Addio ai best seller di Dio, la grande crisi dell’editoria cattolica
Paolo Rodari , di PAOLO RODARICrollano abbonamenti e chiudono riviste, non si pubblicano più testi di ispirazione cristiana. Un trend comune a tutto il settore, ma che indica anche una fase critica della comunicazione nell'ambito della spiritualità
Sono scomparsi i best seller di Dio. A lanciare l'allarme è la prestigiosa rivista culturale dell'Università Cattolica, Vita e Pensiero. Roberto Righetto, ex responsabile delle pagine culturali di Avvenire e oggi coordinatore del bimestrale della stessa Cattolica, porta alla luce una situazione drammatica, la débâcle della letteratura d'ispirazione cristiana. "A memoria - dice - gli ultimi" best seller "sono stati Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori (Sei 1976) e Il cavallo rosso di Eugenio Corti (Ares 1983)". Poi, sostanzialmente, più nulla: "Tutto sembra ristagnare".
Certo, altri volumi e altri autori, in questi anni, hanno avuto successo: fra questi, scrive Righetto, "alcuni di Carlo Maria Martini, Gianfranco Ravasi ed Enzo Bianchi, pubblicati da varie case editrici laiche e cattoliche (Mondadori e Rizzoli, Einaudi e San Paolo, Queriniana e Edb), così come quelli dei papi: le encicl…
Certo, altri volumi e altri autori, in questi anni, hanno avuto successo: fra questi, scrive Righetto, "alcuni di Carlo Maria Martini, Gianfranco Ravasi ed Enzo Bianchi, pubblicati da varie case editrici laiche e cattoliche (Mondadori e Rizzoli, Einaudi e San Paolo, Queriniana e Edb), così come quelli dei papi: le encicl…
Sono scomparsi i best seller di Dio. A lanciare l'allarme è la prestigiosa rivista culturale dell'Università Cattolica, Vita e Pensiero. Roberto Righetto, ex responsabile delle pagine culturali di Avvenire e oggi coordinatore del bimestrale della stessa Cattolica, porta alla luce una situazione drammatica, la débâcle della letteratura d'ispirazione cristiana. "A memoria - dice - gli ultimi" best seller "sono stati Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori (Sei 1976) e Il cavallo rosso di Eugenio Corti (Ares 1983)". Poi, sostanzialmente, più nulla: "Tutto sembra ristagnare".
Certo, altri volumi e altri autori, in questi anni, hanno avuto successo: fra questi, scrive Righetto, "alcuni di Carlo Maria Martini, Gianfranco Ravasi ed Enzo Bianchi, pubblicati da varie case editrici laiche e cattoliche (Mondadori e Rizzoli, Einaudi e San Paolo, Queriniana e Edb), così come quelli dei papi: le encicliche o i libri-intervista, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI (come non ricordare anche il suo Gesù di Nazareth) fino a Francesco". Oltre a loro, anche Vito Mancuso, che ancora oggi riesce a produrre una saggistica letta e di livello. Ma si tratta di eccezioni in un panorama non certo esaltante.
Appena eletto Bergoglio, le case editrici non solo cattoliche fecero a gara per stampare i suoi scritti da arcivescovo di Buenos Aires, anche perché non ne esisteva nemmeno uno (la prima a vincere la corsa fu la Emi). Ma a parte qualche lampo di effervescenza il settore langue. "A meno che - dice ancora Righetto - non si considerino autori cattolici Susanna Tamaro e Alessandro D'Avenia, gli ultimi in ordine di tempo a salire le vette delle classifiche con i loro romanzi che certamente hanno una tematica religiosa - ed essi stessi non nascondono la loro fede cristiana - ma non credo amino essere inquadrati nell'ambito della narrativa cattolica".
Scrive ancora Righetto: "Ricordo che circa 25 anni fa, al Salone del libro di Torino, mi feci promotore con l'amico Mario Cattaneo, presidente dell'Uelci (Unione Editori e Librai Cattolici Italiani), di un convegno su tema: 'Editoria cattolica, quale cultura?'. Sembrava si ponessero le basi per un rilancio. Erano anni di un certo fervore, testimoniato dall'aggressività della Piemme di Pietro Marietti, che pareva porsi alla guida di una nuova stagione. Ora la Piemme pare aver smarrito il suo compito (quando l'anno scorso tenni una rubrica su Avvenire per segnalare 50 libri del '900 importanti per la formazione del cristiano, parlai di tre opere di Guitton, Clément e Luzi, tutte edite da Piemme, e oggi purtroppo introvabili perché fuori commercio). Così la Lindau, che un decennio fa cavalcò la moda religiosa, pubblicando anche inediti di Chesterton, ora ha pressoché abbandonato il terreno. In questa situazione, l'Uelci stessa sembra dominata dall'inerzia". E poi la desolazione dei tanti autori oggi dimenticati. Per fare qualche nome: Huysmans, Cocteau, Maritain, Gide, Valery. E ancora, Graham Greene, Péguy, Bernanos, Julien Green. Ma anche Mauriac e Bloy, fino a Peguy.
Recentemente il dito nella piaga è stato messo anche dal critico letterario Giuliano Vigini che in Storia dell'editoria cattolica in Italia (Editrice Bibliografica) ha ricordato come manchino slanci creativi, visioni culturali, insieme a una capacità di imporsi sul mercato. Forse a un panorama sempre più desolante hanno contribuito anche la chiusura di diverse riviste storiche d'ispirazione cristiana italiane, e anche teologiche. Fra le tante Communio: punto di riferimento di un'effervescenza teologica conservatrice, edita in 5 lingue e fondata negli anni Settanta tra gli altri da personalità del calibro di Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e Joseph Ratzinger, ha chiuso i battenti nell'indifferenza generale. E con lei tante altre. Mentre quelle che resistono, come ad esempio Famiglia Cristiana, non fanno più i numeri che facevano decenni fa.
Il 31 dicembre 2015 ha chiuso Misna, l'agenzia d'informazione missionaria in 4 lingue fondata nel 1997 da padre Giulio Albanese che per anni è stata all'avanguardia sui temi dal Sud del mondo. Negli anni Duemila perfino Leonardo Mondadori si era interessato per acquistarla, tanta era la visibilità e l'autorevolezza della testata. La redazione provò, tramite lettera, a chiedere aiuto a Papa Francesco, mentre l'allora direttore Carmine Curci scrisse in un appello: "Chiudere Misna sarebbe una grave perdita, tanto più nell'anno del Giubileo della Misericordia. Servirebbe una visione più ampia, che ci permetta di respirare".
Nel 2014 gli istituti missionari italiani decisero la chiusura di Ad Gentes, rivista semestrale di antropologia e teologia della missione. Ultimo segnale, ha ricordato Gerolamo Fazzini in un dettagliato reportage uscito su Vatican Insider, di una vera ecatombe: nel 2010 è stata chiusa Afriche, rivista della Società missioni africane (Sma). Nello stesso periodo ha cessato le pubblicazioni il mensile Missioni Francescane, mentre Amico, rivista dei missionari della Consolata per i giovani viene pubblicata oggi solo su Internet e in quattro inserti annuali del mensile Missioni Consolata, che resiste con le sue quasi 50 mila copie, per lo più a benefattori e amici dei missionari.
A fine 2014 aveva chiuso il prestigioso mensile dei gesuiti Popoli, già diretto da Bartolomeo Sorge: vi firmavano firme di punta come Silvano Fausti e Giacomo Poretti. Successivamente ha cessato l'attività la casa editrice Monti.
In importante sofferenza è, invece, Missione Oggi, la gloriosa Fede e Civiltà di un tempo editata dai saveriani e ridotta oggi a poche centinaia di copie: la proprietà ha messo un timer alle sue pubblicazioni, in stretto collegamento con i costi.
La lista delle defezioni illustri non finisce qui. Nel 2009 ha chiuso Letture, rivista culturale della San Paolo; nel 2012 30Giorni, mensile diretto anche da Giulio Andreotti e che si è distinto, fra la altre cose, per la stampa di un libro divenuto cult: "Chi prega si salva", è stato stampato in oltre mezzo milione di copie, in tutte le lingue, incluso il cinese.
Il 2014, ancora, era stato l'anno della chiusura di Evangelizzare, rivista dedicata ai catechisti dell'area Edb-salesiani. Sempre in casa dei dehoniani ha cessato le pubblicazioni Settimana, rivista settimanale specializzata per parroci e comunità. Mentre si è salvata Il Regno, la storica rivista dei dehoniani, a partire dal Concilio Vaticano II tra le voci più autorevoli e indipendenti nel panorama del cattolicesimo europeo. Il Regno continua a pubblicare ma non sono più i dehoniani a editarla, segno di una crisi dell'editoria cattolica davvero profonda.
La colpa di tutto ciò, certo, è della crisi economica che strozza soprattutto i piccoli. E, insieme, di problemi e costi legati alla distribuzione postale negli ultimi anni divenuti insostenibili. Ma c'è anche dell'altro. Accanto all'evidenzia di un mondo in repentino e profondo mutamento e con troppa superficialità bollato da parte del mondo cattolico semplicemente come "avverso" e "nemico", esiste in parte della Chiesa anche un'incapacità oggettiva a comunicare, incapacità che si rende evidente quando, a fine mese, si fa la conta degli abbonati persi. Troppi i numeri col segno meno per resistere. E a poco serve piangere su un passato che non c'è più: quarant'anni fa, ad esempio, i reportage di Piero Gheddo dai fronti di guerra in Vietnam e Cambogia sulla rivista Mondo e Missione venivano letti e citati dal parigino Le Monde. E, tempo dopo, costringevano Tiziano Terzani a scrivere su Repubblica che la lettura giusta degli eventi in Vietnam era quella di chi, come Gheddo, riconosceva responsabilità sia all'amministrazione americana sia ai khmer rossi, il tutto a discapito della popolazione innocente.
Nell'ottobre del 2012 il Pime ha dovuto accorpare a Mondo e Missione due testate: il mensile Missionari del Pime e Venga il Tuo Regno, l'unico periodico missionario fondato nel secolo scorso al Sud. La nuova rivista cerca di resistere ai marosi della crisi ma non è facile. È l'oggi quello che conta, un presente che non trova più, per tantissime riviste, una risposta nei lettori soddisfacente.
Sono in molti a chiedere alle gerarchie ecclesiastiche, ai vertici dei vari istituti religiosi, di reagire. In sostanza, di intervenire anche con contributi economici per salvare il salvabile. In pochi, tuttavia, provano a fermarsi e a guardare in profondità i motivi della crisi. E, se necessario, a fare mea culpa. Dice non a caso padre Gigi Anataloni, direttore di "Missioni Consolata" e riconfermato coordinatore della Fesmi, che se "ci sono fattori contingenti che giustificano la crisi, su tutte il fatto che di colpo sono aumentate le tariffe postali, esiste nello stesso tempo una difficoltà oggettiva a comunicare ciò che siamo. Spesso ci chiudiamo nel nostro 'ecclesialese' e la gente non ci capisce".
Spiega, invece, padre Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, che la chiusura delle riviste "spinge a una riflessione profonda sulla 'consistenza' del cattolicesimo 'pubblico' in Italia che indica la scomparsa della 'cultura cattolica', ridotta non, come a volte si dice, nel privato, ma alla semplice scomparsa". Albanesi parla addirittura di "fase animista" del cattolicesimo italiano: "I concetti, i comportamenti, le conseguenze non hanno logiche di appartenenza, ma di semplice sintesi che variano da luogo a luogo, da materia a materia, da ambito ad ambito".
Ovviamente esempi in controtendenza non mancano. Cesare Cavalleri ha festeggiato il 22 dicembre del 2015 i cinquant'anni di direzione di Studi cattolici, rivista delle Edizioni Ares che promuove una cultura di ispirazione cristiana aperta al dialogo rispettoso della propria e altrui identità. Mentre ha già superato i cento anni la stessa Vita e Pensiero capace, da sempre, di coinvolgere significative voci "esterne" all'Ateneo: Righetto ospita abitualmente firme non credenti come Julia Kristeva e Régis Debray; sono di casa Charles Taylor, Timothy Radcliffe e Philp Jenkins. Così anche veleggia, oggi ancor più rafforzata dall'avvento del primo Papa gesuita nella storia della Chiesa, La Civiltà Cattolica, la rivista diretta da padre Antonio Spadaro: Civiltà Cattolica è la più antica di tutte le riviste italiane ancora attive, è stata fondata a Napoli da un gruppo di gesuiti italiani e il primo numero è stato stampato il 6 aprile 1850.
Anche sul web non mancano le note positive. Da annotare un sito dichiaratamente d'ispirazione cristiana che negli ultimi dodici mesi è riuscito ad avere addirittura cinque milioni e mezzo di visite. Si chiama maranatha.it e la singolarità è che nelle sue pagine non si trovano racconti, interviste, articoli sulla vita della Chiesa. Semplicemente tutta la liturgia della Chiesa, le sue preghiere dall'inizio della sua storia a oggi. Ogni giorno migliaia di utenti entrano su questo sito soltanto per pregare. E per trovare, dicono coloro che lo gestiscono gratuitamente (anche la pubblicità non è ammessa) "Dio nel silenzio".
Certo, altri volumi e altri autori, in questi anni, hanno avuto successo: fra questi, scrive Righetto, "alcuni di Carlo Maria Martini, Gianfranco Ravasi ed Enzo Bianchi, pubblicati da varie case editrici laiche e cattoliche (Mondadori e Rizzoli, Einaudi e San Paolo, Queriniana e Edb), così come quelli dei papi: le encicliche o i libri-intervista, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI (come non ricordare anche il suo Gesù di Nazareth) fino a Francesco". Oltre a loro, anche Vito Mancuso, che ancora oggi riesce a produrre una saggistica letta e di livello. Ma si tratta di eccezioni in un panorama non certo esaltante.
Appena eletto Bergoglio, le case editrici non solo cattoliche fecero a gara per stampare i suoi scritti da arcivescovo di Buenos Aires, anche perché non ne esisteva nemmeno uno (la prima a vincere la corsa fu la Emi). Ma a parte qualche lampo di effervescenza il settore langue. "A meno che - dice ancora Righetto - non si considerino autori cattolici Susanna Tamaro e Alessandro D'Avenia, gli ultimi in ordine di tempo a salire le vette delle classifiche con i loro romanzi che certamente hanno una tematica religiosa - ed essi stessi non nascondono la loro fede cristiana - ma non credo amino essere inquadrati nell'ambito della narrativa cattolica".
Scrive ancora Righetto: "Ricordo che circa 25 anni fa, al Salone del libro di Torino, mi feci promotore con l'amico Mario Cattaneo, presidente dell'Uelci (Unione Editori e Librai Cattolici Italiani), di un convegno su tema: 'Editoria cattolica, quale cultura?'. Sembrava si ponessero le basi per un rilancio. Erano anni di un certo fervore, testimoniato dall'aggressività della Piemme di Pietro Marietti, che pareva porsi alla guida di una nuova stagione. Ora la Piemme pare aver smarrito il suo compito (quando l'anno scorso tenni una rubrica su Avvenire per segnalare 50 libri del '900 importanti per la formazione del cristiano, parlai di tre opere di Guitton, Clément e Luzi, tutte edite da Piemme, e oggi purtroppo introvabili perché fuori commercio). Così la Lindau, che un decennio fa cavalcò la moda religiosa, pubblicando anche inediti di Chesterton, ora ha pressoché abbandonato il terreno. In questa situazione, l'Uelci stessa sembra dominata dall'inerzia". E poi la desolazione dei tanti autori oggi dimenticati. Per fare qualche nome: Huysmans, Cocteau, Maritain, Gide, Valery. E ancora, Graham Greene, Péguy, Bernanos, Julien Green. Ma anche Mauriac e Bloy, fino a Peguy.
Recentemente il dito nella piaga è stato messo anche dal critico letterario Giuliano Vigini che in Storia dell'editoria cattolica in Italia (Editrice Bibliografica) ha ricordato come manchino slanci creativi, visioni culturali, insieme a una capacità di imporsi sul mercato. Forse a un panorama sempre più desolante hanno contribuito anche la chiusura di diverse riviste storiche d'ispirazione cristiana italiane, e anche teologiche. Fra le tante Communio: punto di riferimento di un'effervescenza teologica conservatrice, edita in 5 lingue e fondata negli anni Settanta tra gli altri da personalità del calibro di Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e Joseph Ratzinger, ha chiuso i battenti nell'indifferenza generale. E con lei tante altre. Mentre quelle che resistono, come ad esempio Famiglia Cristiana, non fanno più i numeri che facevano decenni fa.
Il 31 dicembre 2015 ha chiuso Misna, l'agenzia d'informazione missionaria in 4 lingue fondata nel 1997 da padre Giulio Albanese che per anni è stata all'avanguardia sui temi dal Sud del mondo. Negli anni Duemila perfino Leonardo Mondadori si era interessato per acquistarla, tanta era la visibilità e l'autorevolezza della testata. La redazione provò, tramite lettera, a chiedere aiuto a Papa Francesco, mentre l'allora direttore Carmine Curci scrisse in un appello: "Chiudere Misna sarebbe una grave perdita, tanto più nell'anno del Giubileo della Misericordia. Servirebbe una visione più ampia, che ci permetta di respirare".
Nel 2014 gli istituti missionari italiani decisero la chiusura di Ad Gentes, rivista semestrale di antropologia e teologia della missione. Ultimo segnale, ha ricordato Gerolamo Fazzini in un dettagliato reportage uscito su Vatican Insider, di una vera ecatombe: nel 2010 è stata chiusa Afriche, rivista della Società missioni africane (Sma). Nello stesso periodo ha cessato le pubblicazioni il mensile Missioni Francescane, mentre Amico, rivista dei missionari della Consolata per i giovani viene pubblicata oggi solo su Internet e in quattro inserti annuali del mensile Missioni Consolata, che resiste con le sue quasi 50 mila copie, per lo più a benefattori e amici dei missionari.
A fine 2014 aveva chiuso il prestigioso mensile dei gesuiti Popoli, già diretto da Bartolomeo Sorge: vi firmavano firme di punta come Silvano Fausti e Giacomo Poretti. Successivamente ha cessato l'attività la casa editrice Monti.
In importante sofferenza è, invece, Missione Oggi, la gloriosa Fede e Civiltà di un tempo editata dai saveriani e ridotta oggi a poche centinaia di copie: la proprietà ha messo un timer alle sue pubblicazioni, in stretto collegamento con i costi.
La lista delle defezioni illustri non finisce qui. Nel 2009 ha chiuso Letture, rivista culturale della San Paolo; nel 2012 30Giorni, mensile diretto anche da Giulio Andreotti e che si è distinto, fra la altre cose, per la stampa di un libro divenuto cult: "Chi prega si salva", è stato stampato in oltre mezzo milione di copie, in tutte le lingue, incluso il cinese.
Il 2014, ancora, era stato l'anno della chiusura di Evangelizzare, rivista dedicata ai catechisti dell'area Edb-salesiani. Sempre in casa dei dehoniani ha cessato le pubblicazioni Settimana, rivista settimanale specializzata per parroci e comunità. Mentre si è salvata Il Regno, la storica rivista dei dehoniani, a partire dal Concilio Vaticano II tra le voci più autorevoli e indipendenti nel panorama del cattolicesimo europeo. Il Regno continua a pubblicare ma non sono più i dehoniani a editarla, segno di una crisi dell'editoria cattolica davvero profonda.
La colpa di tutto ciò, certo, è della crisi economica che strozza soprattutto i piccoli. E, insieme, di problemi e costi legati alla distribuzione postale negli ultimi anni divenuti insostenibili. Ma c'è anche dell'altro. Accanto all'evidenzia di un mondo in repentino e profondo mutamento e con troppa superficialità bollato da parte del mondo cattolico semplicemente come "avverso" e "nemico", esiste in parte della Chiesa anche un'incapacità oggettiva a comunicare, incapacità che si rende evidente quando, a fine mese, si fa la conta degli abbonati persi. Troppi i numeri col segno meno per resistere. E a poco serve piangere su un passato che non c'è più: quarant'anni fa, ad esempio, i reportage di Piero Gheddo dai fronti di guerra in Vietnam e Cambogia sulla rivista Mondo e Missione venivano letti e citati dal parigino Le Monde. E, tempo dopo, costringevano Tiziano Terzani a scrivere su Repubblica che la lettura giusta degli eventi in Vietnam era quella di chi, come Gheddo, riconosceva responsabilità sia all'amministrazione americana sia ai khmer rossi, il tutto a discapito della popolazione innocente.
Nell'ottobre del 2012 il Pime ha dovuto accorpare a Mondo e Missione due testate: il mensile Missionari del Pime e Venga il Tuo Regno, l'unico periodico missionario fondato nel secolo scorso al Sud. La nuova rivista cerca di resistere ai marosi della crisi ma non è facile. È l'oggi quello che conta, un presente che non trova più, per tantissime riviste, una risposta nei lettori soddisfacente.
Sono in molti a chiedere alle gerarchie ecclesiastiche, ai vertici dei vari istituti religiosi, di reagire. In sostanza, di intervenire anche con contributi economici per salvare il salvabile. In pochi, tuttavia, provano a fermarsi e a guardare in profondità i motivi della crisi. E, se necessario, a fare mea culpa. Dice non a caso padre Gigi Anataloni, direttore di "Missioni Consolata" e riconfermato coordinatore della Fesmi, che se "ci sono fattori contingenti che giustificano la crisi, su tutte il fatto che di colpo sono aumentate le tariffe postali, esiste nello stesso tempo una difficoltà oggettiva a comunicare ciò che siamo. Spesso ci chiudiamo nel nostro 'ecclesialese' e la gente non ci capisce".
Spiega, invece, padre Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, che la chiusura delle riviste "spinge a una riflessione profonda sulla 'consistenza' del cattolicesimo 'pubblico' in Italia che indica la scomparsa della 'cultura cattolica', ridotta non, come a volte si dice, nel privato, ma alla semplice scomparsa". Albanesi parla addirittura di "fase animista" del cattolicesimo italiano: "I concetti, i comportamenti, le conseguenze non hanno logiche di appartenenza, ma di semplice sintesi che variano da luogo a luogo, da materia a materia, da ambito ad ambito".
Ovviamente esempi in controtendenza non mancano. Cesare Cavalleri ha festeggiato il 22 dicembre del 2015 i cinquant'anni di direzione di Studi cattolici, rivista delle Edizioni Ares che promuove una cultura di ispirazione cristiana aperta al dialogo rispettoso della propria e altrui identità. Mentre ha già superato i cento anni la stessa Vita e Pensiero capace, da sempre, di coinvolgere significative voci "esterne" all'Ateneo: Righetto ospita abitualmente firme non credenti come Julia Kristeva e Régis Debray; sono di casa Charles Taylor, Timothy Radcliffe e Philp Jenkins. Così anche veleggia, oggi ancor più rafforzata dall'avvento del primo Papa gesuita nella storia della Chiesa, La Civiltà Cattolica, la rivista diretta da padre Antonio Spadaro: Civiltà Cattolica è la più antica di tutte le riviste italiane ancora attive, è stata fondata a Napoli da un gruppo di gesuiti italiani e il primo numero è stato stampato il 6 aprile 1850.
Anche sul web non mancano le note positive. Da annotare un sito dichiaratamente d'ispirazione cristiana che negli ultimi dodici mesi è riuscito ad avere addirittura cinque milioni e mezzo di visite. Si chiama maranatha.it e la singolarità è che nelle sue pagine non si trovano racconti, interviste, articoli sulla vita della Chiesa. Semplicemente tutta la liturgia della Chiesa, le sue preghiere dall'inizio della sua storia a oggi. Ogni giorno migliaia di utenti entrano su questo sito soltanto per pregare. E per trovare, dicono coloro che lo gestiscono gratuitamente (anche la pubblicità non è ammessa) "Dio nel silenzio".