da chiarire.
Nel 2015 il Centro Astalli, grazie al contributo dell'Elemosineria Vaticana, ha erogato 25mila euro in contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio di permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 287 rifugiati riconosciuti. Proprio nel momento in cui le persone iniziano, con difficoltà, il loro percorso in Italia, viene loro chiesto un pagamento non irrilevante, che nel caso dei nuclei familiari diventa un ostacolo significativo.
Un altro paradosso, ancora tutto da risolvere, riguarda le modifiche legislative stabilite in merito all'esenzione dal pagamento del ticket sanitario. La restrizione dell'esenzione ai soli disoccupati ha fatto sì che gli inoccupati si siano trovati improvvisamente nella condizione di dover pagare esami diagnostici, visite specialistiche e farmaci prima gratuiti, rendendo problematico l'accesso alle cure per molti migranti forzati e scoraggiando di fatto qualunque percorso di prevenzione.
Le persone in situazioni di particolare fragilità - vittime di tortura, violenza intenzionale o abusi sessuali - che nel corso dell'anno sono state accompagnate dal Centro Astalli attraverso l'azione coordinata del servizio medico e dello sportello legale - sono state complessivamente 620. Quasi tutte le donne seguite dal servizio di ginecologia (281 nel 2015) sono vittime di tortura, di violenza di genere o di abusi, subiti nei Paesi di origine, durante i viaggi e, purtroppo, anche a Roma, in particolare se risiedono in stabili occupati. Le vittime di tortura che si sono sottoposte a una visita per il rilascio del certificato medico-legale da presentare alla Commissione Territoriale sono state 171, in prevalenza uomini, provenienti soprattutto da Senegal, Mali e Costa d'Avorio.
Dicono dal Centro: "Spesso il disagio di queste persone, che fatica sempre più ad emergere nelle prime concitate fasi dello sbarco e dell'arrivo, esplode più tardi: la risposta delle strutture preposte resta insufficiente e sono paradossalmente i più vulnerabili che rischiano di rimanere tagliati fuori dall'assistenza e di non trovare risposte adeguate alla complessità dei loro bisogni. I servizi di bassa soglia, come la mensa, sempre più spesso restano l'unico riferimento per queste persone a forte rischio di esclusione sociale".
E ancora: "Mai come nel 2015 si è parlato di rifugiati e di profughi. Immagini fortemente simboliche hanno mobilitato l'opinione pubblica. La risposta della società civile è spesso generosa e pronta a raccogliere le sfide dell'incontro con flessibilità e concretezza. L'accoglienza diffusa, che porta con sé una sempre più quotidiana interazione tra cittadini e rifugiati, indica la strada per costruire un'Italia diversa, più preparata a cogliere le opportunità dell'incontro. Sempre più significativo, a Roma, è diventato l'impegno delle comunità religiose: nel 2015 sono state 14 le Congregazioni che hanno deciso di aprirsi all'accoglienza di rifugiati e altri 9 istituti si stanno preparando a vivere questa esperienza. Durante l'anno sono state accolte 68 persone, sia singoli che nuclei familiari, di 19 Paesi diversi".
Secondo i responsabili del Centro, "questa e altre esperienze positive continuano purtroppo a trovare poca attenzione in un racconto mediatico non sempre scevro da toni allarmistici e a volte anche xenofobi: durante il 2015 il Centro Astalli ha continuato nel suo servizio di promozione di un'informazione corretta e una maggiore consapevolezza e serenità rispetto a questi temi, attraverso un costante lavoro con i media e una capillare attività di informazione, sensibilizzazione e comunicazione. Quasi 24.000 studenti sono stati coinvolti nei progetti didattici sul diritto d'asilo e sul dialogo interreligioso in 13 città italiane e alcuni progetti specifici sono stati realizzati per moltiplicare le opportunità di incontro e di approfondimento a Roma e nel Lazio".
A maggio 2015, più di 200 iscritti hanno partecipato al corso Rifugiati. Diritti al cuore dell'Europa, tre incontri nei quali si è parlato del ruolo che l'Europa, sia come Unione, sia come singoli stati membri, svolge nell'affrontare il fenomeno della migrazione forzata. Enzo Bianchi alla presentazione del Rapporto Annuale, ma anche Stefano Rodotà e Giancarlo Perego in occasione della Giornata del Rifugiato, si sono spesi per ribadire che i rifugiati vanno accolti e protetti e che rappresentano una ricchezza per le nostre società.
Quotidianamente, per tutto l'anno, il Centro Astalli ha toccato con mano che sono sempre più numerose le persone che scelgono di dedicare tempo, energie, competenze e professionalità ai richiedenti asilo e rifugiati: nel 2015, nelle 8 città in cui il Centro Astalli opera (Roma, Palermo, Catania, Trento, Vicenza, Napoli, Milano, Padova) 554 volontari hanno reso possibili, con il loro impegno, i servizi descritti in questo rapporto e molti altri hanno sostenuto le attività del Centro attraverso offerte e donazioni. Particolarmente significativo è stato l'impegno di 17 giovani in Servizio Civile, nell'ambito del progetto Rete Bianca e Bernie e del programma Garanzia Giovani: un'occasione importante di formazione e di servizio, che dallo scorso anno è aperta anche ai cittadini stranieri.