"Addolorati, ma non spaventati e sempre più uniti nella preghiera". E' quasi unanime la risposta dei giovani cattolici presenti alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Al di là delle sigle di tutto il variopinto associazionismo cattolico, alle violenze terroristiche - l'ultima, l'assassinio sull'altare del parroco della chiesetta di Rouen, in Francia - i teanager cattolici reagiscono invocando "pace, dialogo, accoglienza", ma anche "opere di prevenzione più concrete e mirate". "Potrà sembrare un paradosso - spiega ad esempio, Gioele Anni, segretario del Movimento studentesco dell'Azione cattolica italiana, "ma qui, alla Gmg di Cracovia, non c'è clima di paura. I ragazzi, malgrado le notizie di attentati terroristici che ci arrivano dai media, non stanno rinunziando al senso di festa e di comunione che da sempre contraddistingue i raduni mondiali dei cattolici. Ed è giusto che sia così - specifica il segretario degli studenti di Azione cattolica - perché, pur con la tristezza e le preoccupazioni causate da quanto sta succedendo, cedere alla paura e rinunziare ai nostri momenti di festa e di aggregazione sarebbe il regalo più grande che si possa fare ai terroristi".
"Qui a Cracovia siamo arrivati da tutto il mondo ed il clima che ci accomuna, al di là di nazionalità, tradizioni, culture, è sempre di unione e di fratellanza, e nessun terrorista ci costringerà a rinunciarci", aggiunge Lucia Colombo, vice presidente del Movimento giovanile dell'Azione cattolica. "Certamente siamo addolorati per quanto sta succedendo, ma non spaventati o intimoriti. Ce lo chiede ripetutamente papa Francesco, che ci ha definiti 'speranza del futurò e nel suo primo interventi a Cracovia ha ribadito ancora una volta l'obbligo dell'accoglienza per chi scappa da guerre e persecuzioni. E noi lo abbiamo preso sul serio, malgrado gli attentati terroristici", specifica Lucia Colombo rilanciando, in sostanza, la linea operativa-pastorale emersa al Forum internazionale dell'Azione cattolica riunito martedì scorso nella chiesa dei domenicani, intorno alle spoglie del beato Pier Giorgio Frassati.
La voce del Vicariato. Analoghi sentimenti, pensieri e parole che don Walter Insero, portavoce del cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, punto di riferimento dei giovani romani arrivati a Cracovia, di fronte al parroco martire di Rouen e alle vittime di tutti i terrorismi, sintetizza con espressioni di "tristezza, sgomento, ma non di rassegnazione, indicando nella preghiera l'unica arma con cui contrastare gli attentati, senza offuscare lo spirito della Gmg". "E' vero, niente finora ha scalfito il clima di accoglienza, comunione e fratellanza che contraddistingue questa Gmg", fa eco don Silvestro Sowizdrzal, responsabile dei giovani Orionini intervenuti a Cracovia, che ricorda pure "il fermo invito che ci è stato fatto dal cardinale Stanislao Dziwicsz, storico segretario di Giovanni Paolo II, a rispondere alle violenze ed agli attentati con la pace e l'accoglienza. Vale a dire proprio i valori fondanti dell'insegnamento di papa Wojtyla. Senza tuttavia dimenticare che di fronte a un terrorismo così aggressivo occorrono comunque risposte più ferme e mirate da parte delle autorità". "Ma noi da cristiani non rinunceremo mai a rispondere al male e alla violenza con la preghiera e l'amicizia, facendo leva sul bene che sta dentro di noi e al bisogno di gioia a cui tutti noi puntiamo", assicura Rolando Reda, giovane Orionino albanese. "Pregare per la pace è la cosa più giusta da fare di fronte a tanta violenza", aggiunge Anisa Muka, altra giovane Orionina albanese. Ma "in un momento in cui l'unico sentimento che accomuna ognuno di noi è il terrore, ciò che più spaventa è - confida Beatrice, giovane esponente della Acli presente a Cracovia - è che non si teme qualcosa, ma si ha paura dell'altro. Viviamo, ci muoviamo osservando e giuardandoci intorno sempre con sospetto, ci hanno mostrato che pur non volendo un prototimo di 'terroristà è così chiunque ne abbia qualche caratteristica e lo richiami alla nostra mente subuto, ci spaventa e ci sentiamo in dovere di allontanarlo. Tutto questo non ci sta permettendo di 'vivere'.". Ma proprio per questo - puntualizza la giovane aclista - "la gmg rappresenta sicuramentre un momento di unione, o forse meglio di ri-unione, proprio perché a partire dai giovani che saranno tutti diversi tra loro per tradizioni, cultura, potrà essere un punto di partenza per restituire serenità a tutti noi e a ricreare un sentimento di unione e non di esclusione dell'altro".
Una preghiera per tutti i conflitti. "Ogni giorno giungono immagini di guerra e notizie di attentati terroristici, davanti a cui non vogliamo restare indifferenti: ricorderemo, uno per uno, tutti i conflitti che insanguinano il mondo" a partire dal parroco di Rouen massacrato nella sua chiesa, fanno sapere i giovani della Comunità di Sant'Egidio presenti a Cracovia. Il rito - spiega Massimiliano Signifredi, responsabile dei giovani della S.Egidio intervenuti alla Gmg - si terrà con una speciale Preghiera per la Pace la sera di mercoledì 27 luglio nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, in ulica Misjonarska 37, a poche centinaia di metri dal parco di B?onia, con l'intervento dell'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Oltre ai rifugiati siriani saranno presenti anche giovani provenienti da altre aree difficili del mondo, come l'Ucraina e il Pakistan. E domani una delegazione della S.Egidio interverrà alla Via Crucis con papa Francesco. "Va bene indignarsi per le violenze, avere pietà e misericordia per le vittime innocenti, ma è tempo ormai di puntare a gettare le basi per la nascita di una Europa non più dei padri ma dei figli, una Europa capace di ascoltare gli aneliti di pace, fratellanza, convivenza e accoglienza che arrivano dalle giovani generazioni che purtroppo gli adulti fanno ancora fatica ad ascoltare e a prendere in seria considerazione", avverte lo storico Marco Impagliazzo, che della stessa Comunità di S.Egidio è presidente.
Cristiani perseguitati e chiese distrutte. Di "un nuovo chiaro attacco alla libertà religiosa ed un chiaro esempio di odio anticristiano" parla, invece, Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, presente a Cracovia con propri giovani inseriti nelle formazioni diocesane. Una violenza definita "vera e propria barbarie, davanti alla quale non possiamo indignarci soltanto in drammatiche occasioni", specifica Monteduro, ricordando come già negli ultimi anni sempre più chiese e simboli cristiani siano stati attaccati, distrutti e profanati in Francia, ma anche "in Medio Oriente, dove alla distruzione dei luoghi di culto seguono crimini violenti ai danni dei sacerdoti e dei fedeli". "La persecuzione dei cristiani, come abbiamo visto in Francia, non è lontana da casa nostra - afferma il direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre - Iniziamo a ribellarci, in primis la comunità internazionale, contrastando la decristianizzazione che da tempo dilaga in Europa. È anche la mancata difesa della nostra fede a renderci maggiormente vulnerabili".
"Qui a Cracovia siamo arrivati da tutto il mondo ed il clima che ci accomuna, al di là di nazionalità, tradizioni, culture, è sempre di unione e di fratellanza, e nessun terrorista ci costringerà a rinunciarci", aggiunge Lucia Colombo, vice presidente del Movimento giovanile dell'Azione cattolica. "Certamente siamo addolorati per quanto sta succedendo, ma non spaventati o intimoriti. Ce lo chiede ripetutamente papa Francesco, che ci ha definiti 'speranza del futurò e nel suo primo interventi a Cracovia ha ribadito ancora una volta l'obbligo dell'accoglienza per chi scappa da guerre e persecuzioni. E noi lo abbiamo preso sul serio, malgrado gli attentati terroristici", specifica Lucia Colombo rilanciando, in sostanza, la linea operativa-pastorale emersa al Forum internazionale dell'Azione cattolica riunito martedì scorso nella chiesa dei domenicani, intorno alle spoglie del beato Pier Giorgio Frassati.
La voce del Vicariato. Analoghi sentimenti, pensieri e parole che don Walter Insero, portavoce del cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, punto di riferimento dei giovani romani arrivati a Cracovia, di fronte al parroco martire di Rouen e alle vittime di tutti i terrorismi, sintetizza con espressioni di "tristezza, sgomento, ma non di rassegnazione, indicando nella preghiera l'unica arma con cui contrastare gli attentati, senza offuscare lo spirito della Gmg". "E' vero, niente finora ha scalfito il clima di accoglienza, comunione e fratellanza che contraddistingue questa Gmg", fa eco don Silvestro Sowizdrzal, responsabile dei giovani Orionini intervenuti a Cracovia, che ricorda pure "il fermo invito che ci è stato fatto dal cardinale Stanislao Dziwicsz, storico segretario di Giovanni Paolo II, a rispondere alle violenze ed agli attentati con la pace e l'accoglienza. Vale a dire proprio i valori fondanti dell'insegnamento di papa Wojtyla. Senza tuttavia dimenticare che di fronte a un terrorismo così aggressivo occorrono comunque risposte più ferme e mirate da parte delle autorità". "Ma noi da cristiani non rinunceremo mai a rispondere al male e alla violenza con la preghiera e l'amicizia, facendo leva sul bene che sta dentro di noi e al bisogno di gioia a cui tutti noi puntiamo", assicura Rolando Reda, giovane Orionino albanese. "Pregare per la pace è la cosa più giusta da fare di fronte a tanta violenza", aggiunge Anisa Muka, altra giovane Orionina albanese. Ma "in un momento in cui l'unico sentimento che accomuna ognuno di noi è il terrore, ciò che più spaventa è - confida Beatrice, giovane esponente della Acli presente a Cracovia - è che non si teme qualcosa, ma si ha paura dell'altro. Viviamo, ci muoviamo osservando e giuardandoci intorno sempre con sospetto, ci hanno mostrato che pur non volendo un prototimo di 'terroristà è così chiunque ne abbia qualche caratteristica e lo richiami alla nostra mente subuto, ci spaventa e ci sentiamo in dovere di allontanarlo. Tutto questo non ci sta permettendo di 'vivere'.". Ma proprio per questo - puntualizza la giovane aclista - "la gmg rappresenta sicuramentre un momento di unione, o forse meglio di ri-unione, proprio perché a partire dai giovani che saranno tutti diversi tra loro per tradizioni, cultura, potrà essere un punto di partenza per restituire serenità a tutti noi e a ricreare un sentimento di unione e non di esclusione dell'altro".
Una preghiera per tutti i conflitti. "Ogni giorno giungono immagini di guerra e notizie di attentati terroristici, davanti a cui non vogliamo restare indifferenti: ricorderemo, uno per uno, tutti i conflitti che insanguinano il mondo" a partire dal parroco di Rouen massacrato nella sua chiesa, fanno sapere i giovani della Comunità di Sant'Egidio presenti a Cracovia. Il rito - spiega Massimiliano Signifredi, responsabile dei giovani della S.Egidio intervenuti alla Gmg - si terrà con una speciale Preghiera per la Pace la sera di mercoledì 27 luglio nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, in ulica Misjonarska 37, a poche centinaia di metri dal parco di B?onia, con l'intervento dell'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi. Oltre ai rifugiati siriani saranno presenti anche giovani provenienti da altre aree difficili del mondo, come l'Ucraina e il Pakistan. E domani una delegazione della S.Egidio interverrà alla Via Crucis con papa Francesco. "Va bene indignarsi per le violenze, avere pietà e misericordia per le vittime innocenti, ma è tempo ormai di puntare a gettare le basi per la nascita di una Europa non più dei padri ma dei figli, una Europa capace di ascoltare gli aneliti di pace, fratellanza, convivenza e accoglienza che arrivano dalle giovani generazioni che purtroppo gli adulti fanno ancora fatica ad ascoltare e a prendere in seria considerazione", avverte lo storico Marco Impagliazzo, che della stessa Comunità di S.Egidio è presidente.
Cristiani perseguitati e chiese distrutte. Di "un nuovo chiaro attacco alla libertà religiosa ed un chiaro esempio di odio anticristiano" parla, invece, Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, presente a Cracovia con propri giovani inseriti nelle formazioni diocesane. Una violenza definita "vera e propria barbarie, davanti alla quale non possiamo indignarci soltanto in drammatiche occasioni", specifica Monteduro, ricordando come già negli ultimi anni sempre più chiese e simboli cristiani siano stati attaccati, distrutti e profanati in Francia, ma anche "in Medio Oriente, dove alla distruzione dei luoghi di culto seguono crimini violenti ai danni dei sacerdoti e dei fedeli". "La persecuzione dei cristiani, come abbiamo visto in Francia, non è lontana da casa nostra - afferma il direttore di Aiuto alla Chiesa che soffre - Iniziamo a ribellarci, in primis la comunità internazionale, contrastando la decristianizzazione che da tempo dilaga in Europa. È anche la mancata difesa della nostra fede a renderci maggiormente vulnerabili".