CITTA' DEL VATICANO - Nacquero un anno dopo il Congresso di Vienna. E pur cambiando nome, accrescendo compiti e responsabilità, sono durati fino a oggi. La Gendarmeria vaticana, "gli angeli del Papa" come vengono chiamati tra le Sacre Mura - dotati però di addestramento da marine e di materiali sofisticati - compiono 200 anni.
E nessuna prova della loro mutata e complessa funzione poteva essere più eclatante, che il diretto riferimento ai gendarmi proprio di papa Francesco durante l'omelia domenicale in San Pietro. Dove per loro il Papa non ha chiamato in causa la difesa della sicurezza, ma la difesa dei valori: "Il vostro compito è evitare che si facciano le cose brutte, e difendere e promuovere l'onestà. Tante volte è un lavoro malpagato e voi dovete lottare contro le tentazioni di quelli che vogliono comprarvi: sono orgoglioso di sapere che dite di no". Per concludere: "La società dello Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede dall'ultimo fino al massimo livello, mi auguro riconoscano il vostro servizio che custodisce e cerca non solo di fare le cose giuste ma di farle con carità, tenerezza, e rischiando la propria vita".
E nei Giardini della Santa Sede è festa grande per il Corpo di sicurezza del Pontefice, e il Comandante Domenico Giani nel suo discorso davanti a cardinali, prelati, autorità italiane e diplomatici stranieri ripercorre la lunga storia di un organismo pronto "usque ad sanguinis effusionem", fino alla morte pur di difendere la figura del capo della Chiesa. Non facile, in questo tempo di terrorismo asimmetrico, capace di colpire in modo indiscriminato ovunque e con ciascuno, e soprattutto con un Papa come Francesco, il quale non fa mistero di volere sempre e comunque andare fisicamente incontro ai fedeli. "Santità, usi l'auto blindata...", era la preghiera dei gendarmi-angeli lo scorso anno in Centrafrica, quando Jorge Bergoglio volle ad ogni costo atterrare a Bangui in guerra durante il suo viaggio africano. E aveva ragione perché, con doti diplomatiche unite a quelle spirituali, il Papa riuscì a voltare la guerra in pace, e da allora la tregua tiene in un Paese fino a poco tempo fa dilaniato dal conflitto. "Certo - rivela oggi Giani alla Radio Vaticana - dialoghiamo con tutti e abbiamo contatti quotidiani anche con le forze di polizia arabe, con molti Paesi musulmani".
Fu Papa Pio VII, con un Motu proprio del 14 luglio 1816, a istituire un Corpo, quello dei Carabinieri pontifici, modellato, disciolto e ricomposto più volte e con nomi diversi. Ma sempre rimasto fedele a due obiettivi fondamentali: la fedeltà al Papa e la solidarietà. All'inizio dell'Ottocento la necessità era quella di mantenere la sovranità dello Stato e di assicurare la difesa del territorio che gli era stato riconosciuto nel Congresso dalle grandi Potenze. Poi, con lo scorrere dei secoli, le responsabilità degli "angeli" si sono trasformate. A causarle il cambiamento in modo dirompente fu un avvenimento drammatico quando, il 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II venne raggiunto in Piazza San Pietro da due colpi di pistola sparati dall'attentatore turco Mehmet Ali Agca. Karol Wojtyla fu a un passo dalla morte ma sopravvisse, però da allora la sicurezza attorno alla figura del Papa si è rafforzata, acquisendo su diretta indicazione del Pontefice polacco i metodi più moderni a disposizione delle forze di polizia internazionali. Appena in tempo: nel maggio successivo, il predecessore di Giani, Camillo Cibin, fermò a Fatima un esaltato che intendeva colpire Giovanni Paolo con una baionetta. E fu ancora Wojtyla, nel 2000, a istituire la Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile, retta dal Comandante della Gendarmeria. Benedetto XVI e Francesco dotarono infine il Corpo di nuove responsabilità, facendolo confluire nell'Interpol e in tutti gli organismi internazionali di sicurezza, per contrastare anche altre forme di crimine, prima fra tutte quella del traffico di esseri umani e della schiavitù.
Oggi la Gendarmeria vaticana ha uno spettro di compiti ampio, che va dalla lotta alla pedofilia, contro il riciclaggio di denaro e la tortura. C'è un gruppo di intervento rapido, un nucleo antisabotaggio, una sezione di analisi, oltre al centro operativo con una sala di coordinamento dotata di tecnologie sofisticate per il controllo del territorio. Svolge servizio di polizia di frontiera, polizia giudiziaria e intelligence. In tutto sono 150 persone. Si alzano poco dopo l'alba, seguono il Papa in tutti i suoi spostamenti, Giani prepara accuratamente ogni viaggio del Pontefice visitando in Italia e all'estero il percorso che farà il corteo papale. La giornata di lavoro termina in palestra, dove gli "angeli" si tengono in forma per correre dietro alla papamobile ed essere pronti in caso di aggressioni. E' già capitato: la notte di Natale del 2009 il comandante saltò addosso a una cittadina italo-svizzera che dentro la Basilica di San Pietro aveva fatto cadere Joseph Ratzinger mentre procedeva verso l'altare.
Anche Giani festeggia il suo anniversario: compie dieci anni alla testa dell'organismo. Qualche tempo fa lo hanno chiamato alla Nato, subito dopo il caso Vatileaks che ha gestito in prima persona sia procedendo alle indagini sia agli arresti, ma ha rifiutato preferendo rimanere vicino al Papa. E' stato ufficiale della Guardia di Finanza, ha lavorato per i Servizi segreti italiani, è attivo nel volontariato con l'associazione Rondine cittadella della Pace di Arezzo, dov'è nato nel 1963. Vive stabilmente in Vaticano, il solo dei gendarmi a farlo, con la moglie.
Ogni anno, in vista della ricorrenza del patrono del Corpo, San Michele Arcangelo, la Gendarmeria si ritrova nei Giardini vaticani con una sfilata e i fuochi d'artificio. Ma adesso sono 200 anni. A breve un saggio di Sandro Barbagallo e Cesare Catananti ripercorrerà tutta la storia di questo gruppo di angeli con le spalle coperte dai santi, ma dotati nelle loro mani di strumenti molto, molto concreti.
(aggiornato il 18/9)
E nessuna prova della loro mutata e complessa funzione poteva essere più eclatante, che il diretto riferimento ai gendarmi proprio di papa Francesco durante l'omelia domenicale in San Pietro. Dove per loro il Papa non ha chiamato in causa la difesa della sicurezza, ma la difesa dei valori: "Il vostro compito è evitare che si facciano le cose brutte, e difendere e promuovere l'onestà. Tante volte è un lavoro malpagato e voi dovete lottare contro le tentazioni di quelli che vogliono comprarvi: sono orgoglioso di sapere che dite di no". Per concludere: "La società dello Stato della Città del Vaticano e la Santa Sede dall'ultimo fino al massimo livello, mi auguro riconoscano il vostro servizio che custodisce e cerca non solo di fare le cose giuste ma di farle con carità, tenerezza, e rischiando la propria vita".
E nei Giardini della Santa Sede è festa grande per il Corpo di sicurezza del Pontefice, e il Comandante Domenico Giani nel suo discorso davanti a cardinali, prelati, autorità italiane e diplomatici stranieri ripercorre la lunga storia di un organismo pronto "usque ad sanguinis effusionem", fino alla morte pur di difendere la figura del capo della Chiesa. Non facile, in questo tempo di terrorismo asimmetrico, capace di colpire in modo indiscriminato ovunque e con ciascuno, e soprattutto con un Papa come Francesco, il quale non fa mistero di volere sempre e comunque andare fisicamente incontro ai fedeli. "Santità, usi l'auto blindata...", era la preghiera dei gendarmi-angeli lo scorso anno in Centrafrica, quando Jorge Bergoglio volle ad ogni costo atterrare a Bangui in guerra durante il suo viaggio africano. E aveva ragione perché, con doti diplomatiche unite a quelle spirituali, il Papa riuscì a voltare la guerra in pace, e da allora la tregua tiene in un Paese fino a poco tempo fa dilaniato dal conflitto. "Certo - rivela oggi Giani alla Radio Vaticana - dialoghiamo con tutti e abbiamo contatti quotidiani anche con le forze di polizia arabe, con molti Paesi musulmani".
Fu Papa Pio VII, con un Motu proprio del 14 luglio 1816, a istituire un Corpo, quello dei Carabinieri pontifici, modellato, disciolto e ricomposto più volte e con nomi diversi. Ma sempre rimasto fedele a due obiettivi fondamentali: la fedeltà al Papa e la solidarietà. All'inizio dell'Ottocento la necessità era quella di mantenere la sovranità dello Stato e di assicurare la difesa del territorio che gli era stato riconosciuto nel Congresso dalle grandi Potenze. Poi, con lo scorrere dei secoli, le responsabilità degli "angeli" si sono trasformate. A causarle il cambiamento in modo dirompente fu un avvenimento drammatico quando, il 13 maggio 1981, Giovanni Paolo II venne raggiunto in Piazza San Pietro da due colpi di pistola sparati dall'attentatore turco Mehmet Ali Agca. Karol Wojtyla fu a un passo dalla morte ma sopravvisse, però da allora la sicurezza attorno alla figura del Papa si è rafforzata, acquisendo su diretta indicazione del Pontefice polacco i metodi più moderni a disposizione delle forze di polizia internazionali. Appena in tempo: nel maggio successivo, il predecessore di Giani, Camillo Cibin, fermò a Fatima un esaltato che intendeva colpire Giovanni Paolo con una baionetta. E fu ancora Wojtyla, nel 2000, a istituire la Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile, retta dal Comandante della Gendarmeria. Benedetto XVI e Francesco dotarono infine il Corpo di nuove responsabilità, facendolo confluire nell'Interpol e in tutti gli organismi internazionali di sicurezza, per contrastare anche altre forme di crimine, prima fra tutte quella del traffico di esseri umani e della schiavitù.
Oggi la Gendarmeria vaticana ha uno spettro di compiti ampio, che va dalla lotta alla pedofilia, contro il riciclaggio di denaro e la tortura. C'è un gruppo di intervento rapido, un nucleo antisabotaggio, una sezione di analisi, oltre al centro operativo con una sala di coordinamento dotata di tecnologie sofisticate per il controllo del territorio. Svolge servizio di polizia di frontiera, polizia giudiziaria e intelligence. In tutto sono 150 persone. Si alzano poco dopo l'alba, seguono il Papa in tutti i suoi spostamenti, Giani prepara accuratamente ogni viaggio del Pontefice visitando in Italia e all'estero il percorso che farà il corteo papale. La giornata di lavoro termina in palestra, dove gli "angeli" si tengono in forma per correre dietro alla papamobile ed essere pronti in caso di aggressioni. E' già capitato: la notte di Natale del 2009 il comandante saltò addosso a una cittadina italo-svizzera che dentro la Basilica di San Pietro aveva fatto cadere Joseph Ratzinger mentre procedeva verso l'altare.
Anche Giani festeggia il suo anniversario: compie dieci anni alla testa dell'organismo. Qualche tempo fa lo hanno chiamato alla Nato, subito dopo il caso Vatileaks che ha gestito in prima persona sia procedendo alle indagini sia agli arresti, ma ha rifiutato preferendo rimanere vicino al Papa. E' stato ufficiale della Guardia di Finanza, ha lavorato per i Servizi segreti italiani, è attivo nel volontariato con l'associazione Rondine cittadella della Pace di Arezzo, dov'è nato nel 1963. Vive stabilmente in Vaticano, il solo dei gendarmi a farlo, con la moglie.
Ogni anno, in vista della ricorrenza del patrono del Corpo, San Michele Arcangelo, la Gendarmeria si ritrova nei Giardini vaticani con una sfilata e i fuochi d'artificio. Ma adesso sono 200 anni. A breve un saggio di Sandro Barbagallo e Cesare Catananti ripercorrerà tutta la storia di questo gruppo di angeli con le spalle coperte dai santi, ma dotati nelle loro mani di strumenti molto, molto concreti.
(aggiornato il 18/9)