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Papa Francesco nella terra dei Mapuche

Bergoglio incontra l’unico popolo indigeno del Sudamerica sopravvissuto alla colonizzazione. I nativi perseguitati chiedono uno Stato, il Papa la rinuncia alla violenza. "Hanno sofferto tante ingiustizie"
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TEMUCO. Bruciano diverse chiese e tre elicotteri della forestale a Temuco, 670 chilometri a sud di Santiago del Cile, la capitale della regione dell’Araucanía sulle rive del fiume Cautín dove Francesco arriva per incontrare una rappresentanza dei Mapuche, l’unico popolo indigeno tra quelli nativi del Sudamerica che è sopravvissuto alla colonizzazione europea.
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Le proteste sono portate avanti da gruppi sempre più radicalizzati e armati, che si riconoscono nelle parole di Aucán Huilcamán, portavoce del “Consejo de Todas las Tierras”: «Vogliamo attribuire al capo dello Stato del Vaticano e della Chiesa cattolica la responsabilità per il genocidio commesso nel sud del Cile e dell’Argentina: gli spagnoli hanno potuto contare nell&rsq…
TEMUCO. Bruciano diverse chiese e tre elicotteri della forestale a Temuco, 670 chilometri a sud di Santiago del Cile, la capitale della regione dell’Araucanía sulle rive del fiume Cautín dove Francesco arriva per incontrare una rappresentanza dei Mapuche, l’unico popolo indigeno tra quelli nativi del Sudamerica che è sopravvissuto alla colonizzazione europea.
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Le proteste sono portate avanti da gruppi sempre più radicalizzati e armati, che si riconoscono nelle parole di Aucán Huilcamán, portavoce del “Consejo de Todas las Tierras”: «Vogliamo attribuire al capo dello Stato del Vaticano e della Chiesa cattolica la responsabilità per il genocidio commesso nel sud del Cile e dell’Argentina: gli spagnoli hanno potuto contare nell’appoggio della Chiesa», dice. Francesco conosce i problemi degli indigeni e risponde non negando le «gravi violazioni di diritti umani» subìte, ma nello stesso tempo ricorda che alla violenza non si risponde con altra violenza perché essa «finisce per rendere falsa la causa più giusta».
(ansa)
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Nell’aerodromo di Maquehue, a Temuco, dove durante la dittatura di Pinochet gli indigeni erano reclusi, il Papa pranza con la minoranza Mapuche e ammette che a essa è toccato «portare sulle spalle il peso di tante ingiustizie». Ogni viaggio internazionale di Francesco accende i riflettori su conflitti spesso poco considerati dall’opinione pubblica internazionale e così accade in Cile. La comunità indigena abita queste terre ricche di risorse naturali da sempre: la cultura e il suo stile di vita sono ancora ben visibili. La città, dove ai primi del Novecento vissero i premi Nobel Gabriela Mistral e Pablo Neruda, venne fondata nel 1881 dall’esercito cileno come forte per arginare proprio gli attacchi degli indios i cui territori vengono occupati definitivamente nel 1883. Oggi i Mapuche vivono nel sud del Paese, ma anche in Argentina. Chiedono la restituzione delle terre e il riconoscimento di uno Stato che comprenda buona parte del cono meridionale dell’America Latina. Sono più di due milioni.
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Per decenni la parola “mapuche” è stata usata con intento spregiativo nel Paese, per indicare persone ignoranti. Nel 1993 la “legge indigena” del governo democratico stabilì la restituzione delle terre, ma le promesse non sempre sono state mantenute: «Chiediamo il rispetto dei diritti ancestrali del nostro popolo», dice Rosa Namuncurá, leader mapuche dell’associazione “Lonco calfucura”. La lotta è divenuta spesso armata e sfociata in episodi criminali. La risposta giusta non è questa, dice Francesco: «Cerchiamo la via della nonviolenza attiva come stile di una politica di pace», afferma. Il Papa che ha indetto un Sinodo speciale per le popolazioni dell’Amazzonia e che ha ricevuto in Vaticano “i popoli senza terra”, conosce la storia dei Mapuche e la vuole difendere, ma chiede anche che ogni violenza abbia fine.