Inizio a effetto con Baglioni solissimo in piazza San Pietro che suonando la chitarra come un menestrello canta "Fratello Sole Sorella Luna". Molto scenografico. Pochi minuti e si materializza la Banda Musicale Vaticana. Poi Baglioni, sempre en plein air, si cimenta in due superclassici della sacralità, se non della retorica, natalizia, "Stille Nacht" e a "This is Xmas" opportunamente tradotte in italiano, e ad accogliere il cantautore mentre fa il suo ingresso nell'auditorium più grande del mondo è un'ovazione da stadio. Sul palco con lui ci sono i bambini di Bangui insieme a quelli di Accumuli. E' vestito tutto di nero Baglioni come ai tempi incerti e timidi del suo esordio, quando i vicini di casa e gli amici a Centocelle lo chiamavano di soprannome Agonia.
In videomessaggio pre registrato il Papa, il padrone di casa, saluta e augura. Esordisce ringraziando gli artisti ma anche i tecnici e le maestranze, che ha definito "tutti artigiani di misericordia che trovano l'ispiratore in Dio". Questa serata, ha detto, "allarga l'orizzonte del giubileo della misericordia partecipando e condividendo situazioni concrete di povertà e di bisogno". Ha ache raccotato come i piccoli del Bangui, paese poverissimo, abbia fatto na raccolta scherzato, come spesso fa: "A volte qualcuno mi chiede: ma lei, padre, parla sempre dei poveri e della misericordia? Sì, dico, è vero, ma non è una malattia, è semplicemente il modo con cui Dio si è rivelato". Toccante, perché asciutta, la chiusa: "Grazie a tutti, grazie a nome dei bambini di Bangui e di quelli delle zone terremotate. Non potremo fare cose grandi, realizzare grandi progetti, ma quello che faremo avrà la firma della nostra passione per il Vangelo. Questo tipo di beneficenza è investire non in borsa ma nel paradiso".
Il primo attore recitante è Beppe Fiorello, ed è facile per lui chiamare l'applauso quando le parole che pronuncia hanno il copyright di papa Bergoglio. Il famoso discorso in cui il pontefice definì il Mediterraneo un cimitero a cielo aperto, la bancarotta dell'umanità: "Il futuro dell'umanità non è nelle mani dei leader ma nelle mani dei popoli. Non bisogna dimenticare che i migranti prima di essere numeri sono persone sono volti e sono storie".
Sacro e profano si mescolano, il medico di Lampedusa che consegna la sua testimonianza terribile e la fan di Baglioni che in un attimo di silenzio squarcia l'aria urlando: Claudio ti amo! Gremita in ogni ordine e grado la Sala Nervi. Molti dei settemila spettatori tutti paganti (da 60 a 100 euro a biglietto) si sono messi ordinatamente in fila lungo il colonnato sin dal primo pomeriggio. Molte famiglie, numerosi i bambini. Pochi i cosiddetti vip, nelle prime file il presidente del Senato Grasso e il cardinale di Bangui. Il conduttore ripete a intermittenza il numero solidale per le donazioni, 45523 attivo fino al 21 dicembre, "il numero che apre la cassaforte del cuore".
A pronunciare le parole del papa ora è Laura Morante, austera e intensa mentre auspica una "nuova solidarietà universale" e una riduzione dei consumi, poiché "si può avere bisogno di poco e vivere molto". "Let it snow", cavallo di battaglia di Sinatra e Dean Martin, tradotto in italiano è una marcetta. Di nuovo sacro e profano si alternano. "Non dobbiamo permettere che la culura del benessere ci anestetizzi" è il grido lanciato sul palco da Alessandro Preziosi. Baglioni presenta il suo chitarrista: si chiama Giovanni Baglioni, è suo figlio. Il brano è "Adesso la pubblicità".
Tutti più buoni e tutti pieni di buoni propositi nell'avvicinarsi della notte santa. Tocca a Nicoletta Romanoff la lettura che insegna come "trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne". Finita la sua testimonianza confessa: "Sto tremando". L'applauso più scrosciante è per Gigi Proietti che si erge contro il flagello delle nuove e antiche schiavitù, sulle tratta dei minori, sullo sfruttamento della prostituzione. Musica e riflessioni sui grandi temi: a volte riesce. E dopo di lui tocca ad Erri De Luca emozionare, recitando un "Padre nostro" trasformato in "Mare Nostrum". Che "non sei nei cieli".
La sensazione è che il pubblico pagante voglia soprattutto sentire i grandi classici di Baglioni, che in una serata così solenne riserva per il gran finale i suoi classici.
Diceva ieri presentando il concerto: "Davanti alla tragedia del terremoto con tante persone che sentono di aver perduto tutto noi artisti facciamo quello che possiamo per aiutare: non siamo i fanti che combattono in mezzo al fango in trincea, siamo i trombettieri che suonano la carica". E ancora: "Noi artisti qualche volta ci sentiamo in colpa per il nostro successo, tante volte immeritato - aveva aggiunto - e allora facciamo queste cose".
In videomessaggio pre registrato il Papa, il padrone di casa, saluta e augura. Esordisce ringraziando gli artisti ma anche i tecnici e le maestranze, che ha definito "tutti artigiani di misericordia che trovano l'ispiratore in Dio". Questa serata, ha detto, "allarga l'orizzonte del giubileo della misericordia partecipando e condividendo situazioni concrete di povertà e di bisogno". Ha ache raccotato come i piccoli del Bangui, paese poverissimo, abbia fatto na raccolta scherzato, come spesso fa: "A volte qualcuno mi chiede: ma lei, padre, parla sempre dei poveri e della misericordia? Sì, dico, è vero, ma non è una malattia, è semplicemente il modo con cui Dio si è rivelato". Toccante, perché asciutta, la chiusa: "Grazie a tutti, grazie a nome dei bambini di Bangui e di quelli delle zone terremotate. Non potremo fare cose grandi, realizzare grandi progetti, ma quello che faremo avrà la firma della nostra passione per il Vangelo. Questo tipo di beneficenza è investire non in borsa ma nel paradiso".
Il primo attore recitante è Beppe Fiorello, ed è facile per lui chiamare l'applauso quando le parole che pronuncia hanno il copyright di papa Bergoglio. Il famoso discorso in cui il pontefice definì il Mediterraneo un cimitero a cielo aperto, la bancarotta dell'umanità: "Il futuro dell'umanità non è nelle mani dei leader ma nelle mani dei popoli. Non bisogna dimenticare che i migranti prima di essere numeri sono persone sono volti e sono storie".
Sacro e profano si mescolano, il medico di Lampedusa che consegna la sua testimonianza terribile e la fan di Baglioni che in un attimo di silenzio squarcia l'aria urlando: Claudio ti amo! Gremita in ogni ordine e grado la Sala Nervi. Molti dei settemila spettatori tutti paganti (da 60 a 100 euro a biglietto) si sono messi ordinatamente in fila lungo il colonnato sin dal primo pomeriggio. Molte famiglie, numerosi i bambini. Pochi i cosiddetti vip, nelle prime file il presidente del Senato Grasso e il cardinale di Bangui. Il conduttore ripete a intermittenza il numero solidale per le donazioni, 45523 attivo fino al 21 dicembre, "il numero che apre la cassaforte del cuore".
A pronunciare le parole del papa ora è Laura Morante, austera e intensa mentre auspica una "nuova solidarietà universale" e una riduzione dei consumi, poiché "si può avere bisogno di poco e vivere molto". "Let it snow", cavallo di battaglia di Sinatra e Dean Martin, tradotto in italiano è una marcetta. Di nuovo sacro e profano si alternano. "Non dobbiamo permettere che la culura del benessere ci anestetizzi" è il grido lanciato sul palco da Alessandro Preziosi. Baglioni presenta il suo chitarrista: si chiama Giovanni Baglioni, è suo figlio. Il brano è "Adesso la pubblicità".
Tutti più buoni e tutti pieni di buoni propositi nell'avvicinarsi della notte santa. Tocca a Nicoletta Romanoff la lettura che insegna come "trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne". Finita la sua testimonianza confessa: "Sto tremando". L'applauso più scrosciante è per Gigi Proietti che si erge contro il flagello delle nuove e antiche schiavitù, sulle tratta dei minori, sullo sfruttamento della prostituzione. Musica e riflessioni sui grandi temi: a volte riesce. E dopo di lui tocca ad Erri De Luca emozionare, recitando un "Padre nostro" trasformato in "Mare Nostrum". Che "non sei nei cieli".
La sensazione è che il pubblico pagante voglia soprattutto sentire i grandi classici di Baglioni, che in una serata così solenne riserva per il gran finale i suoi classici.
Diceva ieri presentando il concerto: "Davanti alla tragedia del terremoto con tante persone che sentono di aver perduto tutto noi artisti facciamo quello che possiamo per aiutare: non siamo i fanti che combattono in mezzo al fango in trincea, siamo i trombettieri che suonano la carica". E ancora: "Noi artisti qualche volta ci sentiamo in colpa per il nostro successo, tante volte immeritato - aveva aggiunto - e allora facciamo queste cose".