DAVOS - Le risposte tardive e balbettanti alle diseguaglianze ai populismi crescenti che sono arrivate dal Forum economico mondiale dimostrano quanto poco si sia dato ascolto al messaggio di accoglienza e di attenzione per gli ultimi che ha imperniato tutto il magistero di papa Francesco. Al Forum economico mondiale il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin racconta a Repubblica del messaggio della Chiesa ai potenti del mondo, della sintonia del Papa con la figlia del pastore protestante Angela Merkel e dell'atteggiamento del Papa nei confronti di Donald Trump, nel giorno di insediamento del nuovo presidente americano.
Cardinale Parolin, qual è il messaggio della Chiesa ai potenti riuniti a Davos?
"Il messaggio che il Papa continua a mandare in tutto il mondo: un'economia al servizio dell'uomo. Questo è il grande messaggio: un'economia che promuova l'uomo e che tenga conto delle fasce più povere e più vulnerabili. E che non abbia come finalità principale il profitto, quindi non l'interesse personale di pochi ma che abbia il senso del bene comune, cioè il bene di tutti e di ciascuno".
Negli ultimi anni ci sono stati molti attacchi al Papa per le sue critiche contro l'avidità e per i richiami a un'economia più giusta. Se fossero state ascoltate, avrebbero rallentato l'ascesa dei populismi?
"Il Santo padre parte dalle preoccupazione del Vangelo. Queste problematiche non possono esulare dalle attenzioni di un cristiano. Ce l'ha ricordato in modo molto chiaro ed esplicito con il suo messaggio e il suo insegnamento ad esempio con tutti i gesti di carità compiuti durante l'anno della misericordia. E, come sottolinea anche lei, questi problemi, se non affrontati in tempo, possono portare a delle derive molto pericolose come questi populismi emergenti. Chi se ne occupa sa che salvando gli altri salva anche se stesso".
Dunque c'è un vuoto di valori legato ad una società molto incentrata sul profitto, che i populisti stanno riempiendo con la retorica dei nazionalismi, dalla xenofobia, eccetera?
"Viviamo un'epoca di incontro che a volte diventa scontro tra culture diverse. Il diverso fa sempre un po' di paura, sembra una minaccia nei confronti del nostro modo di vivere e di comportarci. Se non sono bene gestiti, rischiano di portare a queste derive. La grande responsabilità della politica è quella di conoscere questi fenomeni, di rispondervi e di approfittarne a fini elettorali. Non bisogna inseguire i populisti".
Donald Trump si insedia oggi e le democrazie occidentali si sentono in trincea. E la Chiesa?
"Ripeto quello che hanno detto i vescovi americani dopo la sua elezione. E' l'atteggiamento della Chiesa verso tutti i poteri e le autorità, al di là delle specificità dell'una o dell'altro. Si collabora con tutto ciò che c'è di buono; si assume un atteggiamento critico quando ci sono decisioni che non rispondono a quelli che sono i valori del Vangelo che salvano la dignità di una persone. Noi dobbiamo cercare di promuovere tutto ciò che c'è di buono, mantenendo una riserva critica".
Negli incontri tra il Santo Padre e la cancelliera e figlia di un pastore protestante, Angela Merkel, i commentatori hanno notato una grande sintonia. E' così?
"La risposta penso sia che è noto l'impegno del Santo padre sui profughi, credo ci sia quest'affinità e sensibilità sui profughi che unisce il Santo Padre e la cancelliera Angela Merkel".
Merkel è stata criticata per questo, ha quasi perso la battaglia col suo partito sui profughi.
"Anche il Papa è stato criticato. Dobbiamo leggere tutto il suo magistero: l'atteggiamento di fondo è l'accoglienza. I profughi sono persone che hanno bisogno del nostro aiuto perché fuggono da situazione di fame, guerra o miseria".
Cardinale Parolin, qual è il messaggio della Chiesa ai potenti riuniti a Davos?
"Il messaggio che il Papa continua a mandare in tutto il mondo: un'economia al servizio dell'uomo. Questo è il grande messaggio: un'economia che promuova l'uomo e che tenga conto delle fasce più povere e più vulnerabili. E che non abbia come finalità principale il profitto, quindi non l'interesse personale di pochi ma che abbia il senso del bene comune, cioè il bene di tutti e di ciascuno".
Negli ultimi anni ci sono stati molti attacchi al Papa per le sue critiche contro l'avidità e per i richiami a un'economia più giusta. Se fossero state ascoltate, avrebbero rallentato l'ascesa dei populismi?
"Il Santo padre parte dalle preoccupazione del Vangelo. Queste problematiche non possono esulare dalle attenzioni di un cristiano. Ce l'ha ricordato in modo molto chiaro ed esplicito con il suo messaggio e il suo insegnamento ad esempio con tutti i gesti di carità compiuti durante l'anno della misericordia. E, come sottolinea anche lei, questi problemi, se non affrontati in tempo, possono portare a delle derive molto pericolose come questi populismi emergenti. Chi se ne occupa sa che salvando gli altri salva anche se stesso".
Dunque c'è un vuoto di valori legato ad una società molto incentrata sul profitto, che i populisti stanno riempiendo con la retorica dei nazionalismi, dalla xenofobia, eccetera?
"Viviamo un'epoca di incontro che a volte diventa scontro tra culture diverse. Il diverso fa sempre un po' di paura, sembra una minaccia nei confronti del nostro modo di vivere e di comportarci. Se non sono bene gestiti, rischiano di portare a queste derive. La grande responsabilità della politica è quella di conoscere questi fenomeni, di rispondervi e di approfittarne a fini elettorali. Non bisogna inseguire i populisti".
Donald Trump si insedia oggi e le democrazie occidentali si sentono in trincea. E la Chiesa?
"Ripeto quello che hanno detto i vescovi americani dopo la sua elezione. E' l'atteggiamento della Chiesa verso tutti i poteri e le autorità, al di là delle specificità dell'una o dell'altro. Si collabora con tutto ciò che c'è di buono; si assume un atteggiamento critico quando ci sono decisioni che non rispondono a quelli che sono i valori del Vangelo che salvano la dignità di una persone. Noi dobbiamo cercare di promuovere tutto ciò che c'è di buono, mantenendo una riserva critica".
Negli incontri tra il Santo Padre e la cancelliera e figlia di un pastore protestante, Angela Merkel, i commentatori hanno notato una grande sintonia. E' così?
"La risposta penso sia che è noto l'impegno del Santo padre sui profughi, credo ci sia quest'affinità e sensibilità sui profughi che unisce il Santo Padre e la cancelliera Angela Merkel".
Merkel è stata criticata per questo, ha quasi perso la battaglia col suo partito sui profughi.
"Anche il Papa è stato criticato. Dobbiamo leggere tutto il suo magistero: l'atteggiamento di fondo è l'accoglienza. I profughi sono persone che hanno bisogno del nostro aiuto perché fuggono da situazione di fame, guerra o miseria".