CITTÀ DEL VATICANO - Il Papa farà oggi un forte appello affinché l'Europa ritrovi se stessa: continente "dei ponti e non dei muri", capace di "solidarietà e di accoglienza". E, quindi, un richiamo a tutte le religioni presenti, soprattutto ai cristiani e ai musulmani, perché si riconoscano fratelli. Il dialogo interreligioso, infatti, non è un lusso di pochi: tutti i leader religiosi e delle istituzioni sono protagonisti.
Il Papa prepara il suo discorso: "La Ue costruisca ponti e non muri"
Paolo Rodari , di PAOLO RODARIOggi viene assegnato a Bergoglio il premio Carlo Magno "per i meriti in favore di integrazione, unità e pace". L'occasione per lanciare un appello ai leader politici che incontrerà nel palazzo apostolico: "Servono solidarietà e accoglienza nei confronti dei migranti"
È oggo il giorno nel quale Francesco, secondo Papa dopo Giovanni Paolo II, riceve in Vaticano il premio Carlo Magno (Karlspreis), il prestigioso riconoscimento internazionale conferito annualmente, fin dal 1950, dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità con meriti particolari in favore dell'integrazione, dell'unità e della pace in Europa.
E anche se Papa Bergoglio non è solito accettare onorificenze e riconoscimenti, oggi l'ecce…
CITTÀ DEL VATICANO - Il Papa farà oggi un forte appello affinché l'Europa ritrovi se stessa: continente "dei ponti e non dei muri", capace di "solidarietà e di accoglienza". E, quindi, un richiamo a tutte le religioni presenti, soprattutto ai cristiani e ai musulmani, perché si riconoscano fratelli. Il dialogo interreligioso, infatti, non è un lusso di pochi: tutti i leader religiosi e delle istituzioni sono protagonisti.
È oggo il giorno nel quale Francesco, secondo Papa dopo Giovanni Paolo II, riceve in Vaticano il premio Carlo Magno (Karlspreis), il prestigioso riconoscimento internazionale conferito annualmente, fin dal 1950, dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità con meriti particolari in favore dell'integrazione, dell'unità e della pace in Europa.
E anche se Papa Bergoglio non è solito accettare onorificenze e riconoscimenti, oggi l'eccezione è a lui gradita perché con essa egli può dare un segnale: l'Europa deve ritrovare se stessa, la sua centralità, la sua capacità di accoglienza e solidarietà in un momento di crisi che, come disse il Papa stesso a Strasburgo nel viaggio del 2014, ha messo in secondo piano "tutte le conquiste del processo di integrazione ".
In tempi di muri contro i migranti, di paure e diffidenze verso chi arriva da Paesi lontani, e soprattutto di sfaldamento delle basi dell'Unione, Francesco ancora una volta, dopo i viaggi lampo nel cuore del Mediterraneo sofferente, a Lampedusa nel 2013 e a Lesbo meno di un mese fa da dove è tornato con famiglie di profughi musulmani, chiede ai potenti un sussulto d'animo. E, come disse di ritorno dal viaggio in Messico lo scorso febbraio rispondendo alla domanda di un giornalista, auspica che l'Europa torni ai suoi "grandi padri". Tuttavia, si chiese, "dove sono oggi uno Schuman, un Adenauer, questi grandi che nel dopoguerra hanno fondato l'Unione europea?".
Ritorno, rifondazione: "Mi piace questa idea, oggi, della rifondazione", disse sempre tornando dal Messico. Sono le parole che Bergoglio avrà ben presenti questa mattina quando sarà innanzi ai vertici delle istituzioni europee pervenute nella sala Regia del palazzo apostolico vaticano al gran completo: non soltanto Martin Schulz, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, presidenti dell'Europarlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, ma anche la cancelliera Angela Merkel che il Papa prima della cerimonia riceverà (è la quarta volta che accade in Vaticano) in udienza privata. Con tutti la linea sarà quella già richiamata ieri anche dal segretario di Stato Piero Parolin al Senato durante un convegno sulla libertà religiosa: "Mi pare che papa Francesco continui a insistere che si costruiscano ponti: allora utilizzando e contrapponendo queste due immagini, quella della costruzione dei ponti e quella della costruzione dei muri, possiamo misurare tutta la distanza che c'è tra quest'ultima Europa e quella che papa Francesco sogna".
Anche per il cardinale leader della diplomazia pontificia, insomma, il ricevimento del Premio è un'occasione propizia per ricordare all'Europa la sua vocazione umanistica, una vocazione alla solidarietà.
L'apertura che il Papa chiede all'Europa riguarda anche la dimensione religiosa: quando caddero i totalitarismi, la nuova Europa luogo di pace fu il frutto dell'azione di grandi figure ma anche di un movimento in cui le religioni sono tornate a parlarsi. Eppure, come ha detto ieri ancora Parolin, c'è una "mentalità laicista" che punta a "erodere" la stessa dimensione religiosa, a "escluderla" dalla vita politica e "si trova imbarazzata di fronte al nuovo pluralismo religioso dell'Europa".
Ma "la Chiesa cattolica non chiede per sé ma chiede e promuove la libertà religiosa per chiunque. Lo Stato deve essere sempre più inclusivo e coinvolgente delle minoranze".
Francesco segue da vicino le sorti di chi bussa disperato alle porte dell'Europa e, in queste settimane, le vicissitudini dei profughi siriani. Domenica scorsa all'Angelus in piazza San Pietro ha parlato di "una spirale di violenza che continua ad aggravare la già disperata situazione umanitaria del Paese, in particolare nella città di Aleppo". In proposito la linea è quella portata avanti in queste ore dal "Jesuit refugee service" (anche attraverso la sua sede italiana, il Centro Astalli) che ancora una volta ha fatto un appello per una tregua immediata ad Aleppo e in Siria. Gli interventi chiesti sono specifici: che si aprano canali umanitari per far giungere la popolazione siriana a chiedere asilo in sicurezza. Servono poi visti temporanei e misure di accoglienza e protezione "per uomini e donne vittime incolpevoli di un conflitto che deve cessare immediatamente".