CITTÀ DEL VATICANO. Padre Lombardi, iniziamo da dieci anni fa. Benedetto XVI le chiese di guidare la sala stampa vaticana.
"Fu il cardinale Sodano - allora segretario di Stato, ndr - a chiedermelo, più o meno diciamo...".
In che senso?
"Fu un colloquio divertente. Mi disse: "Si prepari a dirmi di sì"".
E lei disse subito sì?
"Cercai di dire di no, ma poi dissi di sì. Era un compito che non avevo minimamente cercato. Non mi sentivo la persona più adeguata per questo incarico. Al cardinale Sodano feci presente questa obiezione, ma poi ho accettato".
Perché pensarono a lei?
"Bisognerebbe chiederlo a loro. In ogni caso ero una persona inserita nel campo della comunicazione vaticana e conosciuta dalle autorità. Per lunghi anni avevo lavorato alla Radio vaticana e pensavano potessi meritare fiducia. C'erano le premesse perché io potessi inserirmi in questo compito che non era facile dopo la grande esperienza di Navarro-Valls".
Quale è stato il momento più difficile?
"È stato il lavoro per la purificazione e la trasparenza in merito al dibattito sugli abusi sessuali commessi dal clero. Occoreva far fare alla Chiesa passi in avanti, a livello comunicativo, in merito alla verità".
La rinuncia al pontificato di Ratzinger non è stato un momento difficile?
"Vissi quel momento con molta più serenità di quanto si immagini".
Era preparato?
"Non voglio dire nulla in merito, ma ricordare come in quel momento di stupore e turbamento io fossi sereno, in totale sintonia con il Papa".
L'annuncio della rinuncia arrivò l'11 febbraio del 2013. Cosa fece quel giorno?
"Lessi il testo con cui annunciava di ritirarsi e lo trovai vero, chiaro ed esauriente, tanto che non ebbi difficoltà nel presentarlo come la spiegazione adeguata di quello che il Papa aveva in mente, dello spirito con cui prendeva quella decisione".
Poi affrontò i giornalisti.
"Ricordo che entrai in sala stampa con tre cose: il testo del Papa, il diritto canonico con quelle poche righe nelle quali si parla della possibilità della rinuncia, e il passo dell'intervista che Peter Seewald fece al Papa e contenuta in "Luce del mondo" nella quale è lui stesso a parlare della cosa. Ero sereno, in sintonia con questa scelta. Non ero turbato in nessun modo".
Di questi dieci anni quale il ricordo più bello?
"Direi in generale i viaggi fatti coi Papi. Le giornate mondiali della gioventù a Colonia e Madrid con Benedetto, quella a Rio de Janeiro con Francesco. Sono stati momenti di gioia che il popolo di Dio ha vissuto col Papa e la gioia era anche mia".
Quando arrivò Francesco pensò di lasciare?
"Sinceramente sì. Nel senso che mi ero immaginato che il mio impegno dovesse terminare con il pontificato precedente".
E invece le cose andarono diversamente.
"Si aprì una nuova tappa anch'essa per nulla immaginata".
Cosa le disse Francesco?
"Non disse nulla di particolare. Semplicemente mi lasciò capire che era contento che io continuassi, insomma che non aveva intenzione di cambiare. Sapeva cosa facevo e chi ero, naturalmente. Ma non aveva cose da dirmi in particolare".
"Fu il cardinale Sodano - allora segretario di Stato, ndr - a chiedermelo, più o meno diciamo...".
In che senso?
"Fu un colloquio divertente. Mi disse: "Si prepari a dirmi di sì"".
E lei disse subito sì?
"Cercai di dire di no, ma poi dissi di sì. Era un compito che non avevo minimamente cercato. Non mi sentivo la persona più adeguata per questo incarico. Al cardinale Sodano feci presente questa obiezione, ma poi ho accettato".
Perché pensarono a lei?
"Bisognerebbe chiederlo a loro. In ogni caso ero una persona inserita nel campo della comunicazione vaticana e conosciuta dalle autorità. Per lunghi anni avevo lavorato alla Radio vaticana e pensavano potessi meritare fiducia. C'erano le premesse perché io potessi inserirmi in questo compito che non era facile dopo la grande esperienza di Navarro-Valls".
Quale è stato il momento più difficile?
"È stato il lavoro per la purificazione e la trasparenza in merito al dibattito sugli abusi sessuali commessi dal clero. Occoreva far fare alla Chiesa passi in avanti, a livello comunicativo, in merito alla verità".
La rinuncia al pontificato di Ratzinger non è stato un momento difficile?
"Vissi quel momento con molta più serenità di quanto si immagini".
Era preparato?
"Non voglio dire nulla in merito, ma ricordare come in quel momento di stupore e turbamento io fossi sereno, in totale sintonia con il Papa".
L'annuncio della rinuncia arrivò l'11 febbraio del 2013. Cosa fece quel giorno?
"Lessi il testo con cui annunciava di ritirarsi e lo trovai vero, chiaro ed esauriente, tanto che non ebbi difficoltà nel presentarlo come la spiegazione adeguata di quello che il Papa aveva in mente, dello spirito con cui prendeva quella decisione".
Poi affrontò i giornalisti.
"Ricordo che entrai in sala stampa con tre cose: il testo del Papa, il diritto canonico con quelle poche righe nelle quali si parla della possibilità della rinuncia, e il passo dell'intervista che Peter Seewald fece al Papa e contenuta in "Luce del mondo" nella quale è lui stesso a parlare della cosa. Ero sereno, in sintonia con questa scelta. Non ero turbato in nessun modo".
Di questi dieci anni quale il ricordo più bello?
"Direi in generale i viaggi fatti coi Papi. Le giornate mondiali della gioventù a Colonia e Madrid con Benedetto, quella a Rio de Janeiro con Francesco. Sono stati momenti di gioia che il popolo di Dio ha vissuto col Papa e la gioia era anche mia".
Quando arrivò Francesco pensò di lasciare?
"Sinceramente sì. Nel senso che mi ero immaginato che il mio impegno dovesse terminare con il pontificato precedente".
E invece le cose andarono diversamente.
"Si aprì una nuova tappa anch'essa per nulla immaginata".
Cosa le disse Francesco?
"Non disse nulla di particolare. Semplicemente mi lasciò capire che era contento che io continuassi, insomma che non aveva intenzione di cambiare. Sapeva cosa facevo e chi ero, naturalmente. Ma non aveva cose da dirmi in particolare".